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Suicidio assistito, primo parere Comitato Bioetica: diverso da eutanasia, fare chiarezza

Cronaca

Il documento è legato al caso di Dj Fabo e al ruolo di Marco Cappato. Si chiede una riflessione sulla sospetta illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, quello sull'istigazione al suicidio. Il Comitato esprime poi alcune raccomandazioni condivise

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Fare chiarezza sul suicidio medicalmente assistito, distinto dall'eutanasia. Si basa su questo auspicio il primo parere sull'argomento espresso dal Comitato nazionale di bioetica (LE DIFFERENZE). Nonostante all'interno del Comitato i pareri siano difformi, il documento intende "svolgere una riflessione sull'aiuto al suicidio a seguito dell'ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale". Il riferimento è al caso che riguarda il suicidio assistito di Dj Fabo, accompagnato a morire in una clinica svizzera dal radicale e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni Marco Cappato e "alla sospetta illegittimità costituzionale dell'art. 580 del codice penale". Nel corso del processo a Cappato, la Corte costituzionale ha chiesto alle Camere di intervenire "con un'appropriata disciplina" sul suicidio assistito, rinviando la decisione sul caso di Dj Fabo a settembre 2019. Nel testo del Comitato di bioetica sono presenti pareri diversi dei componenti, ma ci sono anche 6 raccomandazioni comuni. Cappato: "Onore al Comitato, data una lezione al Parlamento. Rispetto e stima per chi si è espresso".

Le raccomandazioni condivise

Il Comitato ha elencato i punti condivisi dai suoi membri emersi durante il dibattito. Queste le sue raccomandazioni: innanzitutto si auspica che "il dibattito sull'aiuto medicalizzato al suicidio si sviluppi nel pieno rispetto di tutte le opinioni al riguardo, ma anche con la dovuta attenzione alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche costituzionali". Il Comitato raccomanda, inoltre, "l'impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza". E poi "chiede che sia documentata all'interno del rapporto di cura un'adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure e palliazione". Inoltre, "ritiene indispensabile che sia fatto ogni sforzo per implementare l'informazione ai cittadini e ai professionisti della sanità delle disposizioni normative riguardanti l'accesso alle cure palliative". Infine il Comitato "auspica che venga promossa un'ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema e che vengano promosse la ricerca scientifica biomedica e psicosociale e la formazione bioetica degli operatori sanitari in questo campo".

Presidente del Comitato: "Non apertura al suicidio assistito ma strumento per fare chiarezza"   

"Non è un'apertura al suicidio assistito, ma vorrei che fosse un utile strumento, molto documentato", ha spiegato il presidente del Comitato Lorenzo d'Avack, "che possa aiutare il legislatore a prendere decisioni. Abbiamo voluto fare chiarezza ed esporre tutti gli argomenti, pro e contro", sottolinea D'Avack.

Cappato: "Onore al comitato, data una lezione al Parlamento"

"Onore al Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb), che ha avuto il coraggio di decidere sul fine vita, dando così una lezione al Parlamento, che non è stato capace in sei anni di discutere la legge di iniziativa popolare e, in un anno, di rispondere alla richiesta di legiferare della Corte Costituzionale". Queste le parole di Marco Cappato, che commenta così il parere arrivato dal Cnb in merito al suicidio assistito. Quello del Comitato, afferma il tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, è "un nuovo messaggio al Parlamento, che è immobile sul tema". Secondo quanto riferito da Cappato, rispetto e stima "vanno sia alla maggioranza, che si è espressa in sintonia con le nostre tesi e a favore della libertà di scelta dei malati, sia a coloro che si sono espressi in modo contrario, ma comunque lo hanno fatto". Poiché "i partiti, inclusi quelli su carta favorevoli, M5s e Pd, hanno impedito ai parlamentari di esprimersi, il 19 settembre - conclude Cappato - organizzeremo un concerto a Roma, nei giardini intitolati a Piergiorgio Welby, per chiedere al Parlamento di farsi vivo".