Gérard: agosto non salva il turismo, nessuno chiuderà in utile

Valle D'Aosta
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Presidente Adava, "pochi stranieri a settembre". A giugno -74%

"Il pieno di agosto ha rispecchiato quello degli anni scorsi" ma "i ristoranti hanno dovuto togliere coperti per il distanziamento, le spa hanno lavorato molto meno". Per questo "il bilancio comunque è negativo. Le presenze saranno un indicatore ma poi ci sarà l'altro indicatore, che è il fatturato. Bisognerà verificare quali perdite avranno le aziende valdostane del settore. Credo che nessuno riuscirà a chiudere in utile con i bilanci del 2020". Lo dice all'ANSA il presidente dell'Adava, Filippo Gérard, in merito agli effetti della pandemia da Covid-19 sulla stagione turistica in Valle d'Aosta. 

Ad agosto, aggiunge, " le stazioni erano piene, più di quello non si poteva" ma "tutto ciò che si è perso su giugno e su luglio e che si perderà a settembre" porterà "una perdita abbastanza importante". "E' chiaro - spiega il presidente degli albergatori - che il problema si porta sul mese di settembre, che era caratterizzato dagli stranieri, tant'è che molte strutture hanno anticipato comunque di due o tre settimane la chiusura della loro stagione. Quindi questo è piuttosto sintomatico di una situazione abbastanza generalizzata di incertezza". 

Dopo una difficile stagione estiva che si sta archiviando, le preoccupazioni degli albergatori si concentrano ora sull'inverno. "Non sappiamo bene come andrà, e questa è una grossa incognita. Per l'inverno ci sono molte richieste, però dal punto di vista degli stranieri abbiamo pochissime prenotazioni", spiega ancora il presidente degli albergatori valdostani Filippo Gérard. "Gli italiani - dice - prenotano però chiedono condizioni di cancellazione: l'incertezza è totale anche per il fatto che per le scuole non si capisce bene cosa succederà, a quali condizioni riapriranno, e questo genera poi tutta una serie di incertezze anche su altri ambiti". Intanto l'assessorato regionale al Turismo ha diffuso i dati di giugno, mese di riapertura dei confini tra le regioni e delle frontiere interne dell'Unione europea.

Gli arrivi sono calati del 74,01 per cento (da 100 mila 196 a 26 mila 42) rispetto allo stesso periodo del 2019 e le presenze del 72,36 per cento (da 196 mila 168 a 54 mila 217). In dettaglio, gli arrivi di italiani sono diminuiti del 66,65 per cento, quelli degli stranieri dell'85,49 per cento. Riguardo alle presenze, il calo è stato rispettivamente del 63,83 per cento e dell'87,97 per cento. "C'era da aspettarselo - sottolinea Gérard - perché la gente ha potuto tornare ad uscire nel primo week end di giugno però molti non avevano ancora aperto, la domanda non c'era proprio perché la situazione era molto problematica all'inizio".

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