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I biocarburanti fanno salire i prezzi del cibo

Ambiente
Gli effetti negativi di questa diretta relazione tra biocarburanti e aumento dei prezzi del cibo sono particolarmente sentiti nelle aree urbane più povere dei paesi in via di sviluppo (Getty Images)

Un nuovo studio dimostra la diretta correlazione tra combustibili biologici e incremento del costo dei beni alimentari

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I biocarburanti spingono in su il costo del cibo. A rivelarlo è un nuovo studio, condotto da Cerulogy for BirdLife Europe & Central Asia insieme a Transport & Environment, che ne sottolinea lo stretto legame e traccia la strada per evitare le principali minacce legate a questi biocombustibili, sia per l'uomo sia per l'ambiente.

I cibi maggiormente colpiti

L'analisi è partita dallo studio di oltre 100 modelli economici, che hanno osservato l'impatto dell'industria dei biocarburanti sul prezzo del cibo. I risultati del dossier hanno dimostrato che il mercato dei carburanti estratti dalle agroenergie e prodotti con sostanze organiche come le materie agricole presentano una correlazione con l'incremento dei prezzi del cibo. Il settore alimentare maggiormente colpito da questa relazione è quello degli oli vegetali prodotti in Europa. La colza, l'olio di palma, di soia e di girasole hanno subito un incremento del 171% per ogni esajoule di biodiesel. La domanda mondiale di questo combustibile apparentemente green ha portato a un aumento dei prezzi dell'olio vegetale del 38% in tutto il mondo. Oltre agli oli collegati ai semi, anche l'etanolo estratto dal grano ha subito un aumento del prezzo globale del 20% per esajoule, così come quello estratto dallo zucchero (+40%).

Gli effetti dei biocarburanti sull'ambiente

Gli effetti negativi di questa diretta relazione tra biocarburanti e aumento dei prezzi del cibo sono particolarmente sentiti nelle aree urbane più povere dei paesi in via di sviluppo. Qui la spesa alimentare può risucchiare un terzo del reddito domestico complessivo. Inoltre, questi combustibili producono serie conseguenze anche sull'ambiente, incentivando la deforestazione, incrementando (invece di ridurre) i gas serra, responsabili del riscaldamento globale, e mettendo a rischio gli habitat delle specie minacciate dall'estinzione. Nonostante l'Unione Europea abbia stabilito che un biocarburante, per essere tale, deve produrre un risparmio di gas serra pari ad almeno il 35% in meno rispetto ai combustibili fossili, in un precedente studio, condotto ancora  da Transport & Environment, è emerso che non sempre questo parametro viene rispettato. Infatti, è stato messo in evidenza che ii biocarburanti danneggiano l'ambiente molto di più dei carburanti tradizionali: quelli a base di olio di palma, di cui i veicoli europei sono i primi destinatari, sono tre volte peggiori per il clima rispetto al diesel fossile.

Il cambiamento deve partire dall'Europa

"La scienza parla chiaro: i biocarburanti fanno salire il prezzo del cibo - spiega Jori Sihvonen, rappresentante della sezione combustibili puliti di Transport & Environment -. Questa industria ha bisogno di affrontare l'evidenza che se si usa il cibo per alimentare le automobili, si aumenta la domanda di cibo e quindi il suo prezzo. Invece di diffondere "ragioni alternative", i produttori di biocarburante dovrebbero investire in tecnologie avanzate che non facciano affidamento sui raccolti agricoli". Al momento il Parlamento Europeo è al lavoro su una proposta che rimoduli la direttiva sulle energie rinnovabili. In questo documento i Paesi membri dell'Unione possono utilizzare i carburanti biologici per raggiungere i propri obiettivi energetici entro il 2030. Secondo quanto dichiarato dallo studio, se l'Europa eliminerà gradualmente questa fonte energetica entro il 2030, il prezzo globale degli oli vegetali diminuirà entro tale data dell'8%. Ciò porterebbe a produrre un risparmio sull'intero bilancio europeo alimentare di 13 miliardi di dollari entro il 2030, a cui si aggiungono altri 6 miliardi di dollari risparmiati dai consumatori in tutto il mondo, inclusi i Paesi in via di sviluppo.