Peschereccio mitragliato, la Cei attacca: “Governo inerte”

Cronaca
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Monsignor Mogavero, vescovo di Mazara e responsabile del Consiglio per gli affari giuridici: “Ci preoccupa che si spari con tanta facilità”. Il comandante contro Maroni: “Nessun equivoco, volevano ammazzarci”

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Continuano le polemiche sul peschereccio siciliano bersagliato dai colpi di una motovedetta libica. E intervengono anche i vescovi che esprimono preoccupazioni per la facilità con cui si spara e accusano il governo di essere inerte.

Cei: “Manca un’azione politica” - "Sono episodi che si ripetono e la preoccupazione qui è grande, perché si vede soprattutto l'assenza di un'azione politica a livello nazionale ed internazionale che affronti finalmente nelle sedi dovute questa questione ormai spinosa" ha detto mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio della Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, intervistato da Radio Vaticana. “Con regolarità - ha aggiunto Mogavero - questi episodi si verificano e il punto di contrarietà è sempre lo stesso: il limite delle acque territoriali libiche. Il governo di Gheddafi, con atto unilaterale ha allargato il limite delle acque territoriali fino a 72 miglia marine, contro le 12 previste dal diritto internazionale. Quindi tutte le volte che un peschereccio della nostra flotta, secondo la loro impostazione delle cose, sconfina, per loro è una atto di aggressione. Per noi invece è operare in mare aperto secondo le convenzioni internazionali". Tra i pescatori mazaresi, adesso, aumenterà "soprattutto la preoccupazione, perché non c'è sicurezza - ha rilevato Mogavero - c'è la buona ragione sostenuta dal diritto internazionale, ma non c'è la tutela di questo buon diritto perché la questione delle acque internazionali resta una questione incandescente". Quanto alle scuse libiche: “Sono buone, ma se ci fosse stato il morto non l’avrebbe resuscitato”.

Il capitano del peschereccio: “Nessun equivoco” - "Era evidente chi fossimo: dei pescatori italiani. Glielo avevo detto prima dell'attacco". Gaspare Marrone, il capitano del peschereccio mazarese "Ariete" crivellato dai colpi di mitra esplosi da una motovedetta libica, conferma la sua versione di fatti. E rifiuta l'ipotesi dell'"equivoco" avanzata da Roberto Maroni. "Non so perché il ministro dica queste cose - spiega – ma tutto si può affermare tranne che sia stato un incidente. Ne' è possibile sostenere che ci abbiano scambiati per clandestini. Hanno sparato per colpirci e potevano ucciderci".

Maroni ribadisce: “E’ stato un errore” - Dal canto suo, il titolare del Viminale continua a parlare di un "errore di interpretazione", originato magari dalla convinzione che a bordo dell'Ariete ci fossero degli immigrati irregolari. "La Libia si è scusata", conferma. Quanto ai militari italiani, "ovviamente non sono stati coinvolti nelle operazioni - ribadisce Maroni - perché sono tecnici, non fanno parte dell'equipaggio. La mia opinione è che si sia trattato di un incidente, grave ma appunto un incidente".

Frattini: “Un incidente che non cambia i rapporti tra i Paesi - Anche per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, l'attacco libico è stato "un incidente grave" che però "nulla cambia nei rapporti" tra i due Paesi. Lo spazio marittimo in cui è avvenuto è considerato dalla Libia come proprio mare territoriale "nel quale pacificamente i pescherecci italiani vanno a pescare", ricorda Frattini, "in molti casi non succede niente, in altri ci sono incidenti come sequestri di pescherecci, a volte arresti di marittimi italiani". In ogni caso, il governo italiano "ha cominciato a lavorare per definire un accordo di pesca italo-libico".

L’inchiesta - Sull'episodio la procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta ipotizzando anche il reato di tentato omicidio plurimo aggravato a carico di ignoti: disposto il sequestro del peschereccio sul quale verranno effettuati rilievi da parte del Ris dei carabinieri.

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