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Clima e oceani, in Europa c'è ancora scarsa conoscenza

Ambiente
Europei preoccupati per gli oceani, soprattutto per l'inquinamento (Foto: Getty Images)

Un sondaggio condotto in 10 Paesi, Italia inclusa, offre uno spaccato sulla percezione e conoscenza dei problemi degli oceani legati ai cambiamenti climatici. Metà degli intervistati è convinta che l'uomo influisca poco o nulla

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Gli oceani sono i polmoni del nostro pianeta: producono il 70% dell'ossigeno che respiriamo. Regolano il clima e ci forniscono cibo, medicine, energia. Su questo delicato equilibrio pende la spada di Damocle del cambiamento climatico. Ma quanto realmente sa l'opinione pubblica sulle conseguenze dei mutamenti del clima sugli oceani? A questa domanda vuole rispondere un sondaggio condotto su 10 mila persone di 10 Paesi europei, tra cui l'Italia, pubblicato su Frontiers in Marine Sciences.

Il ruolo dell'uomo

Anche se a livello complessivo in Europa le persone sono abbastanza consapevoli dell'impatto dei cambiamenti climatici sugli oceani, c'è ancora una fetta "sorprendente" di cittadini poco informati o addirittura disinformati. Guidata dal professor Paul Buckley, del Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science (Cefas) della Gran Bretagna, l'indagine ha evidenziato che oltre la metà degli intervistati è convinta che l'uomo abbia un ruolo solo parziale o addirittura nullo sui cambiamenti del clima. E molti di coloro che si dicono ben informati sugli effetti del clima sul mare non si rivelano tali. Il 26% crede che l'Artico abbia già perso tutto il ghiaccio marino estivo e il 30% pensa che la temperatura del mare sia già aumentata di oltre 2 gradi. Tutti elementi che sono relativi a scenari possibili entro il 2100, non già in atto. Convinzioni che preoccupano gli scienziati perché, sottolineano, se queste possibili conseguenze per molte persone "sono" già realtà allora è difficile che possano avere degli incentivi per agire e prevenire tali cambiamenti.

Inquinamento problema "grave"

In generale l'inquinamento è percepito dai più come l'impatto umano più grave sull'oceano, ma gli europei non sono ad esempio ben informati sull'acidificazione degli oceani che è causata dalle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera. Preoccupano anche lo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento dei mari, gli eventi estremi. Tuttavia, curiosamente, i popoli che già hanno a che fare con queste conseguenze dei cambiamenti climatici - come i danesi per il livello dei mari o i norvegesi per la perdita di ghiaccio marino - sono i meno preoccupati. Tra gli altri risultati è emerso anche che ad essere considerati di più, per i loro pareri, sono gli scienziati che lavorano per ong ambientaliste, rispetto a quelli che lavorano per il governo o l'industria.  

Gli italiani si definiscono tra i più "informati"

Lo studio rivela tante differenze regionali nella percezione dei temi legati a clima e oceani che, secondo gli esperti, sono utili per tarare meglio la comunicazione scientifica sull'argomento. Gli italiani ad esempio, insieme a tedeschi e spagnoli, sono coloro che si sentono tra i più informati su questioni legate a clima e oceani. E affermano di essere molto preoccupati a riguardo. Le prime risposte che vengono in mente agli italiani se pensano agli impatti del clima su mare e coste sono state principalmente l'erosione costiera e l'innalzamento del livello del mare. Chi si sente invece meno informato sono cechi, estoni e olandesi.

Giovani scettici su internet come fonte

Quanto alle fonti, Internet è il mezzo a cui italiani, cechi ed estoni danno più credito. Al contrario è quello meno considerato da francesi e britannici. La tv è più apprezzata in Germania, Irlanda ed Estonia e meno in Francia. In generale i cittadini di zone costiere, ma anche donne e adulti tra 54 e 64 anni, sono fra coloro che si sono detti più informati e più preoccupati per la salute degli oceani e gli effetti del clima rispetto a chi vive in zone interne e di altre fasce di popolazione. I giovani, tra i 18 e i 24 anni, sono tra i più assidui utilizzatori di internet ma sono anche coloro che credono meno a questa fonte rispetto ai più "anziani".