Dieci curiosità sul Teatro San Carlo di Napoli

10 curiosità sul Teatro San Carlo (LaPresse)
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Non tutti sanno che è il più antico d'Europa ancora in attività, nonché uno dei più capienti d'Italia. Dalla sua inaugurazione al suo restauro, che dura da tre anni, ecco la storia di uno dei luoghi di cultura più importanti della Penisola, che compie 280 anni

Il 4 novembre 1737 Napoli assisteva all'inaugurazione del Teatro San Carlo. Nell'edificio progettato dagli architetti Giovanni Antonio Medrano e Antonio Niccolini, fu scelta come prima opera la rappresentazione dell'"Achille in Sciro" di Domenico Sarro, basata sul libretto di Pietro Metastasio. Ad oggi, dopo 280 anni di attività, il San Carlo è il più antico teatro d'Europa ancora in attività, nonché - grazie ai suoi 1.300 posti a sedere - uno dei più capienti d'Italia. Ecco 10 curiosità su uno dei palchi più ambiti dagli artisti di tutto il mondo.

Il nome

Come riporta il sito ufficiale, il Teatro San Carlo deve il nome a colui che espresse la volontà di costruire il luogo: Carlo III di Borbone. Il sovrano voleva che la sua città avesse un luogo che rappresentasse il potere regio anche nelle arti. Per questo scelse l'area confinante con Piazza del Plebiscito come sua sede. L'inaugurazione avvenne il 4 novembre proprio in onore del sovrano dato che quel giorno cadeva l'onomastico del re. L'iniziativa di Carlo III anticipò di 41 anni la costruzione della Scala di Milano e di 55 quella del Teatro La Fenice di Venezia.

La pianta a ferro di cavallo

Il progetto architettonico del San Carlo introduce la pianta a ferro di cavallo, la più antica del mondo, che diventa un modello per il teatro all'italiana. A questa struttura si ispirarono i successivi teatri d'Italia e d'Europa, come il Teatro Argentina di Roma e il Massimo di Palermo.

Il passaggio segreto

Il teatro San Carlo sorge a ridosso del lato nord del Palazzo Reale. I due edifici sono collegati da una porta, accessibile alle spalle del palco reale. Il passaggio fu pensato perchè il re potesse recarsi agli spettacoli senza essere costretto a uscire dal palazzo, passando per la strada, in mezzo alla folla. Il palco reale può ospitare dieci persone.

Gli specchi

Nei palchi del Teatro San Carlo erano stati installati degli specchi nelle pareti laterali, inclinati in modo tale da riflettere il palco reale. Questo stratagemma di arredamento serviva per far sì che il pubblico rispettasse una regola non scritta: ogni spettatore non poteva applaudire o chiedere un bis prima del re. Gli specchi permettevano dunque di essere certi che il sovrano stesse battendo le mani, per evitare una pessima figura.

Il museo

Accanto al Teatro San Carlo è possibile visitare anche il MeMus, sigla che sta per Memoria e Museo, un luogo che ripercorre la storia del San Carlo e dell'opera lirica in generale. Dal 1° ottobre 2011 vi si possono ammirare strumenti musicali, fotografie, costumi, documenti d'epoca. File audio e video arricchiscono la visita. L'accesso al museo avviene dai giardini dell'adiacente residenza reale, e il percorso interno segreto voluto dal re, permette di accedere ad ambienti storici del palazzo.

I fregi nascosti

Nel 1980 furono scoperti alcuni dettagli architettonici passati inosservati per anni. Sotto l'arco del proscenio fu scoperto lo stemma originario del Regno delle due Sicilie. Inoltre, l'orologio situato in questo punto del Teatro ha rivelato un particolare curioso: il suo meccanismo invertito fa si che le figure allegoriche del Tempo e delle Ore facciano da lancette fisse su un quadrante che ruota.

Restauri

Tra gli interventi più importanti si ricorda il primo restauro, avvennuto a soli 60 anni dall'inaugurazione, dedicato alle decorazioni della sala, create da Domenico Chelli. Nel gennaio 2010, dopo i lavori coordinati dall'architetto Elisabetta Fabbri, il Teatro San Carlo ha riaperto le porte ai visitatori. I restauri hanno interessato il foyer, la sala principale, i principali rilievi decorativi che sono stati puliti. Con l'occasione è stato aggiunto un impianto di climatizzazione che immette aria nella platea, attraverso una bocchetta posizionata sotto ognuna delle 580 poltrone (tutte sostituite) e in ogni singolo palco della sala.

L'incendio e la ricostruzione

Nel 1816 l'architetto Antonio Niccolini, che aveva creato il progetto di una nuova facciata principale in stile neoclassico, venne incaricato di ricostruire il teatro devastato da un incendio. Questa opera rese l'acustica del San Carlo, già giudicata eccellente, pressoché perfetta. Niccolini ottenne questo risultato sollevando il soffitto rispetto al passato.

L'indimenticabile inaugurazione

Un anno dopo l'incendio del 1816, all'inaugurazione del 12 gennaio 1817, era presente lo scrittore Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal, che scrisse: "Non c'è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro ma ne dia la più pallida idea. Questa sala, ricostruita in trecento giorni, è un colpo di Stato. Essa garantisce al re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare... Chi volesse farsi lapidare, non avrebbe che da trovarvi un difetto. Appena parlate di Ferdinando, vi dicono: 'ha ricostruito il San Carlo!'". In quella serata fu eseguita l'opera "Il sogno di Partenope" di Giovanni Simone May.

Uno dei teatri più belli del mondo

Nel volume "The 10 Best of Everything", edito dal National Geographic, il teatro San Carlo è stato inserito tra i 10 più belli al mondo.

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