Instagram, ecco come funziona l'algoritmo del social

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La società, acquistata da Facebook nel 2012, ha dovuto cambiare il suo "codice" due volte nel giro di pochi mesi. Svelati per la prima volta i criteri alla base: interesse, tempo e relazione. Smentite poi alcune bufale

L'algoritmo è un meccanismo che fa funzionare un social network: per risolvere un problema, viene applicata una sequenza finita di istruzioni che, a loro volta, devono essere interpretate ed eseguite fino alla fine secondo un ordine preciso. Instagram ha dovuto cambiare il suo algoritmo due volte nel giro di pochi mesi senza mai rivelare quali fossero i criteri che ne stavano alla base. Di recente però la società, acquistata da Facebook nel 2012, ha radunato alcuni giornalisti nei suoi nuovi uffici di San Francisco e ha spiegato per la prima volta quali sono gli “ingredienti” dell'algoritmo attuale.

I fattori chiave

Nel 2016 l'aggiornamento del social aveva penalizzato l'ordine cronologico, suscitando le proteste degli utenti. Successivi accorgimenti si è cercato un maggiore equilibrio tra post più recenti e più rilevanti per l'utente, fino ad arrivare alla ricetta attuale che prende in considerazione tre elementi. Il primo è l'interesse, cioè la valutazione di ciò che dovrebbe riguardare più da vicino l'utente. A ogni post viene dato un "ranking", determinato dai comportamenti avuti dall'account in relazione a contenuti simili. Il secondo criterio è il tempo: più il post è recente, più ha possibilità di essere visualizzato. C’è poi la "relationship", cioè il legame con l'utente che ha pubblicato l'immagine, per cui sono reputati amici più stretti coloro con i quali si interagisce più spesso, commentando o taggando i post pubblicati.

Altri criteri

Ci sono altri fattori che rientrano nel funzionamento dell’algoritmo e che determinano la posizione e la visualizzazione di un post nel “flusso quotidiano” dell’utente. Come la frequenza: in base al numero di accessi dell'utente, Instagram prova a ordinare i post partendo dall'ultimo login. Il social, poi, "diversifica" le persone seguite: se sono molte, non si concentrerà solo sulle ultime più attive ma pescherà da più utenti. Un altro criterio è la quantità di utilizzo, cioè quanto tempo l'utente passa sul social: se è poco, l'algoritmo cercherà di concentrare in poco spazio i post ritenuti più rilevanti; se invece le sessioni sono più lunghe, anche il "catalogo" dei post sarà più ampio.

Smentite alcune bufale

Oltre a svelare i criteri che regolano il suo algoritmo, Instagram ha smentito alcune notizie false che circolano da tempo sul suo funzionamento: non è in programma la reintroduzione di un ordine esclusivamente cronologico e nessun post viene nascosto: scorrendo (prima o poi) si vedrà tutto ciò che è stato pubblicato. L'algoritmo non favorisce foto o video: se un utente visualizza più un formato dell'altro dipende dalle sue scelte e dalle sue interazioni e non ci sono favoritismi neppure per gli utenti che usano le “Stories” a scapito di chi non lo fa. Nessuna penalizzazione per gli utenti in base alla frequenza (eccessiva o troppo scarsa) dei post e, ancora, nessuna distinzione tra account personali e aziendali. Quindi, fanno sapere dal social network, la scelta dell'uno o dell'altro va fatta senza pensare che porti vantaggi in termini di visibilità di per sé. Smentito poi lo "shadowbanning", cioè la penalizzazione (oscura e non palese) di alcuni utenti in base a un uso eccessivo di hashtag.

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