Innalzamento mari, in pericolo la più grande farfalla britannica

Ambiente
La farfalla appartiene alla famiglia delle Papilionidae (foto Facebook/Swallowtail and Birdwing Butterfly Trust)
farfalla

Lo sostiene un'associazione in difesa di questi insetti, chiamati “coda di rondine” per la forma delle loro ali. L'ambiente in cui crescono entro 40 anni diventerà una palude salata

La farfalla coda di rondine, la più grande presente nel Regno Unito, potrebbe scomparire nelle prossime quattro decadi. La causa? L'innalzamento del livello dei mari. A lanciare l’allarme è un'organizzazione in difesa delle farfalle.

Le farfalle “coda di rondine”

“Almeno il 90 per cento dei luoghi in cui attualmente le farfalle coda di rondine si cibano diventeranno paludi salate se il livello del mare salirà di 50 centimetri”, spiega Mark Collins, a capo dello Swallowtail and Birdwing Butterfly Trust, organizzazione benefica che si occupa di proteggere le oltre 500 specie esistenti di farfalle della famiglia delle Papilionidae. Il nome “coda di rondine” si riferisce alla forma delle ali di questi insetti: i bordi di quelle posteriori assomigliano infatti a una coda che ricorda quelle dei volatili.

L'innalzamento del livello dei mari

A raccogliere l'appello di Collins e della sua organizzazione è, tra gli altri, il quotidiano britannico “The Guardian”, che sottolinea come l'unica pianta di cui si ciba il bruco da cui si genera poi questa farfalla, ossia l'Imperatoria delle paludi, non sopravvive nell'acqua salata. Quindi, a causa del previsto innalzamento dei mari, sia le piante sia i bruchi dovranno essere presto traslocati dalle zone in cui vivono che – conclude Collins – “sono destinate a sparire entro 30 o 40 anni”. Secondo gli esperti riuniti a convegno e provenienti da 25 diverse organizzazioni tra cui la Royal Entomological Society, altre 66 specie di insetti – tra cui una libellula (l'Aeshna isoceles) – sarebbero in pericolo per lo stesso motivo tra i fiumi e i laghi dei Broads, parco nazionale tra Norfolk e Suffolk. Stando alle proiezioni riguardanti i cambiamenti climatici, infatti, entro la fine del secolo questi diventeranno appunto paludi ed estuari salati.

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