Alok Sharma a Sky TG24: "Finanzia cruciale nella sfida climatica"

Ambiente

Daniele Moretti

Intervista al presidente della Cop26: "Acceleriamo il passo per rispettare l’impegno con i paesi in via di sviluppo". Sulla conferenza di Glasgow assicura: "Stiamo lavorando per farla in presenza"

Alok Sharma, presidente della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è soddisfatto degli incontri a Roma con i suoi partner italiani, e, prima di ripartire in un tour de force europeo, ha trovato il tempo di incontrare SkyTg24 per fare il punto a meno di sei mesi dalla COP26, che si terrà si terrà a Glasgow, sotto presidenza britannica in partenariato con l’Italia, dall’1 al 12 novembre 2021. L’Italia ospiterà gli eventi preparatori a Milano, tra cui l’evento speciale per i giovani “Youth4Climate:Driving Ambition” dal 28 al 30 settembre 21 e il Vertice Pre-COP dal 30 settembre al 2 ottobre. Di tutti gli eventi il gruppo Sky sarà Principal Partner e Media Partner (LO SPECIALE CLIMATE CRISIS).

Il 2021 è stato definito l'anno decisivo del clima, “make or break it”. A fare i conti sembriamo lontani dal contenimento a 1,5° dell’aumento medio globale fissato dall'Accordo di Parigi. Cosa dobbiamo aspettarci dalla COP26? Quali sono le iniziative che la Presidenza sta prendendo per spingere il Paese a presentare NDC più ambiziosi?

Il nostro obiettivo primario è che, come già concordato fra tutti noi a Parigi, il mondo intero collabori per limitare l'aumento della temperatura mondiale a 1,5 gradi. Stiamo già assistendo all'impatto che ha l'aumento della temperatura appena sopra un grado in tutto il mondo, ai disastri che, in molte parti del mondo, colpiscono milioni di persone. Il nostro obiettivo primario è quindi mantenere intatto il limite di 1,5 gradi. Ma naturalmente, oltre a ciò dobbiamo assicurarci che i governi prendano determinati provvedimenti per rispettare tale limite.

Il primo è assumere impegni ambiziosi per arrivare a zero emissioni nette entro la metà del secolo, a cui si aggiunge un obiettivo a breve termine per il 2030. Così intravediamo la strada che ci porterà a zero emissioni nette. La cosa bella è che quando il Regno Unito e l'Italia hanno preso in carico la presidenza della COP26, meno del 30% dell'Economia mondiale si era impegnato ad azzerare le emissioni nette. Ora siamo al 70%, per cui abbiamo fatto progressi. Ora tutti i paesi del G7 hanno fissato ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni verso il 2030, restando così sulla buona strada per azzerare le emissioni nette entro il 2050. Tutto ciò è positivo ma c'è bisogno che tutti i paesi si facciano avanti e prendano tali impegni.

In secondo luogo, ovviamente osserviamo già i cambiamenti climatici in tutto il mondo - tanto nei nostri paesi quanto all'estero. Perciò vogliamo che ogni paese presenti un progetto su come pensa di adattarsi ai cambiamenti climatici che sono già in corso.

Terzo punto, i finanziamenti. È una tematica fondamentale per tutti noi. I colleghi ricorderanno che i paesi donatori si sono impegnati a raccogliere 100 miliardi di dollari all'anno a sostegno dei paesi in via di sviluppo. Sinceramente è arrivato il momento che acceleriamo il passo per rispettare l’impegno con i paesi in via di sviluppo. Alla fine è una questione di fiducia. Quando viaggio nei paesi in via di sviluppo, mi viene sempre chiesto: "Perché ci vuole così tanto tempo per raccogliere 100 miliardi? Voi paesi sviluppati avete reagito tempestivamente al COVID raccogliendo migliaia di miliardi di euro e di dollari, in pochissimo tempo". Per cui è ora di raccogliere la cifra promessa, a sostegno delle economie in tutto il mondo, perché i paesi in via di sviluppo hanno bisogno del nostro aiuto. Ciò significa che ogni paese del G7 deve accelerare e illustrare un ambizioso programma di finanziamento per questi paesi dal 2021 al 2025.

Infine, ci sono degli aspetti dell'Accordo di Parigi che richiedono ancora l'attuazione di regole concrete, e noi ci stiamo impegnando a fondo per garantirla.

Ha già accennato all’importanza del trovare i finanziamenti. E’ necessario per la mitigazione, perché abbiamo bisogno di investimenti su larga scala per ridurre significativamente le emissioni. E’ altrettanto importante per l'adattamento, poiché sono necessarie risorse finanziarie significative per adattarsi agli effetti negativi e ridurre gli impatti di un clima che cambia. Ma cosa possiamo fare con la finanza privata se non è interessata? Specialmente nel sostenere i paesi più vulnerabili? Come possiamo spingerla?

Molti finanziamenti privati sarebbero interessati a investire nelle infrastrutture ad energia pulita e resistenti ai cambiamenti climatici. Il nostro compito è collaborare con loro e con gli altri paesi per mettere in piedi un meccanismo - quello che ho definito un meccanismo di generazione di introiti – grazie al quale il settore privato possa investire, vedere un ritorno, e di conseguenza sostenere progetti chiave per le iniziative a difesa del clima nei paesi in via di sviluppo. Poi ovviamente c'è l'impegno da parte di tutti noi e di tutte le nazioni sviluppate, a sostenere tutto il percorso. Serviranno migliaia di miliardi di dollari per realizzare infrastrutture resistenti ai cambiamenti climatici, in tutto il mondo. Io ritengo sia possibile ma dobbiamo lavorare con il settore privato e i paesi in via di sviluppo per farcela.

Il cambiamento climatico, la transizione energetica e la crescita sostenibile sono sfide globali di lunga data. Oggi sono rese ancora più cruciali dalla crisi indotta dalla pandemia di Covid-19 che sollecita a trovare il giusto equilibrio tra la tanto necessaria ripresa globale e gli obiettivi ambientali. Che tipo di opportunità economiche vede nella transizione energetica? E’ possibile conciliare la lotta alla crisi climatica e alla ripresa globale?

approfondimento

"Impact - Soluzioni per una crisi", l'approfondimento di Sky TG24

Si, certo. Una crescita verde è assolutamente possibile e proprio di questo stanno parlando i paesi di tutto il mondo: “la ripresa verde”, la stabilità del ricostruire meglio . Prendiamo la nostra economia nel Regno Unito : in un periodo di 30 anni siamo riusciti ad avere una crescita economica del 75%  riducendo le emissioni del 43% e questo dimostra che una “crescita verde” è possibile.

Abbiamo un piano nel Regno Unito, che in realtà contiene elementi molto simili al vostro recovery plan italiano , che abbiamo ribattezzato la nostra “rivoluzione industriale verde”: è un piano che si articola in 10 punti ,che abbraccia diversi settori dell’economia e che prevede investimenti del governo , e cifre molte alte dal settore privato , il che aiuta a generare decine di migliaia di nuovi posti di lavoro “verdi”.

Come procede l’organizzazione della COP26 a Glasgow? Si riuscirà a farla in presenza?

Sono sicuro che risponderò a questa domanda molte volte nei prossimi 6 mesi . Stiamo lavorando duramente affinché l’evento possa avvenire in presenza e si terrà a Glasgow, a novembre . Ho parlato con i governi di tutto il mondo e nessuno vuole dei ritardi.  Abbiamo visto dalle statistiche degli ultimi anni che il 2020 è stato l’anno più caldo mai registrato, l’ultimo decennio è stato il più caldo mai registrato e il cambiamento climatico non si è certo arrestato quindi le persone vogliono vedere azioni concrete adesso.

Ed è importante per i paesi in via di sviluppo poter stare seduti allo stesso tavolo, faccia a faccia con i paesi industrializzati, guardando le immagini sui maxischermi, perché ci siano dei negoziati. Quindi stiamo lavorando perché sia un evento in presenza pur tenendo a mente che la cosa più importante è la sicurezza dei partecipanti e dei cittadini di Glasgow e stiamo elaborando tutte le linee guida ma voglio ribadire che stiamo organizzando l’evento in presenza, a novembre ,a Glasgow . E siamo impazienti di dare il benvenuto a tutti.

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