La Corte ha reso definitive le pene inflitte ai genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen e ai cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, così come quella a 22 anni di reclusione per lo zio Danish Hasnain. La giovane venne uccisa a Novellara (Reggio Emilia) nel maggio del 2021 dopo essersi opposta a un matrimonio combinato
La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne all'ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, così come quella a 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain, che in primo grado era stato condannato a 14 anni e si era visto aumentare la pena in Appello.
La Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati per l'omicidio della 18enne pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021. Secondo i giudici la giovane fu assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver intrapreso uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni familiari. Nei confronti degli imputati erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, valutate equivalenti alle circostanze attenuanti generiche già concesse per la collaborazione prestata per il ritrovamento del corpo.
La sentenza d'appello
I giudici di merito avevano ribaltato la sentenza di primo grado nei confronti dei cugini della vittima, che erano stati assolti e poi condannati all'ergastolo, riconoscendo le aggravanti di premeditazione e motivi abietti. I supremi giudici hanno accolto quanto chiesto dalla procura generale della Cassazione, con l’avvocato generale Marco Dall’Olio, che all’udienza dello scorso 17 giugno aveva sottolineato di trovarsi davanti “non a un delitto d’impeto ma a un’azione premeditata. Che Saman non potesse decidere da sola è chiaro, manifesto, la ricostruzione dei fatti è inequivoca. Saman, anche se maggiorenne, non poteva decidere da sola della sua vita, non poteva avere una vita propria. Una storia agghiacciante, un atto corale e premeditato”.
Meloni: "In Italia non c'è spazio per chi pretende di negare vita di una donna"
La presidente del Consiglio è intervenuta con un post sui social in merito alla decisione: "Con la sentenza definitiva per l'omicidio di Saman Abbas si chiude una dolorosa vicenda giudiziaria. Saman, giovane di origine pakistana in Italia, è stata uccisa dai suoi genitori e da alcuni familiari dopo essersi opposta a un matrimonio forzato e aver rivendicato il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro", ha scritto la leader di Fratelli d'Italia sui social. "Nessuna sentenza potrà restituirle la vita, ma è giusto che i responsabili di questo barbaro delitto siano stati condannati in via definitiva". "In Italia non c'è spazio per chi pretende di negare in nome di presunte giustificazioni culturali o religiose, la libertà, la dignità e la vita di una donna", ha concluso la premier. "Questi sono principi irrinunciabili sui quali non arretreremo mai. Il mio pensiero va a Saman. Che possa finalmente riposare in pace".
L'omicidio di Saman Abbas
Saman fu uccisa nel vialetto davanti a casa e sepolta in una buca a poca distanza dall’abitazione familiare a Novellara. Ad allertare le forze dell’ordine era stato il fidanzato della 18enne. Il corpo della giovane venne ritrovato un anno e mezzo dopo, il 18 novembre del 2022, dopo che lo zio fuggito all’estero e catturato a Parigi indicò agli investigatori il luogo dove era stata sepolta. Le indagini si erano sempre concentrate sull’ambito familiare.
L'ex sindaca di Novellara: "Una ferita aperta"
La sentenza della Corte di Cassazione è stata commentata da Elena Carletti, ex sindaca di Novellara: "La decisione di oggi scrive una pagina definitiva sul fronte giudiziario, confermando la gravità assoluta di un delitto che ha sconvolto le nostre coscienze", ha detto parlando di "una ferita che resta aperta nel cuore della comunità". Carletti è stata sindaca all'epoca della scomparsa della giovane, poi ritrovata senza vita: "Come sindaca - ricorda - ho vissuto ogni giorno di questa terribile vicenda a fianco dei miei concittadini, dando voce alla nostra comunità unita. Ma in seguito, anche come donna, ho sentito il bisogno di testimoniare, sempre, che Novellara e il nostro territorio non hanno mai dimenticato Saman, figlia di questa nostra terra, e i suoi sogni che sono stati così terribilmente interrotti".