Nasa: “Il buco dell'ozono si sta riducendo, funziona il bando sui gas"

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L’Agenzia spaziale ha comunicato che per la prima volta gli scienziati, grazie al satellite Aura, hanno trovato “prove dirette” della riduzione. Decisivo per questo risultato il divieto internazionale dei clorofluorocarburi (CFC) stabilito dal Protocollo di Montreal

La Nasa ha comunicato che per la prima volta gli scienziati sono riusciti a trovare “prove dirette" che il buco dell'ozono si sta riducendo. L’ente spaziale statunitense ha divulgato i dati raccolti grazie alla strumentazione a bordo del satellite Aura, dal 2004 sopra la Terra, che ha consentito la rilevazione. Il buco dell’ozono nell'atmosfera si è ridotto di circa il 20% dal 2005 e gli scienziati lo attribuiscono al divieto internazionale dei clorofluorocarburi (CFC), i gas usati un tempo in frigoriferi e spray e che provocavano il buco nell'ozono. (LO SPECIALE SUL RISCALDAMENTO GLOBALE)

A settembre 2017 il buco era ai minimi

"Abbiamo visto molto chiaramente che il cloro dei CFC sta diminuendo e che quindi la perdita di ozono si sta riducendo”, ha dichiarato Susan Strahan, responsabile del progetto e scienziata dell'atmosfera al Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland. A novembre del 2017 la NASA ha reso noto che la dimensione del buco nel mese di settembre era stata la più piccola dal 1988, con un'estensione massima di 19,6 milioni di chilometri quadrati.

Il Protocollo di Montreal

L’ozono, elemento essenziale nell’atmosfera, agisce come uno strato protettivo naturale ad alta quota che protegge dalle radiazioni ultraviolette dannose per l'uomo e le piante (LO SPECIALE SUL RISCALDAMENTO GLOBALE). Il buco nello strato fu rilevato per la prima volta nel 1985, alla fine dell'inverno nell'emisfero australe. Trent'anni fa, la consapevolezza dell'importanza dello strato di ozono convinse la comunità internazionale a firmare il Protocollo di Montreal sulle sostanze dannose per lo strato, come il CFC, proprio per limitare l'utilizzo di questo tipo di composti. Si calcola che entro il 2070 il buco avrà recuperato i livelli del 1980.

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