Rita Bonini, 60 anni, è deceduta dopo una malattia alla lingua. Aveva deciso di non accettare la chemioterapia e la radioterapia, perché seguace del metodo Hamer: per lo stesso motivo la figlia 18 enne era morta nel 2016 in seguito a una forma di leucemia linfoblastica acuta non curata. Secondo i medici la ragazza avrebbe avuto l'80% delle possibilità di guarire. I genitori sono stati condannati in Cassazione nel 2023 per omicidio colposo
Nel 2016, Eleonora Bottaro aveva 18 anni quando morì in seguito a una leucemia linfoblastica acuta non curata. Dieci anni dopo, la madre si è spenta per lo stesso motivo, per un tumore non curato volontariamente. Rita Bonini, 60 anni, colpita da una forma tumorale, si è lasciata andare seguendo fino alla fine il suo “credo”, il metodo Hamer, senza volersi sottoporre a chemio o radioterapie per curare la malattia che l’aveva colpita. La donna, insieme al marito, Lino Bottaro, titolari di uno studio fotografico di Conselve nel padovano, erano stati condannati in Cassazione nel 2023 a due anni di reclusione perché accusati di omicidio colposo per la morte della figlia Eleonora.
La storia di Rita Bonini
A Rita Bonini era stato diagnosticato un tumore alla lingua ma, come ha raccontato il marito ai cronisti del Mattino di Padova e de Il Gazzettino, "mi ha detto che se quello era il destino, doveva fare il suo corso". “Siamo persone serie e siamo sempre stati coerenti con il nostro pensiero – ha riferito Bottaro al Gazzettino - abbiamo cresciuto i nostri figli insegnando proprio il pensiero libero, lontano da condizionamenti. In tutta la vicenda di Eleonora siamo stati vittime dell’ingiustizia, sia dei medici che dei mezzi dell’informazione. E per questo Rita si mordeva la lingua, soffriva per quello che abbiamo subìto”.
La storia di Eleonora Bottaro
La notizia della morte di Rita Bonini fa riemergere le polemiche in seguito alla vicenda della figlia, Eleonora Bottaro, deceduta nel 2016. La sua malattia comincia a farsi sentire nel 2015, quando si sente male tornando da scuola. Mesi dopo le viene diagnosticata una forma di leucemia linfoblastica acuta e per questo viene ricoverata nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell'ospedale di Padova. Secondo i medici, la possibilità di guarigione si aggira intorno all'80% ma la diciottenne rifiuta la chemioterapia, una scelta condivisa dai familiari, seguaci delle teorie di cura di Hamer. Il Tribunale per i minori sospende ai Bottaro la potestà genitoriale, ordinando alla coppia di sottoporre la figlia alla chemioterapia in una struttura sanitaria a loro scelta. La scelta ricade su Bellinzona, in Svizzera, ma anche qui, di fronte alla sollecitazione di ricorrere alle cure tradizionali i genitori oppongono l'ennesimo rifiuto. Il 31 luglio Eleonora rientra in Italia e viene ricoverata all'ospedale di Schiavonia, nel padovano dove, senza terapia del dolore e con l'unico supporto delle vitamine, muore il 29 agosto dello stesso anno.
Il metodo Hamer
I genitori della ragazza erano seguaci del metodo Hamer, che si basa sul presupposto che il cancro si formi a seguito di un conflitto psichico e che quindi vada curato con vitamina C e sedute di psicoterapia o agopuntura. Una teoria che però non è supportata da alcuna letteratura scientifica né da sperimentazione terapeutica. Nei tre gradi di giudizio è stata accreditata l'ipotesi che Eleonora sia stata fortemente influenzata dai genitori ad affidarsi al metodo Hamer e quindi portata alla morte senza l'ausilio di una terapia medica riconosciuta. Secondo la procuratrice aggiunta Valeria Sanzari, la prima a indagare i Bottaro, la ragazza non avrebbe mai avuto modo di costruire una propria libertà di scelta delle cure, sempre iperprotetta e plagiata dai genitori. Da loro, peraltro, non è mai venuta nessuna parola di pentimento: "Credo nella giustizia divina, non ho sbagliato nulla - ha ripetuto mamma Rita - rifarei tutto quello che ho fatto". Tanto da vivere sulla sua pelle lo stesso calvario della figlia.