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Caso Cucchi, teste chiave contro Cc: massacrato di botte dai "ragazzi"

Cronaca
La sentenza d'appello (foto d'archivio: Ansa)

Il maresciallo dei carabinieri Casamassima nel corso del processo bis a cinque carabinieri per la morte del giovane, ribadisce l’accusa (già espressa nel 2015) nei confronti dei colleghi. Ilaria Cucchi: "Sono provata, ma ho la speranza che emerga la verità"

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"Mi confidò che c'era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai ‘ragazzi', l'idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all'arresto". Le parole del maresciallo dei carabinieri Riccardo Casamassima,  pronunciate nell’aula della Corte d’Assise nel processo bis ai cinque carabinieri implicati nel caso Cucchi, ribadiscono l’accusa (già espressa nel 2015) nei confronti dei colleghi. A confidare a Casamassima che “c’era stato un casino” sarebbe stato il maresciallo Roberto Mandolini, che gli disse quelle frasi “portandosi la mano sulla fronte e precipitandosi a parlare con il comandante Enrico Mastronardi della stazione di Tor Vergata". Casamassima è il teste chiave nel processo per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano morto all’Ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per droga.

Il teste chiave

Le rivelazioni del maresciallo Casamassima hanno consentito alla Procura di approfondire l'indagine bis sulla morte del ragazzo e di portare poi sul banco degli imputati cinque militari dell'Arma, per reati che vanno dall'omicidio preteritenzionale al falso, alla calunnia. Casamassima ha ribadito quanto già dichiarato al pm Giovanni Musarò e al Procuratore Giuseppe Pignatone nell'estate del 2015: "Al colloquio era presente Maria Rosati, anche lei all'Arma, poi diventata la mia compagna: mi rivelò che Mandolini e Mastronardi stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria". "Lei stava lì - ha precisato oggi Casamassima - perché fungeva da autista del comandante. Lei capì il nome Cucchi ma poiché la vicenda non era ancora nota, deduco che quando ci fu questo colloquio il ragazzo fosse ancora vivo". Che il giorno dell'arresto qualcosa non fosse andato per il verso giusto, Casamassima lo apprese dal maresciallo Sabatino Mastronardi, figlio del comandante: "Venne in caserma ed ebbi con lui uno scambio confidenziale: si portò la mano sulla testa e, parlando della morte di Cucchi, disse che non aveva mai visto una persona così messa male. Lo aveva visto la notte dell'arresto quando Cucchi venne portato a Tor Sapienza". Casamassima ha aggiunto anche di avere suggerito al maresciallo Roberto Mandolini nell'ottobre 2016 durante un incontro di andare "dal pm a dire le cose che sai", ma "mi rispose 'No. Il pm ce l'ha a morte con me". 

Ilaria Cucchi: "Ho la pelle d’oca"

Il maresciallo Roberto Mandolini “raccontò che la sera dell'arresto di Stefano era stata piacevole e che Stefano era stato simpatico. Oggi mi trovo ad ascoltare tutta un'altra storia, dopo che per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso verità", ha detto Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, in una pausa del processo dopo la deposizione di Casamassima. "Sono provata, ho la pelle d'oca, ma finalmente ho la speranza che emerga quella verità che noi sapevano, anche se lui diceva che era stata una serata piacevole”, ha aggiunto la donna.