'Ndrangheta, arresti nel clan Labate: imprenditori denunciano le estorsioni

Cronaca

Misure cautelari per 14 persone tra cui capi e subordinati della cosca. Le vittime hanno raccontato di aver subito richieste di pagamento di alte somme di denaro, anche di 200mila euro

Quattordici persone sono state arrestate, di cui 12 in carcere e 2 sono finite agli arresti domiciliari, in un'operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, denominata "Helianthus". Tra loro ci sono anche capi, luogotenenti e affiliati alla cosca Labate, di Reggio, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e di diverse estorsioni aggravate dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di agevolare la 'Ndrangheta. Alle indagini hanno collaborato alcuni affermati imprenditori locali del settore edile ed immobiliare che hanno denunciato di essere state vittime di ripetute estorsioni, consistenti nel pagamento di somme di denaro, anche di 200mila euro. Sequestrati beni per un valore di circa un milione di euro.

In carcere i capi della cosca Labate

Tra gli arrestati ci sono capi e luogotenenti della cosca Labate come il boss Pietro Labate, al quale il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere, essendo già detenuto per altra causa; il fratello Antonino, reggente della cosca durante il periodo di latitanza di Pietro Labate, il cognato Rocco Cassone, alcuni luogotenenti e nuove leve della consorteria. Durante le indagini si è fatto ricorso anche alle intercettazioni e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che hanno permesso di ricostruire le vicende criminali della cosca. "Oggi il clan Labate - spiegano gli inquirenti - è una potente articolazione della 'Ndrangheta unitaria e trova la sua forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie 'Ndranghetistiche dei tre mandamenti".

Interessi nel settore delle scommesse

Dall'inchiesta è emerso che gli affari economici della cosca Labate riguardavano anche alcuni settori illeciti come quello delle scommesse online, delle slot machine e dello sfruttamento delle corse clandestine di cavalli. Il "core business" della cosca era tuttavia relativo al sistematico ricorso ad attività estorsive nei confronti di operatori economici, commercianti e titolari di piccole, medie e grandi imprese, specialmente di quelli impegnati nell'esecuzione di appalti nel settore dell'edilizia privata nell'area ricadente sotto il dominio della consorteria mafiosa. Estorsioni per alcune centinaia di migliaia di euro sono state imposte, con pesanti minacce, agli imprenditori durante i lavori di esecuzione di complessi immobiliari nel quartiere Gebbione controllato capillarmente dai Labate. Ad alcuni imprenditori veniva anche imposto con la forza dell'intimidazione l'acquisto di prodotti da aziende nella disponibilità del clan. Ad un commerciante è stato impedito di aprire una pescheria nel quartiere perché dava fastidio al titolare di un analogo esercizio commerciale, affiliato alla cosca.

Le indagini iniziate nel 2012

Le indagini sono iniziate nel 2012 e a distanza di oltre un anno, il 12 luglio 2013, portarono alla cattura del latitante Pietro Labate. L'uomo, nell'aprile 2011, era sfuggito all'esecuzione del fermo emesso dalla Dda ed eseguito dalla Squadra mobile nei confronti di capi e gregari delle cosche Tegano e Labate nell'ambito dell'operazione "Archi". Al culmine di un'intensa e attività investigativa supportata da intercettazioni telefoniche e ambientali e da sistemi di video sorveglianza, nell'estate del 2013 gli investigatori della Squadra mobile localizzarono e catturarono il boss latitante mentre si muoveva a bordo di uno scooter vicino al torrente S. Agata. Nel covo in cui aveva trovato rifugio, non distante dal luogo in cui era stato localizzato, vennero scoperte alcune agende sulle quali il boss aveva annotato nomi di persone, importi e denominazioni di ditte rivelatesi determinanti ai fini dell'accertamento della penetrazione dei Labate nel tessuto di alcune attività economiche e commerciali locali.

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