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Stadio Roma, Cassazione: Parnasi resti in carcere

Cronaca
Luca Parnasi (LaPresse)

Rigettato il ricorso della difesa che chiedeva l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare per l'imprenditore al centro dell'inchiesta romana. È detenuto con l'accusa di aver creato un sistema corruttivo 'trasversale' nella Capitale

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Deve restare in carcere Luca Parnasi, l'immobiliarista al centro dell'inchiesta della procura di Roma sul nuovo stadio della Capitale (I PROTAGONISTI). Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso della difesa che chiedeva l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip.

Parnasi e il ricorso in Cassazione

Parnasi è detenuto dal 13 giugno con l'accusa di aver creato un sistema corruttivo 'trasversale' nella Capitale. Nel ricorso in Cassazione, gli avvocati hanno sottolineato la carenza di motivazioni sulle esigenze cautelari. La difesa aveva depositato l'istanza nei giorni successivi all'arresto, scegliendo di non fare ricorso al tribunale del riesame ma chiedendo direttamente alla Cassazione di verificare se fossero fondate e adeguatamente motivate le esigenze alla base della misura cautelare in carcere. Il collegio ha però respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.

Gip: imprenditore non ha preso distanze da sistema corruttivo

Un altro 'no' a Parnasi era arrivato pochi giorni prima, il 6 luglio, quando il gip di Roma Maria Paola Tomaselli aveva respinto la richiesta di scarcerazione presentata dopo l'interrogatorio fiume chiesto dallo stesso Parnasi. Proprio dopo l'interrogatorio, durato 11 ore nel carcere di Rebibbia, la Procura aveva dato parere favorevole alla concessione dei domiciliari per le sostanziali ammissioni dell'imprenditore. Invece, secondo il gip, che così ha motivato la sua decisione, l’immobiliarista "non risulta aver preso le distanze dal collaudato sistema corruttivo dallo stesso creato ma, risulta, al contrario, averlo protetto e preservato così da mantenerne intatta l'operatività".