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Trapianto di faccia: sospetto di rigetto, serve un nuovo donatore

3' di lettura

Nonostante l'intervento fosse "tecnicamente riuscito" alcune complicazioni" hanno portato i medici a optare per una ricostruzione con il tessuto della paziente stessa. Al termine di questa seconda operazione, andata a buon fine, la donna è vigile, in condizioni discrete

Non è andato a buon fine il primo tentativo di trapianto facciale in Italia, effettuato lo scorso 22 settembre all’ospedale S. Andrea di Roma. A causa di un sospetto rigetto si è deciso dunque di procedere alla ricostruzione temporanea del volto con tessuti appartenenti alla stessa donna, in attesa di una eventuale ulteriore ricostruzione con tessuti facciali da nuovo donatore. Questa seconda operazione, in base a quanto riportato dal bollettino medico diffuso oggi, 25 settembre, è andata a buon fine.

Paziente vigile, condizioni generali discrete

"Come previsto dal protocollo e in attesa del nuovo trapianto - si legge nel bollettino -, la paziente è stata sottoposta ad intervento di ricostruzione temporanea con trasferimento microchirurgico di tessuti autologhi (muscoli gran dorsale e serrato anteriore più innesto di cute della coscia); l'intervento è proseguito, senza alcuna difficoltà. La paziente è tornata in isolamento in Terapia Intensiva, attualmente è vigile e le sue condizioni generali sono discrete. Al momento il lembo è perfettamente vascolarizzato; gli esami e le valutazioni effettuate depongono per un decorso regolare".

Nessun pericolo per la paziente dopo il rigetto

Nonostante anche il primo intervento, quello del trapianto facciale, sia stato giudicato "tecnicamente riuscito", i medici hanno deciso di optare per una successiva ricostruzione temporanea. I tessuti trapiantati, spiegava un primo bollettino, durante la prima notte passata in terapia intensiva dalla paziente hanno manifestato segni di sofferenza del microcircolo per sospetto rigetto, nonostante "il cross-match negativo tra donatore e ricevente". 

La paziente era preparata al possibile rigetto

All'intervento si era arrivati dopo diversi anni di preparazione, in cui i chirurghi erano stati in visita all'estero per imparare la tecnica, e la procedura era stata vagliata e autorizzata anche dal Consiglio superiore di Sanità. All'eventualità di un rigetto era stata preparata anche la paziente, una donna di 49 anni colpita da neurofibromatosi di tipo I, una malattia rara fortemente deturpante, che ha ricevuto la faccia da una giovane di 21 anni vittima di un incidente stradale. Secondo Bohdan Pomahac, il chirurgo che ha effettuato il primo intervento di questo tipo negli Usa, questo evento avverso si verifica nel 90% dei pazienti entro un anno dall'operazione. E anche se in molti casi si risolve con i farmaci che sopprimono in parte il sistema immunitario, esiste una percentuale di pazienti che invece deve rinunciare alla nuova faccia e prepararsi a un nuovo trapianto.

Data ultima modifica 25 settembre 2018 ore 12:37

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