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Terrorismo, l’ex Br Lojacono: “Accetterei di scontare l’ergastolo in Svizzera”

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4' di lettura

L'ex terrorista, condannato all'ergastolo per l'agguato di via Fani, pena mai scontata in Italia, rompe un silenzio di 20 anni in un'intervista a Ticinonline. Rabbia dei parenti delle vittime per le sue parole: "Venga in Italia o ci lasci in pace"

“Accetterei di scontare l'ergastolo in Svizzera”. Fa discutere - dopo la cattura di Cesare Battisti - un’intervista concessa a Ticinonline dall'ex brigatista Alvaro Lojacono, uno dei condannati per l’agguato di via Fani il 16 marzo 1978, quando Aldo Moro venne rapito e la sua scorta uccisa dal commando delle Br. Lojacono, ora cittadino svizzero, afferma che se l’Italia presentasse alla Svizzera una richiesta di exequatur, cioè quella procedura giudiziaria per cui verrebbe eseguita in Svizzera la condanna delle autorità italiane, “l’accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda". Lojacono, spiega Ticionline, ha rotto un silenzio durato quasi vent'anni.

"L'Italia non ha mai chiesto la mia estradizione"

All'epoca dell'agguato Lojacono aveva 22 anni. Ora ha 63 anni e, grazie al passaporto e al cognome della madre, vive in Svizzera con il nome Alvaro Baragiola. Nel Paese elvetico ha scontato una pena di 17 anni inflittagli per fatti di sangue (inclusi nella sentenza Moro1-bis). "L'Italia non riconosce, né può riconoscere, la carcerazione sofferta in Svizzera per gli stessi fatti e reati - spiega Lojacono nell'intervista a Ticinonline - perché non solo non ha chiesto alla Svizzera l'estradizione, ma neppure ha chiesto alla Confederazione di processarmi in Svizzera". Lojacono spiega così il motivo per cui le autorità italiane nel corso degli anni hanno scelto di non chiedere l'estradizione e poi, in caso di rifiuto, il processo in via sostitutiva: "Forse l'Italia non ha voluto che uno stato straniero mettesse il naso nel processo Moro". Si tratta di un'ipotesi, spiega nell'intervista, ma "sarebbe comprensibile". In ogni caso, "qualunque sia la ragione non sono le autorità svizzere, né una mia presunta opposizione, ad aver creato l'impasse attuale", aggiunge.

La rabbia dei parenti delle vittime

La reazione di Sandro Leonardi, figlio di Oreste, il capo della scorta di Aldo Moro ucciso in via Fani è di rabbia: “Sono rimasto senza parole. Lojacono venisse in Italia, se vuole scontare davvero la sua pena. E se no, se ne resti in Svizzera come fa da quarant'anni e ci lasci in pace". Leonardi continua: “Io sono 40 anni che sto scontando il mio ergastolo. A me hanno tolto un padre che avevo 20 anni. Che vorrei dopo 40 anni? Vorrei che finalmente le parole fossero trasformate in fatti - prosegue Leonardi -. Questi assassini ora li voglio vedere marcire in galera". Ciro Iozzino, fratello di Raffaele Iozzino, uno dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro, dice all'Adnkronos: "Lojacono è un altro che non ha mai pagato. Io credo che una persona quando commette una strage di quel tipo dovrebbe scontare la pena nella terra dove ha commesso il reato e quindi in Italia”.

Beppe Fioroni (pres. Commissione Moro): “Eravamo disponibili a rogatoria”

Con Lojacono "noi eravamo disponibili anche a una rogatoria, ad andare noi in Svizzera, queste verità poteva dirle da lì. Non c'era bisogno di farsi riarrestare per parlare", è invece il commento di Beppe Fioroni, presidente della Commissione parlamentare sul caso Moro nella scorsa legislatura, replicando alle parole dell'ex terrorista delle Br. "Con lui abbiamo avuto uno scambio epistolare", ricorda Fioroni: "Ci ha spiegato che non intendeva rispondere alle domande perché, come risulta dagli atti, aveva scontato la sua pena con la giustizia elvetica". Lojacono parla di complottismo sul caso Moro? "È ora di farla finita", continua Fioroni. L'ex terrorista ha accusato la Commissione parlamentare "di dedicarsi alla ricerca di complotti". "Il parlamento - ricorda Fioroni - ha approvato all'unanimità una relazione su fatti e prove certe, senza nessun complotto o interpretazione stravagante", conclude Fioroni.

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