Gino Paoli, omaggio al Bif&st: il Petruzzelli lo saluta con Il cielo in una stanza

Spettacolo

L’Italia saluta Gino Paoli, morto a 91 anni. Al Bif&st di Bari, il Teatro Petruzzelli gli rende omaggio con le note de Il cielo in una stanza, eseguite dal vivo da Alessio Puglisi prima della proiezione di Nuovo Cinema Paradiso e della consegna del premio Arte del Cinema a Giuseppe Tornatore. Un tributo essenziale, affidato alla musica più che alle parole

Non c’è bisogno di parole, quando una canzone ha già detto tutto.
L’Italia perde uno dei suoi cantautori più grandi, Gino Paoli, morto il 24 marzo all’età di 91 anni, e il Bif&st – Bari International Film & TV Festival sceglie di ricordarlo così: senza retorica, senza discorsi, lasciando che sia la musica a farsi memoria.

Il Petruzzelli e il silenzio pieno

Al Teatro Petruzzelli, in apertura di serata, poco prima della consegna del premio Arte del Cinema a Giuseppe Tornatore e della proiezione di Nuovo Cinema Paradiso, le luci si abbassano.
Sul palco compare Alessio Puglisi, prima tromba dell’Orchestra del teatro. Nessuna introduzione, nessun preambolo: solo le prime note de Il cielo in una stanza.

E lì succede qualcosa di raro.
La sala non applaude subito, non si muove. Ascolta.

Un omaggio senza retorica

È un gesto semplice, quasi minimale, e proprio per questo potentissimo.
Il festival sceglie di non “spiegare” Paoli, ma di evocarlo. Di non raccontarlo, ma di farlo risuonare.

Un omaggio elegante ed essenziale, che si affida più alla vibrazione di una melodia che a qualsiasi frase di circostanza.
E forse è l’unico modo possibile per ricordare un artista che ha sempre fatto della sottrazione una forma di stile.

Tra cinema e canzone

Il contesto non è casuale.
La serata è dedicata al cinema, a Nuovo Cinema Paradiso, a quella memoria collettiva fatta di immagini e nostalgia. E in mezzo, quasi come un ponte invisibile, arriva Paoli.

Perché le sue canzoni non sono mai state solo musica: sono state ambienti, stanze emotive, scenografie interiori.
E Il cielo in una stanza – come il titolo suggerisce – è già cinema, già racconto, già immagine.

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