Caso Tiziana Cantone, l'ex fidanzato rinviato a giudizio per calunnia

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Sergio Di Palo, ex compagno della 31enne che si suicidò il 13 settembre 2016 dopo la diffusione sul web di alcuni video hard, avrebbe convinto la ragazza ad accusare quattro giovani poi prosciolti. Dovrà rispondere anche di accesso abusivo a dati informatici e falso

Il giudice per le udienze preliminari Egle Pilla del Tribunale di Napoli ha rinviato a giudizio Sergio Di Palo, l'ex fidanzato di Tiziana Cantone, la 31enne che il 13 settembre 2016 si è suicidata impiccandosi con un foulard nell'abitazione di Mugnano dopo che erano stati diffusione online dei video hard nei quali era chiaramente riconoscibile. L’uomo dovrà rispondere di calunnia, accesso abusivo a dati informatici e falso: reati formulati dagli inquirenti nell'ambito dell'inchiesta sulle chat attraverso le quali furono diffuse tra amici della coppia e poi finirono sul web i video hard in cui compariva la ragazza. Il dibattimento prenderà il via il prossimo 18 dicembre dinanzi ai giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli.

I procedimenti

Il 13 dicembre 2017 il gip di Napoli Nord ha archiviato l'inchiesta aperta contro ignoti per istigazione al suicidio: non ci sarebbero prove che la ragazza sia stata indotta a togliersi la vita dopo la diffusione sul web di suoi video hard. Il 3 novembre dell’anno precedente, invece, sono stati prosciolti quattro ragazzi che Tiziana Cantone aveva indicato come i responsabili della diffusione in rete dei filmati: proprio su questo filone si basa l’accusa di calunnia nei confronti di Di Palo, che avrebbe convinto la 31enne a puntare il dito contro i quattro giovani.

La vicenda

Tiziana Cantone fu trovata morta con un foulard al collo nella sua casa di Mugnano. Prima di togliersi la vita, la ragazza, dopo la diffusione dei video hard, aveva chiesto al giudice il diritto all'oblio e il cambio del nome, ma non li aveva ottenuti. In seguito era arrivata anche la sentenza che la condannava alle spese processuali per una causa civile intentata contro i colossi del web Facebook, Google e Youtube che avevano rilanciato i suoi video in diversi link, molti dei quali non sarebbero stati prontamente rimossi.

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