Antartide, il viaggio di 20mila chilometri delle alghe

Per raggiungere l'Antartide, le alghe hanno oltrepassato barriere naturali rappresentate dai venti polari e dalle correnti oceaniche (Foto: Archivio Getty Images)
3' di lettura

Alcune specie hanno raggiunto il continente polare, che quindi non presenta un ecosistema completamente isolato dal resto del mondo. La scoperta, pubblicata su Nature Climate Change, aiuta anche a comprendere gli impatti del cambiamento climatico sull'ambiente

Più di 20mila chilometri: questa la distanza percorsa da una specie di alghe per raggiungere l’Antartide. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, condotto dai ricercatori dell'Università Nazionale Australiana (Anu), coordinati da Crid Fraser. Il continente che circonda il polo sud, dunque, non è completamente isolato dal punto di vista biologico come si pensava.

Un viaggio oltre le barriere naturali

I ricercatori hanno simulato il viaggio dell'alga marrone Durvillaea, utilizzando modelli matematici per lo studio di venti e correnti. Le analisi hanno permesso di ricostruirne le rotte a partire dalle isole Kerguelen, nell'Oceano Indiano meridionale, e dall'arcipelago della Georgia del Sud, nell'Oceano Atlantico meridionale, a largo delle coste del Cile. "Per raggiungere l'Antartide queste alghe devono oltrepassare barriere naturali rappresentate dai venti polari e dalle correnti oceaniche, considerate finora impenetrabili", ha spiegato Fraser. "Abbiamo sempre pensato che piante e animali antartici fossero differenti dagli altri a causa dell'isolamento, ma evidentemente non è così: le differenze sono interamente dovute alle condizioni estreme".

L'impatto del cambiamento climatico

Lo studio indica inoltre che queste latitudini potrebbero essere più vulnerabili ai cambiamenti climatici di quanto si pensasse. L'arrivo di specie dal nord è un preoccupante segnale del riscaldamento in atto: "Alcune zone dell’Antartide sono soggette ad un rapido riscaldamento globale. Se piante ed animali arrivano qui attraverso l’oceano riusciranno a stabilirsi appena l’habitat sarà abbastanza ospitale", prosegue Fraser. Secondo la dottoressa Adele Morrison, un altra degli autori dello studio, il ruolo delle tempeste antartiche è stato decisivo: in condizioni normali i forti venti da Occidente portano gli oggetti galleggianti lontano dal continente, ma a volte questo processo si interrompe.

Ecosistema in pericolo

L'idea della ricerca è partita dalle rilevazioni del ricercatore cileno Erasmo Macaya dell'Universidad de Concepción, che per primo ha notato le alghe galleggiare in un luogo inconsueto. "Quest'alga non cresce in Antartide, ma può galleggiare e fare da zattera, portando con sé altre specie di piante e animali. Se queste specie arrivano così lontano, vedremo presto dei grossi cambiamenti negli ambienti marini antartici". La presentazione dello studio si conclude con un avvertimento: "Il cambiamento climatico può permettere l'insediamento di diverse nuove specie, che potrebbero alterare drasticamente l'ecosistema locale, anche senza l'intervento diretto dell'uomo".

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