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Fondazione Open, inchiesta separata su acquisto della casa di Renzi senza ipotesi di reato

Cronaca

Il fascicolo è stato aperto dopo una segnalazione dell'Unità antiriciclaggio di Bankitalia sul prestito ricevuto dall'ex premier per comprare l'immobile. Non ci sarebbe nessun collegamento con l'indagine sulla fondazione. Renzi: "Tutto legittimo e ineccepibile"

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La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati né ipotesi di reato, sulle operazioni relative all'acquisto della casa di Matteo Renzi, una villa comprata nel 2018 per 1,3 milioni di euro con un prestito da 700mila euro ricevuto da un finanziatore della fondazione Open. L’inchiesta non avrebbe alcun collegamento con quella sulla fondazione Open, nella quale è indagato a Firenze tra gli altri l'imprenditore Marco Carrai, amico personale di Renzi e già membro del Cda della stessa Open. Intanto Renzi si difende: "Nella Fondazione Open tutto è trasparente, con bilanci pubblicati, certo non si può pensare che sia una articolazione di partito". E definisce la vicenda “surreale. Che la Open dovesse finanziare l'attività politica di Matteo Renzi era scritto nello statuto”.

Casa acquistata con un prestito poi restituito

Per acquistare la casa, l'ex premier avrebbe ricevuto un prestito da 700mila euro di Riccardo Maestrelli, imprenditore tra i finanziatori della fondazione Open, anche nominato da Renzi nella cda di Cassa depositi e prestiti, attraverso un bonifico eseguito dalla madre. La somma è stata poi restituita, ma l'operazione sarebbe stata segnalata come "sospetta" dall'Unità antiriciclaggio della Banca d'Italia, facendo scattare le indagini della procura fiorentina. Sull'acquisto della casa Renzi si era già difeso con un post su Facebook affermando che il denaro utilizzato per la compravendita è arrivato da "un prestito personale di una conoscente, con sottoscrizione di una scrittura privata: una cosa del tutto legittima e ineccepibile. E ho restituito il prestito prontamente".

Il punto sulle indagini su Carrai

Intanto le indagini su Carrai, indicato come la figura di riferimento nel reperimento dei finanziatori di Open, avrebbero portato gli investigatori oltre i confini italiani, facendo scattare verifiche sull'attività della Wadi Ventures, società fondata da Carrai nel 2012 e specializzata nell'acquisizione di partecipazioni societarie, nella quale avrebbero investito anche imprenditori finanziatori di Open. Per l'inchiesta sulla Fondazione Open c'è anche la questione relativa a carte di credito che sarebbero state in uso a parlamentari: Luca Lotti, chiamato in causa, si è dichiarato estraneo spiegando anche di non essere indagato.