Cannabis e cannabis light, i numeri e i consumi in Italia

6' di lettura

Lo "spinello leggero" è legale grazie alla legge 242/2016, ma il Consiglio superiore di sanità ha sconsigliato la vendita anche dei prodotti con il principio attivo Thc inferiore ai limiti imposti. La versione "tradizionale", però, rimane la più usata

Il Consiglio superiore di Sanità (Css), in un parere richiesto dal ministero della Salute, si è detto a favore dello stop alla vendita dei prodotti a base di cannabis "light", ovvero quelli con il principio attivo tetraidrocannabinolo (Thc) inferiore ai limiti di legge (0,2-0,6%). Secondo l’organo consultivo "non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa". Dunque, raccomanda, per la cannabis leggera è importante "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita". Un mercato, quello degli degli spinelli "light", che ha conosciuto un’espansione crescente. Ecco quali sono i numeri della cannabis "leggera" e quali le differenze con quella tradizionale.

Legale con la legge 242/2016

In Italia lo "spinello leggero" è stato reso legale dalla legge 242/2016 sulla coltivazione e la filiera della canapa: la normativa ha creato un "cuscinetto" di esenzioni di responsabilità per l'agricoltore nel caso in cui i risultati a un controllo rivelino una quantità di Thc superiore a 0,2%, ma inferiore a 0,6%. "Non è un prodotto medicinale, da combustione o alimentare e non si vende ai minori". Così la maggior parte delle aziende che producono e commercializzano cannabis "light" descrive il proprio prodotto, che non andrebbe dunque fumato e non viene venduto a clienti con meno di 18 anni, perché anche se la legge in questo senso non prevede limitazioni, in tal modo si evitano potenziali rischi o problemi.

Un giro d'affari di oltre 40 milioni di euro

Se la legge mirava a tutelare i coltivatori di piante, non fa menzione dei fiori. Per la cannabis "light", che mantiene le proprietà del cannabidiolo ma senza gli effetti psicoattivi, si usano dunque le infiorescenze di varietà di canapa per usi industriali già presenti nell'elenco ufficiale delle sementi coltivabili in Italia e quindi con un tenore di Thc inferiore al limite di legge. Si tratta di fiori che "avanzano" dalla produzione per altri scopi (tessuti, cosmetici) e che vengono venduti oggi in apposite bustine in centinaia di punti vendita specializzati in tutta Italia, oltre ad alcuni tabaccai. Una nuova frontiera, dunque, che in questi anni ha attratto centinaia di migliaia di italiani: secondo Coldiretti il giro d'affari stimato è di oltre 40 milioni di euro, che si sviluppa sia nei negozi veri e propri sia su internet. Nel giro di 5 anni sono aumentati di 10 volte i terreni coltivati a canapa (per vari usi, non solo per la versione "light"): dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 stimati per il 2018, sempre secondo Coldiretti.

Cannabis e cannabis "light": l'Italia tra le prime in Europa

In Italia la legalizzazione della versione "light" risale al 2016. Ma, anche successivamente alla liberalizzazione dello "spinello leggero", quello "pesante" - che contiene mediamente un 5-20% di tetraidrocannabinolo (alcune qualità possono arrivare a contenere fino al 25-30%) e che è il responsabile degli effetti psicotropi - rimane comunque la sostanza illecita più sequestrata a livello europeo. Nell'ultimo anno ne hanno fatto uso 24 milioni di adulti e il 20,7% di giovani (15-34 anni) in Italia: percentuale superata solo da quella della Francia (21,5%). Se si considera il tasso di consumo nell'arco della vita, l'Italia è terza con il 33,1%, dopo Francia (41,4%) e Danimarca (38,4%). Da uno studio del 2015 emerge, poi, che la sostanza stupefacente maggiormente utilizzata è la cannabis, seguita da cocaina, stimolanti e allucinogeni, mentre l'eroina è quella meno diffusa. Un terzo degli studenti italiani di 15-19 anni ha provato cannabis almeno una volta nella vita mentre quasi il 27% l'ha utilizzata di recente.

Uso quotidiano per 90mila studenti in Italia

Sono circa 90mila gli studenti italiani che riferiscono di consumare pressoché quotidianamente cannabis e quasi 150mila sembrano farne un uso problematico. La cannabis è dunque la sostanza psicoattiva più diffusa sia tra la popolazione adulta sia tra i giovanissimi. Circa un terzo della popolazione ne ha sperimentato gli effetti almeno una volta nel corso della propria vita e oltre un quarto degli studenti delle scuole superiori ne ha fatto uso nel 2016. Si osserva inoltre un aumento della disponibilità di prodotti derivati della cannabis, con un'alta variabilità di principio attivo (Thc). Ma la percentuale di persone che ricorrono alle cure nei servizi pubblici non è alta: solo l'11% del totale dell'utenza, mentre i ricoveri ospedalieri da imputare all'uso di cannabis sono solo il 12% di quelli legati a uso di droghe.

Il mercato di sostanze illecite

Marijuana e hashish sono sostanze sempre più diffuse e rappresentano la quota più ampia del mercato nazionale delle sostanze illecite. L'importazione di cannabis da diversi Paesi di approvvigionamento e l'aumento della produzione italiana costituiscono una notevole sfida per l’attività di contrasto. Inoltre, le segnalazioni per detenzione di cannabis per uso personale rappresentano l'80% del totale, dato in aumento rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati contenuti nell'ultima relazione dell'Antidroga, nel 2016 sono state sequestrate complessivamente oltre 24 tonnellate di hashish e 41,5 tonnellate di marijuana. Proprio questi ultimi sequestri hanno visto un'impennata del 347% rispetto all'anno precedente. E un altro incremento consistente si è registrato nei sequestri di piante di cannabis: ne sono state sequestrate 464mila, un 233% in più rispetto al 2015. Le forze di polizia hanno effettuato complessivamente 23.734 operazioni antidroga, che hanno portato alla denuncia di 32.992 persone di cui 23.384 in arresto. 266 sono state invece le vittime per abuso di sostanze stupefacenti, il 13,62% in meno rispetto all'anno precedente. È stato calcolato che il mercato della cannabis illegale vale in Italia circa quattro miliardi di euro.

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