Robert Englund, l’intervista: “The Midnight Man, cattivo da incubo”

Robert Englund
@Getty Images

Il leggendario attore racconta i suoi incubi e il film horror con cui è tornato nelle sale in un’intervista esclusiva.

di Marco Agustoni

Giovedì 11 gennaio arriva nelle sale italiane The Midnight Man di Travis Zariwni, horror dall’impianto “classico” ma ricco di sorprese e di trovate originali, che vede i giovani protagonisti Gabrielle Haugh e Grayson Gabriel affiancati da un vero e proprio veterano del cinema del terrore come Robert Englund, iconico interprete di Freddy Krueger in Nightmare – Dal profondo della notte e nei vari sequel del film.

The Midnight Man racconta di una ragazza, Alex, che assieme all’amico Miles ritrova nella vecchia magione della nonna un gioco misterioso, in grado di evocare “l’uomo di mezzanotte”, un’entità malvagia in grado di sfruttare le paure più profonde degli sventurati giocatori. Questo gioco mortale prevede una serie di regole ben precise, che non vanno assolutamente violate.

Nel film, Robert Englund interpreta il dottor Goodberry, un vecchio conoscente di Anna, la nonna di Alex, che sembra essere ben informato sull’uomo di mezzanotte e sul suo crudele gioco. Ne abbiamo parlato direttamente con lui in un’intervista.

Cosa ci può dire del suo personaggio, il dottor Goodberry?

Il regista del film, Travis Zariwni, ha come direttore della fotografia una persona con cui avevo lavorato in Behind the Mask, un film di cui sono molto orgoglioso. Quando mi hanno contattato perThe Midnight Man, sono subito entrato in connessione con Travis e ho capito perfettamente quello che voleva fare con il film. Ho immediatamente amato il ruolo del dottor Goodberry perché anche lui ha a suo modo preso parte al gioco dell’uomo di mezzanotte da bambino e ho subito immaginato che avesse una cotta giovanile per Anna, la nonna di Alex, che è interpretata da Lin Shaye, un’attrice davvero eccezionale.

Cosa rende particolare questo film?

Quel che amo di The Midnight Man è che Travis lo ha girato intenzionalmente in maniera tradizionale. So che ci sono tanti altri film su giochi proibiti o maledetti a cui non bisogna giocare – ne ho girati anch’io – ma credo che questo si distingua proprio perché non rientra nei canoni del cinema contemporaneo. È raccontato come una classica ghost story. Fino alla fine vengono solo mostrati indizi del mostro, non viene rivelato sin da subito come succede spesso oggi. E quando lo si vede per bene è fantastico, anche grazie all’attore-ballerino che lo interpretava, Kyle Strauts, che è davvero imponente. Inoltre quel che si vede nel film è “tutto vero”, c’è pochissima CGI.

Cosa ha di diverso il Midnight Man da altri villain dei film dell’orrore?

Anche in Nightmare Freddy utilizzava le paure dei ragazzi che perseguitava per portarli in trappola. Ma il Midnight Man lo fa in modo diverso, molto più profondo, perché le paure che sfrutta sono recondite, a volte quasi inconsce. Sono traumi profondi, come nel caso del personaggio di Kelly e del “Bunny Man”, senza stare a rivelare troppo del film.

Usare la paura per imporre delle regole: è qualcosa che accade spesso anche nella vita reale…

Assolutamente sì. E credo che sia interessante che i due giovani protagonisti finiscano nella trappola del gioco a causa del loro cinismo giovanile, dei loro dubbi. Ma è qualcosa che accade per gradi, vengono sedotti poco a poco.

La paura che il Midnight Man potrebbe usare contro di lei?

So che potrebbe sembrare banale, ma io guido piuttosto veloce e ogni volta che vedo nello specchietto retrovisore i lampeggianti della polizia mi viene il terrore che mi fermino. Davvero, ho il batticuore… credo che sia la paura primordiale dell’autorità.

Un incubo ricorrente?

Sogno almeno una o due volte a settimana di non ricordare le mie battute in una recita di Shakespeare, mi ritrovo a dover salire sul palco senza sapere cosa devo dire. E posso assicurarvi che per un attore è una situazione davvero spaventosa!