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Legambiente: mari inquinati, allarme in metà delle acque monitorate

3' di lettura

Il 48% dei campioni prelevati con la barca a vela Goletta Verde risulta fuori norma. "È colpa della scarsa presenza di impianti di depurazione". Su 149 foci monitorate, 106 sono "fortemente contaminate"

Allarme da Legambiente per lo stato dei mari e delle spiagge italiane. Il 39% dei campioni prelevati dai nostri mari risulta "fortemente inquinato" e il 9% "inquinato". A ispezionare le acque nazionali è stata Goletta Verde, la barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo. La causa è da attribuirsi, a detta dell'associazione, alla scarsa presennza di impianti di depurazione.

L'analisi

Goletta Verde quest'anno è partita il 22 giugno dalla Liguria ed è arrivata nei giorni scorsi in Friuli Venezia Giulia. Durante il viaggio ha compiuto prelievi di acque nei tratti di mare segnalati a rischio inquinamento dalle sezioni locali della ong o dai cittadini del luogo. Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane è risultato entro i limiti di legge per presenza di contaminazione batterica da enterococchi intestinali ed Escherichia coli. Il restante 48% è inquinato. Le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d'acqua, di scarichi sospetti e di altri punti critici rappresentano il 57% dei punti campionati dai tecnici di Goletta Verde e sono i luoghi dove si concentrano le maggiori criticità: su 149 foci monitorate, 106 sono risultate "fortemente inquinate". Una situazione drammatica, soprattutto considerando che proprio le foci di fiumi, torrenti e piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge, sono i veicoli principali di contaminazione batterica in mare.

Le acque abbandonate

Le analisi di Goletta Verde si sono concentrate, inoltre, su quelle che l'associazione definisce "acque abbandonate", ovvero non più monitorate perché in aree non adibite alla balneazione, ma non per questo meno importanti dal punto di vista ambientale. Dalla consultazione del Portale Acque del ministero della Salute, che dovrebbe dare le informazioni sulla balneabilità o sulle criticità lungo tutti i quasi 7.500 km di costa della nostra penisola, emerge infatti come, oltre alle aree portuali, industriali o ai profili di costa rocciosi, ci siano 556 luoghi in cui sono presenti foci di fiumi, canali e fossi, per circa 170 km di costa, che non vengano campionati. Secondo i tecnici di Legambiente il numero di bagnanti che potrebbe affluire nelle vicinanze di queste aree di acque abbandonate è "elevato" e in alcuni casi è "oltre la media". 

La mala depurazione

La causa di questi risultati secondo Legambiente "è sicuramente da attribuire alla mala depurazione, di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese". L'Unione europea ha condannato per due volte il nostro paese per l'assenza di depuratori, e una terza procedura di infrazione è in corso. Gli impianti mancano soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania. Per il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, "la mala depurazione è un'emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto che siamo anche stati condannati a pagare all'Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola". Goletta Verde nel suo viaggio ha presentato esposti alle Capitanerie di Porto per 45 località fortemente inquinate, e durante la campagna sono stati tenuti dei "trash mob", ovvero flash mob sulle spiagge per sensibilizzare i bagnanti sull'inquinamento del mare da plastica.

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