Rifiuti: Tar, no a rinnovo autorizzazione discarica Pompiod

Valle D'Aosta
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"Stop connesso a processo", bocciato ricorso società gestrice

   Il Tar della Valle d'Aosta ha respinto il ricorso della società Ulisse 2007 srl contro la sospensione del procedimento volto al rinnovo dell'autorizzazione per l'esercizio della discarica di Pompiod, nel Comune di Aymavilles, sequestrata nel novembre 2019. Lo stop della Regione era arrivato dopo l'avvio dell'inchiesta della procura di Aosta su un presunto smaltimento illecito di rifiuti.
    Secondo i giudici amministrativi la Regione "ha esercitato il potere sospensivo per come delineato" dalla normativa. Infatti "la sospensione" non "sine die" ma è "strettamente connessa all'esito della fase cautelare del procedimento penale avviato dalla procura del tribunale di Aosta, che ha portato al decreto penale di condanna e al sequestro preventivo d'urgenza della discarica". L'azione della Regione è legata quindi al "principio di precauzione di derivazione comunitaria e che costituisce uno dei canoni fondamentali del diritto dell'ambiente e alla salute".
    Dall'agosto 2018 all'agosto 2019, secondo la procura di Aosta, a Pompiod sono state conferite oltre 3.000 tonnellate di materiale contente sostanze come mercurio, fibre di amianto, idrocarburi pesanti, utilizzandola "di fatto, come discarica per rifiuti speciali non pericolosi in luogo di inerti".
    La prossima udienza del processo di primo grado è in calendario il 27 maggio. Gli imputati sono Umberto Cucchetti, nato a Gattinara (Vercelli), di 42 anni, in qualità di amministratore unico e legale rappresentante di Ulisse 2007 srl, che gestisce la discarica, e Maria Antonietta Dellisanti (55), nata a Torino, come direttore tecnico. Nel giugno 2020 la procura di Aosta aveva emesso un decreto penale di condanna dei confronti dei due imputati (38.500 euro), che si erano opposti e avevano chiesto l'ammissione all'oblazione (istanza che il gip aveva respinto).
    Nei confronti della società gli inquirenti, nella persona di Cucchetti, avevano chiesto inoltre un decreto penale di condanna (impugnato dalla difesa) per altri 64.500 euro. 

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