Antimafia, Bindi: la morte di Riina ha rafforzato Cosa Nostra

Rosy Bindi (Foto Ansa)
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La presidente della Commissione parlamentare antimafia ha presentato la relazione conclusiva invitando il nuovo Parlamento a continuare a cercare la verità sulle stragi: "È un impegno morale che la politica non può più eludere"

"La morte di Totò Riina costituisce paradossalmente un ulteriore elemento attuale di forza" per Cosa Nostra. A dirlo è Rosy Bindi nella relazione conclusiva dell'Antimafia approvata nei giorni scorsi. La presidente della Commissione parlamentare antimafia nel suo intervento ha ricordato anche le stragi, auspicando che il nuovo Parlamento continui a cercare la verità: "Rimane il dubbio che una lunga scia di sangue unisca politicamente via Fani a via D'Amelio, passando per la Sicilia e lungo la penisola". "Le organizzazioni criminali di tipo mafioso ancora oggi fanno sentire la loro presenza - ha aggiunto il presidente del Senato Pietro Grasso - La mafia non è solo storia".

"Cosa Nostra libera di ridarsi strategia comune"

Secondo Rosy Bindi, Cosa Nostra "in questi anni ha mantenuto il controllo del territorio e gode ancora di ampio consenso, ed esercita tuttora largamente la sua capacità di intimidazione alla quale ancora corrisponde, di converso, il silenzio delle vittime". Inoltre, dopo la morte di Totò Riina, l'organizzazione criminale, che "mostra una straordinaria capacità di rigenerazione, è libera di ridarsi un organismo decisionale centrale, e quindi una strategia comune, finora ostacolata dall'esistenza di un capo che, in carcere a vita al 41-bis, né poteva comandare né poteva essere sostituito. Andrà perciò attentamente monitorata la fase di transizione che si è formalmente aperta e che probabilmente subirà un'accelerazione a breve".

"Sulle stragi c'è un debito di verità"

Sulle stragi di mafia, Bindi ha ricordato che "dopo venticinque anni, la sede naturale in cui cercare la verità storica complessiva" è quella "politica", auspicando che anche "i protagonisti, diretti o indiretti, o soltanto testimoni del perseguimento di quegli interessi 'terzi'" contribuiscano "a far luce sulle pagine buie della storia italiana". "È un impegno morale che la politica non può più eludere e che la commissione rimette al nuovo Parlamento", ha aggiunto. "Ciò che è accaduto allora resta una tragica ferita nella coscienza e nella dignità del Paese. È un debito di verità che è tempo di consegnare riscattato agli italiani di oggi e di domani".

"Nessun territorio è immune”

Nella relazione si ricorda che "nessun territorio può essere più considerato immune" e che "pensare che le mafie siano ancora solamente quelle nate e cresciute nel mezzogiorno d'Italia, impedisce di comprendere l'evoluzione dei sistemi criminali, anche di quelli tradizionali, la loro adattabilità e il mimetismo con cui sanno stare nel nostro tempo". "Si tratta di un movimento profondo e uniforme che interessa la maggioranza delle province settentrionali, con una particolare intensità in Lombardia - spiega il testo - e che è stato favorito fino a tempi recenti da diffusi atteggiamenti di sottovalutazione e rimozione. La colonizzazione 'ndranghetista si è affermata a macchia di leopardo con una particolare predilezione per i comuni minori". "Non c'è settore, dalle costruzioni al turismo, dal commercio alla ristorazione, dal gioco d'azzardo legale allo sport, in cui le imprese mafiose non abbiano investito", e "il metodo mafioso non viene utilizzato solo per alterare la concorrenza ed inquinare l'economia legale. Numerose inchieste hanno in vari gradi coinvolto le amministrazioni locali, segnalando preoccupanti episodi di corruttibilità in seno alla pubblica amministrazione e alla politica, con le quali le mafie si relazionano con estrema spregiudicatezza e senza fare differenze tra schieramenti e partiti politici".

La legge Severino

Il numero crescente di Comuni sciolti per mafia e di procedimenti a carico di amministratori ed esponenti della politica locale, si legge nella relazione, "impongono una seria riflessione sulla moralità del sistema e sulla tenuta del principio di rappresentanza. Un decadimento allarmante che rende necessario integrare e correggere la Legge Severino". Dal 1991 ad oggi si registrano ben 291 scioglimenti per mafia di enti locali, pari a 229 Comuni. Numerosi i casi di Comuni sciolti due volte (42) o addirittura tre volte (13). "Ci auguriamo che il nuovo Parlamento possa prendere spunto dalle indicazioni che la relazione porta", ha detto Grasso, che ha fatto "un eccezionale plauso alla presidente Bindi per il formidabile apporto alla lotta alla mafia che resterà agli annali e nei nostri cuori".

Il calcio

Nella relazione si parla anche delle tifoserie ultras e della loro "forza di intimidazione2 esercitata "con modalità che riproducono il metodo mafioso". Secondo le stime delle forze dell'ordine, i gruppi sono formati "da una quota non indifferente di pregiudicati". A Torino "la 'ndrangheta si è inserita come intermediaria e garante nell'ambito del fenomeno del bagarinaggio gestito dagli ultras della Juventus, arrivando a controllare i gruppi ultras che avevano come riferimento diretto diverse locali di 'ndrangheta", ma in alcuni casi "i capi ultras sono persone organicamente appartenenti ad associazioni mafiose o a esse collegate, come ad esempio a Catania o a Napoli". Gli ultras, spiega la relazione, fanno leva sulla responsabilità oggettiva delle società scambiando la garanzia di partite di calcio tranquille con notevoli vantaggi economici, dai biglietti omaggio al merchandising ai contributi per le trasferte.

Mafie e migranti

Dalla relazione emerge come "ampiamente dimostrato il ruolo delle organizzazioni criminali nel traffico di esseri umani che accompagna il fenomeno inarrestabile delle migrazioni di massa lungo le rotte del mediterraneo e dei Balcani". Il testo cita "un nuovo e florido mercato criminale, organizzato e strutturato come una vera e propria industria dell'ingresso clandestino a cui si rivolgono migliaia di persone disperate, spesso riconoscenti verso chi offre l'opportunità di fuggire da povertà e guerre". I flussi di denaro che il traffico genera sono rilevantissimi "e a questi si aggiungono i profitti generati dal mercato della tratta finalizzato allo sfruttamento sessuale, con forme di vera e propria riduzione in schiavitù di giovani donne soprattutto dalla Nigeria e dal Nord Africa, e allo sfruttamento del lavoro nero".

Data ultima modifica 21 febbraio 2018 ore 17:49

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