Pallone d’Oro 2026, perché quest’anno la cerimonia di premiazione si svolge a Londra

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Per la prima volta nella sua storia, il più prestigioso riconoscimento individuale del calcio istituito da France Football lascerà Parigi per approdare nella capitale inglese in occasione della sua 70ª edizione. Una scelta tutt’altro che casuale, pensata per rendere omaggio a Stanley Matthews, il primo storico vincitore del Pallone d’Oro e tuttora il più anziano ad aver ricevuto il riconoscimento all’età di quasi 42 anni

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Soprannominato “il Mago del dribbling” o più semplicemente “il Mago”, Sir Stanley Matthews è entrato nella storia del calcio come il primo vincitore del Pallone d’Oro, il più ambito e prestigioso riconoscimento individuale istituito nel 1956 dalla rivista francese France Football. Proprio per rendere omaggio alla leggenda inglese e celebrare i 70 anni del trofeo, gli organizzatori hanno scelto di trasferire eccezionalmente la cerimonia da Parigi, sede storica dell’evento, a Londra. Considerato uno dei più grandi calciatori inglesi di tutti i tempi, Matthews nacque a Stoke-on-Trent il 1° febbraio 1915. Terzo di quattro fratelli, tutti figli del pugile locale Jack Matthews, si appassionò al calcio fin da bambino e affinò il dribbling e la propria tecnica allenandosi per ore nel giardino di casa. Nonostante il padre spingesse affinché il figlio seguisse le sue orme nella boxe, alla fine Stanley scelse il calcio, sostenuto anche dagli incoraggiamenti della madre, e nel 1929 fu convocato nella squadra scolastica della sua città a soli 14 anni. 

La carriera da giocatore nei club

Nella selezione della sua scuola Matthews si mise subito in luce, attirando l’attenzione dello Stoke City che decise di ingaggiarlo proprio nel giorno del suo quindicesimo compleanno come fattorino. Iniziò prima a giocare nelle riserve, distinguendosi presto per la capacità di superare gli avversari con quel dribbling che aveva allenato proprio tra le mura domestiche. A 17 anni gli venne offerto il primo contratto professionistico e due anni arrivò anche il debutto in prima squadra nella vittoria dello Stoke City sul Bury per 0-1. La stagione successiva segnò anche il suo primo gol nei professionisti proprio contro gli storici rivali del Port Vale, che allenerà per una breve parentesi nella sua carriera da tecnico. Esterno offensivo dotato di grande velocità, controllo palla e intelligenza tattica, si mise subito in mostra come grande realizzatore, ma dovette adattare il suo stile di gioco a compiti più difensivi. La sua ascesa fu momentaneamente interrotta dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, che gli fece perdere sei anni di professionismo proprio all’apice della sua carriera, dai 24 ai 30 anni. Durante il conflitto venne anche arruolato nella Royal Air Force, continuando comunque a giocare nelle competizioni non ufficiali. Nel 1946, quando tornò a calcare i campi da calcio in partite ufficiali, fu coinvolto nel match di FA Cup tra Stoke City e Bolton Wanderers che precedette il disastro del Burnden Park, quando a causa di un enorme e imprevisto afflusso di tifosi, due barriere di contenimento cedettero nella curva gremita, provocando 33 morti e 11 feriti. Profondamente colpito dalla tragedia, contribuì al fondo destinato alle vittime e ai loro familiari. L’anno successivo, a 32 anni, venne acquistato dal Blackpool per 11.500 sterline, godendo sin da subito della fiducia dell’allenatore Joe Smith. Con i “mandarini”, raggiunse alcuni dei momenti più importanti della sua carriera, vincendo nella stagione 1952/53 la sua prima FA Cup, coronando anche il desiderio del padre che in punto di morte gli aveva chiesto di conquistare il prestigioso trofeo e di prendersi cura di sua madre. La finale, disputata contro il Bolton Wanderers, passò alla storia come la “Matthews Final”, così soprannominata per la grande prestazione di Stanley che aiutò la squadra a rimontare da 3-1 a 4-3. Nonostante l’età già avanzata, Matthews continuò a giocare ad altissimi livelli, riuscendo a vincere nel 1955/56, a 41 anni e 10 mesi, la prima edizione del Pallone d’Oro, superando il madridista Alfredo Di Stéfano per 47 voti a 44. Rimane il più anziano ad aver vinto il premio, superando Lionel Messi, 36 anni e 3 mesi, e Karim Benzema, 34 anni e 9 mesi, grazie a uno stile di vita rigoroso, caratterizzato da una dieta quasi vegetariana e dall’astensione all’alcol che gli consentirono di allungare di molto la sua carriera. Nel 1961, dopo quattordici stagioni con la maglia del Blackpool, tornò allo Stoke City, contribuendo due anni dopo alla promozione del club in First Division, conquistando il suo secondo titolo di categoria della sua carriera. Negli ultimi anni vide ridursi il suo spazio in campo, ma continuò a giocare fino al 1965, concludendo la sua carriera calcistica a cinquant’anni. Nello stesso anno fu nominato Knight Bachelor, il più antico riconoscimento cavalleresco inglese, ricevendo il titolo di Sir. 

La nazionale inglese, la carriera da allenatore e l’impegno in Sudafrica

Matthews debuttò con la maglia dei Tre Leoni nel 1934 contro il Galles, segnando un gol nella vittoria per 4-0. Pochi mesi dopo prese parte anche alla celebre “Battaglia di Highbury”, la partita amichevole giocata contro l’Italia campione del Mondo e vinta dall’Inghilterra per 3-2. Anche il suo percorso internazionale fu interrotto dalla Seconda guerra mondiale e trascorsero otto anni prima di rivedere Stanley con la nazionale inglese, con cui tornò in campo nel 1947 contro la Scozia. Nel corso della sua carriera con i Tre Leoni collezionò 54 presenze e 11 gol, vincendo nove edizioni del British Home Championship, il torneo annuale tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. La sua ultima apparizione con la nazionale risale al 1957, quando l’Inghilterra batté la Danimarca a Copenaghen permettendo a Matthews di diventare il più anziano calciatore ad aver rappresentato i Tre Leoni a 42 anni e 104 giorni. Stabilì anche il primato di longevità con la nazionale, vestendone la maglia per 23 anni. Dopo il ritiro, Matthews intraprese anche una breve carriera da allenatore e nel 1965 fu ingaggiato dai rivali storici del Port Vale insieme all’amico Jack Mudie, con l’obiettivo di rilanciare la squadra puntando sui giovani talenti. Dopo le dimissioni dell’amico, assunse il controllo completo del club, ma si rivelò un’esperienza infelice soprattutto a causa delle irregolarità finanziarie che portarono il club a essere espulso temporaneamente dalla Football League. Matthews si impegnò personalmente per ottenere la riammissione della società, riuscendo nell’intento grazie anche al rispetto di cui godeva nel mondo del calcio. Lasciò l’incarico nel 1968 e decise di non intraprendere più la carriera da allenatore in Inghilterra, continuando però a dedicarsi al calcio giovanile. Dal 1953 al 1978, trascorse le sue estati in Africa, allenando ragazzi provenienti da contesti economicamente svantaggiati, arrivando anche a sfidare apertamente la segregazione razziale dell’apartheid in Sudafrica, dove nel 1975 fondò una squadra composta interamente da giovani calciatori neri, chiamata “Stan’s Men”. Per realizzare il sogno dei ragazzi di giocare in Brasile, organizzò una tournée a Rio de Janeiro, finanziata grazie al sostegno di alcuni sponsor, rendendo la sua squadra la prima formazione sudafricana composta interamente da calciatori neri a giocare all’estero, in un periodo in cui l’apartheid imponeva rigide restrizioni razziali.

Il rapporto con la FA e gli ultimi anni di vita

Oltre che per le prodezze sul campo, la carriera di Matthews si segnalò anche per un rapporto spesso conflittuale con la FA, la Federazione calcistica inglese. La leggenda inglese criticò spesso e apertamente il conservatorismo dei suoi dirigenti, accusandoli di ostacolare l’innovazione, trascurare i tifosi e ignorare le competizioni internazionali. Secondo Matthews, che aveva trascorso gran parte della sua vita anche all’estero, la Fa era troppo legata alle tradizioni e poco incline ai cambiamenti imposti dal calcio moderno e il rapporto si incrinò a tal punto che il campione inglese arrivò anche a contestare la distribuzione dei biglietti per finale di FA Cup del 1953, quando ai tifosi del Blackpool furono assegnati soltanto 12.000 dei 100.000 posti disponibili. Dopo aver viaggiato a lungo nel resto del mondo, Matthews tornò a Stoke-on-Trent nel 1989, stabilendosi con la moglie Mila, rimanendo legato al calcio anche dopo il ritiro, disputando all’età di settant’anni un’amichevole tra ex calciatori inglesi e brasiliani, dimostrando ancora la sua longevità. Morì il 23 febbraio 2000, dopo essersi ammalato durante una vacanza a Tenerife. Attualmente occupa il 17° posto nella classifica dei migliori calciatori del ventesimo secolo della rivista World Soccer, mentre l’International Federation of Football History & Statistics lo ha collocato all’11° posto nella propria classifica storica. 

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