Coronavirus, l’8 giugno sciopero dei sindacati della scuola. M5S: “Fuori luogo”

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Le principali sigle del settore istruzione hanno proclamato l’agitazione in quello che in molte Regioni sarà l’ultimo giorno di scuola virtuale. Per le organizzazioni il Miur ha dato risposte “insoddisfacenti” su potenziamento del personale, concorsi e modalità per rientrare in classe in sicurezza a settembre. Anche l'associazione nazionale presidi chiede chiarezza sul rientro tra i banchi

Nessun potenziamento del numero dei docenti e dei collaboratori scolastici, no alla richiesta di ridurre il numero massimo di studenti per classe, nessun concorso riservato ai direttori dei servizi generali e amministrativi facenti funzione con almeno tre anni di servizio e nessuna risorsa aggiuntiva per il rinnovo del contratto. Con queste motivazioni, all'indomani dell'approvazione in Senato del decreto Scuola, le principali sigle sindacali del settore - Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confosal, e Gilda - hanno proclamato uno sciopero per il prossimo 8 giugno, data che in molte Regioni segna quest’anno la fine delle lezioni, che a causa dell’emergenza coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE - GRAFICHE) si stanno svolgendo online da febbraio. L’incontro avuto ieri, 29 marzo, dai sindacati con il ministero dell’Istruzione ha dato, secondo le sigle, risposte “assolutamente insoddisfacenti” alle loro richieste. Contrario allo sciopero, invece, il Movimento 5 Stelle, che lo ha definito “incomprensibile e fuori luogo”.

“Per ripartire servono investimenti straordinari”

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Per ripartire in sicurezza a settembre, una volta superata la fase più intensa della pandemia, secondo i sindacati “servono investimenti straordinari, non piccoli aggiustamenti”. Eppure, spiegano le sigle, “eccezion fatta per l’aggiornamento delle graduatorie dei supplenti, su tutte le altre questioni esposte nella lettera inviata per il tentativo di conciliazione i sindacati hanno dovuto prendere atto della totale assenza di precisi impegni” da parte del Miur. In modo particolare, “nessuna disponibilità rispetto alla richiesta di un potenziamento degli organici del personale docente e Ata, la cui necessità è resa evidente dai contenuti del documento con cui il Comitato tecnico-scientifico indica le misure indispensabili per un riavvio in sicurezza delle attività in presenza”, tra cui il distanziamento e la suddivisione degli alunni in gruppi ridotti. “Tale documento  - proseguono i sindacati - ha reso ancor più evidente l’insufficienza delle risorse destinate al sistema d’istruzione per fronteggiare l’emergenza”. 

“Classi da massimo 20 studenti”

Tra le altre richieste avanzate dai sindacati e non accolte dal ministero ci sono quella di “garantire il rigoroso rispetto del limite di 20 alunni per classe in caso di presenza di allievi con disabilità, rivedere almeno nella presente emergenza i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, provvedere alla messa in sicurezza degli edifici e promuovere modifiche normative che sottraggano i dirigenti scolastici da responsabilità improprie in merito alla manutenzione degli edifici”. Questo, concludono le sigle, “si aggiunge alla mancata attuazione degli impegni che avrebbero consentito a molti precari con almeno tre anni di servizio una stabilizzazione del rapporto di lavoro già il prossimo settembre, così come non vi è alcuna certezza sulle risorse da destinare al rinnovo del contratto per il triennio 2019-21”.

“Manca un progetto chiaro per tornare a scuola”

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Tutto questo, secondo le organizzazioni sindacali, mostra la mancanza di una strategia per il ritorno sui banchi dopo mesi di didattica a distanza. “È forte il timore per la riapertura delle scuole, mancando a oggi un progetto chiaro e ben definito sulle modalità con cui tornare all’attività didattica in presenza - proseguono -. Il personale della scuola ha dato in questi mesi una grande prova di responsabilità, senso civico, passione per il proprio lavoro: non possono essere queste le uniche risorse su cui far conto, è il momento che faccia fino in fondo la sua parte chi ha la responsabilità di governare il Paese”. 

I presidi: "Fare chiarezza su riapertura scuole"

Anche l'Anp, associazione nazionale dei presidi esprime perplessità. "Chiediamo vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili", dichiara Antonello Giannelli, presidente dell'Anp, sottolineando che il documento tecnico sull'ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico, approvato il 26 maggio 2020 dal Comitato tecnico scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione civile, oltre a rivolgersi al Governo, "auspicando azioni di sistema che consentano la riapertura delle scuole in sicurezza", è indirizzato alle istituzioni scolastiche a cui "è affidato in modo alquanto generico il compito di 'calare le indicazioni nello specifico contesto di azione'". L'Associazione nazionale presidi, dunque, "denuncia l'impossibilità, per i dirigenti scolastici, di gestire in sicurezza la riapertura delle scuole senza che siano prima attuati degli adeguati (e permanenti) interventi di sistema".

M5S: “Scelta incomprensibile e fuori luogo”

Contro lo sciopero dell’8 giugno si è espresso il Movimento 5 Stelle, che in una nota firmata dagli esponenti pentastellati in commissione Istruzione al Senato sostiene che “indire uno sciopero davanti a un impegno così importante e soprattutto in un contesto così delicato e precario determinato dall’emergenza coronavirus è una scelta incomprensibile e fuori luogo”, alla luce del fatto che “già un miliardo è stato stanziato e un altro miliardo e mezzo è previsto con le misure contenute nel decreto Rilancio”. Tuttavia, conclude il M5S, “la decisione delle sigle di proclamare lo sciopero non ci sorprende. Tutte queste settimane durante le quali abbiamo lavorato al testo del decreto sono state caratterizzate da pressioni molto forti, che hanno visto i sindacati in prima linea sul fronte dell'opposizione a una vera prova, selettiva e meritocratica, per l'assunzione e la stabilizzazione docenti precari. Su questo punto non si torna indietro, se ne facciano una ragione”.

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