Mostre: la medicina del lavoro dal '600 ai giorni nostri

Emilia Romagna
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Dal 18/9 a Carpi dedicata al suo inventore Bernardino Ramazzini

(ANSA) - CARPI, 20 AGO - La medicina del lavoro dal Seicento ai giorni nostri, in una mostra dedicata al suo "inventore", Bernardino Ramazzini, nella città natale, Carpi: è il percorso proposto da 'Prevenire è meglio che curare' attraverso documenti originali, prime edizioni dei suoi libri, volumi a stampa coevi, quadri di pittori quali il Guercino, Cifrondi, Graziosi e Bianchini Ciarlini, per rendere il contesto nel quale il medico carpigiano visse e operò. Nei Musei comunali di Palazzo dei Pio, dal 18 settembre al 6 gennaio, fra stampe, dipinti, incisioni, materie prime e strumenti di lavoro, si potrà ammirare, per la prima volta, anche un ritratto inedito appartenuto allo stesso medico, ora di proprietà degli eredi.
    L'esposizione, che ha per sottotitolo 'Bernardino Ramazzini (1633-1714). Primo medico del lavoro', racconterà la vicenda personale e professionale dello scienziato emiliano, considerato una delle menti più lucide e rivoluzionarie della storia e della pratica medica, come già lo era stato, duecento anni prima, il suo concittadino Berengario da Carpi (1460 ca.- 1530) - cui la città dedicò un'analoga mostra nel 2018.
    Il percorso parte dalla prima metà del XVII secolo e giunge al terzo millennio, affrontando problemi di grande attualità come la sicurezza sul lavoro, la prevenzione dei rischi professionali e di quelli ambientali. Cuore della mostra, che si avvale di strumenti multimediali, è la sezione dedicata al trattato 'De Morbis Artificum Diatriba' ('Le malattie dei lavoratori'), esposto nella prima edizione del 1700, conservata nella biblioteca comunale carpigiana: il testo che segnò la nascita della medicina del lavoro, tradotto in francese, inglese e tedesco e pubblicato in tutto il mondo.
    Un saggio rivoluzionario all'epoca ma ancora attuale, dove Ramazzini in nome della salute delle persone teorizza "di prevenire, di vigilare sui mestieri e sulle fabbriche, di fare smettere il mestiere a chi è impari ad esso, di studiare la morbilità degli abitanti che vivono nelle vicinanze dei luoghi di lavoro". (ANSA).
   

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