Secondo l'accusa, l'uomo ha approfittato della condizione di fragilità di cinque ragazzi bengalesi giunti in Italia senza familiari, conquistandone la fiducia offrendosi di aiutarli e ospitandoli nella propria abitazione o in locali nelle vicinanze. I fatti contestati si sarebbero verificati tra marzo e dicembre 2024. Le vittime sono cinque giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni
Un cittadino bengalese di 39 anni, residente ad Agrigento, accusato di violenza sessuale aggravata e minacce nei confronti di cinque giovani connazionali, è stato giudicato colpevole e condannato a 14 anni di reclusione. Il giudice per le udienze preliminari, Michele Dubini, ha inflitto una pena più severa rispetto ai 12 anni e quattro mesi chiesti dal pubblico ministero Elettra Consoli, già ridotti per effetto del rito abbreviato. La difesa, affidata all'avvocato Salvatore Pennica, aveva chiesto l'assoluzione sostenendo che non vi sarebbero elementi certi della colpevolezza e, in subordine, aveva chiesto il mancato riconoscimento delle aggravanti e i domiciliari col braccialetto elettronico.
L’accusa
Secondo l'accusa, l'uomo ha approfittato della condizione di fragilità di cinque ragazzi bengalesi giunti in Italia senza familiari, conquistandone la fiducia offrendosi di aiutarli e ospitandoli nella propria abitazione o in locali nelle vicinanze. I fatti contestati si sarebbero verificati tra marzo e dicembre 2024. Le vittime sono cinque giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni. L'imputato avrebbe attirato i ragazzi con vari pretesti per poi costringerli con violenza, minacce e intimidazioni a subire abusi sessuali. In un caso, avrebbe fatto bere alcol a una delle vittime per ridurne la capacità di difesa. L'accusa contesta anche un episodio di minacce avvenuto il 21 gennaio 2025, quando l'uomo avrebbe intimidito uno dei ragazzi convocato in questura come persona informata sui fatti, intimandogli di non denunciare e minacciandolo che "chi testimoniava in Italia, poi moriva per impiccagione". L'imputato si trova in carcere.