In Emilia-Romagna si vota il 26 gennaio

Emilia Romagna
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Il presidente Bonaccini ha fissato la data, d'intesa con corte d'Appello

Gennaio è un mese strano per le elezioni. Eppure il 2020 si aprirà con un appuntamento con le urne importante non solo per la Regione chiamata a rinnovare presidente e consiglio regionale. Il 26 gennaio, infatti, il centrodestra a trazione leghista proverà a conquistare la bandiera del Pd: l'Emilia-Romagna. A quattro mesi dall'appuntamento, il presidente Stefano Bonaccini, d'intesa con il presidente della corte d'appello di Bologna, ha infatti fissato la data.

La decisione era già di fatto presa all'inizio dell'estate, poi la crisi di governo e la nascita del governo Conte bis hanno congelato la questione e aperto riflessioni che non hanno però fatto cambiare l'orientamento iniziale. Questo significa che ci saranno almeno un paio di mesi per definire le alleanze in campo. Secondo la legge la data sarebbe potuta essere fissata fra l'ultima domenica d'ottobre e l'ultima di gennaio. Bonaccini ha scelto l'ultimo momento utile, motivando la decisione con l'esigenza di approvare il bilancio entro dicembre e scongiurare la possibilità di un esercizio provvisorio.

Una decisione che ha fatto arrabbiare il centrodestra. Lucia Borgonzoni, candidata della Lega che non ha ancora ottenuto il via libera dalla coalizione di centrodestra (in particolare da Fdi che punta sul deputato Galeazzo Bignami) parla di "una scusa" trovata da Bonaccini per allungare la vita alla legislatura e per preparare il terreno a un'alleanza con il M5s. Anche in Emilia-Romagna, infatti, le distanze fra Pd e M5s si sono molto accorciate. Il capogruppo in Regione, Andrea Bertani, ha criticato Bonaccini per aver tirato la questione della data del voto un po' per le lunghe, ma nella sostanza non l'ha criticata. Tuttavia, al momento, ipotizzare un'alleanza fra Pd e M5s come avvenuto in Umbria è complicato: anche perché in Emilia-Romagna il Pd un candidato ce l'ha ed è il presidente uscente Stefano Bonaccini, mentre il M5s è intenzionato a presentarne uno proprio, benché con scarse chance di essere competitivo. Bonaccini tiene la porta aperta: "Se i Cinque Stelle vorranno sedersi attorno a un tavolo sono i benvenuti: secondo me, abbiamo più cose che ci uniscono di quelle che immaginiamo". Il Pd, in ogni caso, si presenterà affiancato da una coalizione il cui perimetro è ancora lontano dall'essere definito. Ci sarà sicuramente la sinistra (fedele alleata di Bonaccini negli ultimi cinque anni), sarà coinvolto il mondo ambientalista e, a qualche titolo, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Si parla anche di una 'lista civica del presidente', tutta da disegnare e da costruire. Il fatto che accanto al nome di Bonaccini possa esserci il simbolo a 5 stelle al momento è fantascienza. Ma i fatti di quest'estate hanno dimostrato che, anche in politica, a volte la fantascienza è solo un modo per immaginare una nuova realtà possibile.

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