Istat, il 40% delle lavoratrici precarie è mamma

Protesta dei ricercatori precari dell'Istituto Besta (Foto: LaPresse)
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Lavori a termine e collaborazioni in aumento in Italia dal '97 e non più solo appannaggio dei giovani. Il precariato cresce ed è un fenomeno che riguarda anche adulti con figli

Il precariato non è solo un fenomeno che riguarda i giovani, ma interessa anche adulti, spesso con responsabilità familiari, tanto che più del 40% delle lavoratrici precarie è mamma. Dal '97 le forme di lavoro "atipiche", tra contratti a termine e collaborazioni, sono in aumento in Italia e interessano particolarmente anche i laureati. È quanto emerge dall'audizione in commissione Affari costituzionali alla Camera del presidente dell'Istat, Giovanni Alleva, sentito sulle proposte di legge per assicurare l'equità nei trattamenti previdenziali e assistenziali.

Lavoro "atipico"

Il lavoro precario, ha spiegato Alleva, è "più diffuso tra i giovani di 15-34 anni", tanto che "circa un occupato su quattro svolge un lavoro a termine o una collaborazione". Il precariato riguarda tuttavia anche gli "adulti e i soggetti con responsabilità familiari: nel 2016 un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, con un'incidenza sul totale degli occupati dell'8,9%". Tra le donne "il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre".

Quota precari in crescita dal 1997

Dai dati snocciolati da Alleva emerge che la quota di lavoratori temporanei, già in partenza più consistente fra i giovani, aumenta dal 1997. In particolare "tra il 2008 e il 2016, nella classe 15-34 anni, la quota di dipendenti a termine e collaboratori aumenta di 5,6 punti, dal 22,2% al 27,8%". Tuttavia "nel 2016 si attenua la crescita del lavoro atipico" a "fronte di incrementi nel lavoro a tempo indeterminato anche tra i più giovani".

Laureati più precari

Il precariato alla prima occupazione risulta diffuso anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all'aumentare del grado di istruzione. È pari al 21,2% per chi ha concluso la scuola dell'obbligo e al 35,4% per chi ha conseguito un titolo di studio universitario. Insomma, almeno a inizio carriera, il lavoro precario interessa più i laureati, chi ha studiato di più.

Giovani a rischio pensioni basse

Il basso tasso di occupazione dei 25-34enni (60,3% nella media del 2016) "costituisce una grande debolezza per il presente e il futuro di queste generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata", ha detto Alleva. Questo, ha proseguito, "si rifletterà su importi pensionistici proporzionalmente più bassi rispetto a carriere lavorative regolari, cioè con salari adeguati e continuità nel versamento dei contributi". Non solo, lo "scarso impiego" di giovani indica "una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione". Elemento che ha un "impatto potenziale" sullo sviluppo economico del Paese.

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