Bad Car, quando l’automobile è una trappola

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I veicoli a quattro ruote sono oggetti affascinati. Tuttavia possono essere così pericolose da risultare letali. Nell’immaginario cinematografico sono diventate ancor più insidiose che nella realtà. Da Monolith a Christine, da A prova di Morte a La Macchina Nera ecco le automobili più “cattive” del grande schermo

 

Lo racconta purtroppo la cronaca: le automobili, per quanto siano veicoli utili, ormai fondamentali per molti e, ad un certo livello, capolavori di design e ingenieristica, possono essere oggetti letali. Con realismo e grande poesia Dino Risi ci ha dimostrato nel suo capolavoro Il Sorpasso con Vittorio Gasmann la subitanea, drastica e imprevista tragedia di un incidente in auto. Ma altri registi e scrittori hanno inventato storie nelle quali le vetture diventano mostri sovrannaturali e demoniaci, armi micidiali utilizzate da serial killer al volante o prigioni inevadibili, come la “macchina più sicura di sempre” di Monolith in onda su Sky Cinema. 

Da Monolith a Cujo

Scritto da Roberto Recchioni e Matteo Uzzeo, diretto da Ivan Silvestrini, Monolith è la storia di un dramma che si consuma dentro l’abitacolo di una macchina iper-tecnologica nella quale è rimasto chiuso un neonato e dei disperati tentativi della madre per riuscire ad aprirla. Una situazione -quella dell’auto come prigione - che rimanda al romanzo Cujo di Stephen King, dove una madre e suo figlio sono asserragliati dentro un’automobile con il motore rotto mentre un feroce San Bernardo rabbioso li assedia. 





Anche per lo sventurato protagonista del capolavoro Duel di Steven Spielberg, tratto da un racconto di Richard Matheson, la macchina è a suo modo una prigione, il luogo dove può decretarsi il suo destino mentre fugge da un tir guidato da un folle che lo vuole uccidere. Sono un carcere per condannati a morte le vetture di The Hitcher, dove un terribile Rutger Hauer viene accolto come autostoppista per massacrare successivamente i suoi ospiti.

Macchine Demoniache

King, il re dell’orrore, ha inventato l’apoteosi della macchina stregata, ovvero Christine, una Plymouth Fury del 1958 posseduta dallo spettro del suo malvagio ex-proprietario. Nella comunque notevole versione filmica di John Carpenter invece Christine sembra avere a priori una sua propria volontà omicida.



Da ricordare il tesissimo La Macchina Nera del 1977, diretto da Elliot Silverstein, dove un macabro veicolo, invasato da una forza demoniaca, uccide una pletora di malcapitati in una cittadina del Nuovo Messico.

Serial killer alla guida
Quentin Tarantino ci ha raccontato, nel suo fulminante A Prova di Morte, le bieche imprese di un maniaco omicida con la fissa dei bolidi, in questo caso Kurt Russel, che investe con la sua super-car le sventurate ragazze che incontra nei bar. Tuttavia il mostro interpretato dall’attore di Fuga da New York è troppo ottuso per capire che il luogo comune “le donne non sanno guidare” è totalmente errato e troverà la sua nemesi in un’agguerrito gruppo di fanciulle. Un altro thriller che non possiede la grazia contorta del film di Tarantino ma risulta valido nell’intrattenere con la sua suspense spietata è Highwaymen di Robert Harmon, lo stesso regista di The Hitcher. Qui, consumate sull’autostrada, si scontrano uomini e donne in una lotta tra serialità omicida e vendetta; meravigliose e spaventose le automobili che appaiono come mostri nobili e ignobili in una lotta che ha qualcosa di preistorico.