Buon compleanno Neil Young, il maestro del folk rock compie 72 anni

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Neil Young in concerto (Getty Images)

Il cantautore canadese compie gli anni il 12 novembre. La sua carriera è costellata di ben 37 album e numerose trasformazioni stilistiche

Ricorrenza da festeggiare per una delle grandi voci del rock americano, Neil Young, che il 12 novembre compie 72 anni. Un artista che ha già lasciato una sua impronta ben definita nel mondo della musica: nei suoi 37 album in studio ha infatti fatto emergere nel tempo numerose intuizioni che avrebbero poi aperto la strada a diversi generi, con uno spirito eclettico e una prolificità notevoli. Nome di riferimento del folk rock, Young ha però anche "sporcato" parecchio il suono della sua chitarra, fino a essere considerato un precursore della generazione grunge (Nirvana, Soundgarden), ma anche di quella punk (Ramones, Sex Pistols). Il canadese è così diventato una grande voce non solo nel senso puramente tecnico, ma anche per l'influenza delle sue posizioni. Nei suoi ultimissimi lavori la protesta del cantautore ha avuto bersagli ben chiari: la società di biotecnologie Monsanto e, nell'album in arrivo, il presidente americano, Donald Trump.

Le origini

Young, nato a Toronto, è tra i fondatori negli anni Sessanta di un primo gruppo di successo, i Buffalo Springfield. Nella band c'è anche, in qualità di leader, il chitarrista Stephen Stills, che in seguito insieme a Young, David Crosby (già nei Byrds) e Graham Nash (già negli Hollies) darà vita a uno dei “supergruppi” per eccellenza. I "Crosby, Stills, Nash & Young", i cui componenti avevano già esperienze importanti alle spalle: raggiungeranno infatti un grande successo a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, divenendo uno dei nomi di punta del folk rock. Con Young in organico, la band pubblica “Dejavu” nel 1970, destinato a rimanere l'album più celebrato della band (Young tornerà poi in altri due dischi di CSN&Y).

 

I successi

Tra il 1969 e il 1972 Neil Young, però, è già impegnato sui suoi dischi solisti: in quegli anni vengono pubblicati i capolavori “Everybody knows this is nowhere” (1969), “After the gold rush” (1970) e “Harvest” (1972), sarà quest'ultimo il primo grande successo commerciale per il canadese, consacrato fra i grandi del rock. Un altro biennio chiave per Young è il 1973-1975: in questo breve periodo il cantautore pubblica tre album destinati a comporre la cosiddetta Trilogia del dolore, un viaggio introspettivo che parte con il live album “Time Fades Away” del 1973, prosegue con “On The Beach” del 1974 e che si chiude con “Tonight’s The Night”. Dopo aver raggiunto la vetta delle classifiche con “Harvest”, Young si chiude in se stesso, piange gli amici scomparsi. Degno di nota anche il successivo “Zuma” (1975) nel quale la voce di Young torna immersa in contesti più solari, inveendo contro i conquistadores spagnoli in America Latina. Assurge anch'esso al livello di classico “Rust never sleeps” del 1979, uscito negli anni nervosi del punk rock, ne assorbe parte della foga. Dieci anni dopo, nel 1989, Young firma una delle più trascinanti e conosciute fra le sue canzoni, “Rocking in a free world”.

Gli ultimi lavori

La carriera di Neil Young è stata lunga ed eclettica, ma il canadese non ha smesso di dire la sua anche negli anni recenti. Nel 2015 compone un concept album di denuncia contro la Monsanto (“The Monsanto Years”), rea di produrre erbicidi dalla sicurezza controversa e di essere leader nella ricerca degli organismi geneticamente modificati. L'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, poi, non è andata giù al cantautore che ha annunciato un nuovo album di protesta, atteso per il prossimo 1° dicembre e intitolato “The Visitor”. Il titolo è dovuto al fatto che, da canadese, Young ha vissuto gli States come un visitatore, per quanto amante delle libertà americane. In un primo singolo Young risponde allo slogan della campagna presidenziale di The Donald “Make america great again”: la canzone si chiama “Already great”, ovvero “siamo già grandi”.

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