Dipendenti Cmc in Kuwait: "Siamo ostaggi"

Emilia Romagna
@ANSA
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'Abbiamo bisogno dell'intervento del ministro degli Esteri'

Si appellano alla Farnesina, chiedendo un intervento per farli tornare a casa il prima possibile. Il cesenate Andrea Urciuoli e il portoghese Ricardo Pinela, dipendenti della Cmc costruzioni di Ravenna, sono bloccati da sei giorni in un appartamento di Kuwait City, in attesa che le autorità locali acconsentano al loro espatrio. Sempre più depressi e nervosi: dopo un arresto e la rapida liberazione, sono in attesa che si muova qualcosa in loro favore.

"Siamo come prigionieri in ostaggio, chiusi in casa 24 ore su 24 e adesso che si è saputo della richiesta di concordato siamo ancora più preoccupati perché tutti i fornitori verranno da noi. Non abbiamo notizie e tutto tace da ogni parte. Abbiamo bisogno dell'intervento dei ministri degli Esteri di Italia e Portogallo per risolvere una situazione che non è rosea", hanno detto raggiunti telefonicamente dall'ANSA. I loro problemi sono iniziati il 21 novembre, quando è scoppiato un tumulto in cantiere dopo la decisione di Cmc di recedere da un contratto da 22 milioni di euro, per realizzare un quartiere residenziale a 40 km dalla capitale del Kuwait. Quando la coop ha iniziato a smobilitare, gli operai delle ditte in subappalto hanno preteso il pagamento degli stipendi, che poi sarebbero stati saldati, come confermano persone vicine a Pineda e Urciuoli. I due, peraltro, non hanno ruoli dirigenziali, ma sono rimasti in mezzo alla protesta, fino a essere oggetto di una denuncia per danneggiamento di macchinari, che loro dicono essere infondata e pretestuosa. Ed è così che la notte tra mercoledì e giovedì Pineda e Urciuoli l'hanno passata in cella, in stato di arresto da parte della polizia locale. Poi, una volta liberati, sono stati minacciati di ulteriori conseguenze.

"Ha dovuto garantire per noi un kuwaitiano. Nel caso in cui ci venisse l'idea di scappare - ha spiegato Urciuoli - lui viene preso e messo in galera. Siamo rinchiusi in casa 24 ore su 24, il nostro avvocato ci ha chiesto e suggerito di non uscire, di non andare in giro e farsi vedere, di non parlare coi sub-appaltatori, con nessuno praticamente". Intanto amici e familiari hanno lanciato petizioni e appelli sul web, chiedendo alle autorità italiane e portoghesi di attivarsi per la liberazione. La Cmc, colosso delle costruzioni che ha appena richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo 'con riserva' è intervenuta assicurando il massimo impegno per il ritorno a casa dei dipendenti, in tempi brevi. E pure il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, ha scritto al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: "Sono a sollecitare un rapido e urgente intervento delle forze diplomatiche, al fine di poter far rientrare il nostro concittadino e il suo collega. Il difficile momento che sta attraversando l'impresa della quale Urciuoli e Pineda sono dipendenti non deve mettere in alcun modo in pericolo i suoi lavoratori, privandoli di fatto della loro libertà in un Paese estero, senza che abbiano commesso alcun tipo di reato, come invece sta avvenendo in questo caso".

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