Matrimonio a prima vista 3: come riconoscere l’anima gemella?

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Siamo giunti al secondo appuntamento con Matrimonio a prima vista 3 e le coppie stanno affrontando le loro prime difficoltà, dopo aver pronunciato il fatidico sì, è arrivato il momento più difficile. Sarà vero amore? Come si riconosce la propria anima gemella? Lo abbiamo chiesto allo psicologo Gerry Grassi e alla sessuologa Nada Loffredi . Leggi l’intervista e non perdere l’appuntamento tutti i giovedì alle 21.15 su Sky Uno

Daniela Benvenuto e Roberto Orlandini, Mauro Antonelli e Camilla Arolchi, Rossella Gatta e Andrea Tomasini, sono le tre coppie selezionate dal team di esperti formato dalla sessuologa Nada Loffredi, il sociologo Mario Abis e lo psicologo Gerry Grassi. Sono stati scelti tra 1257 single candidati e quando hanno deciso di partecipare ai casting sapevamo cosa li avrebbe attesi, ma tra la teoria e la pratica resta uno spazio che ciascuno di noi nutre con il proprio vissuto e con prospettive spesso opposte. La realtà non sempre corrisponde alle nostre aspettative. Quella che può sembrare una partenza entusiasmante può naufragare in un mare di dubbi, un pessimo inizio può trasformarsi in un festoso lieto fine: quale sarà il destino dei protagonisti? Esiste una ricetta per la felicità? Quali sono le strategie da mettere in atto per far durare la relazione? Ma soprattutto, l’anima gemella esiste? Abbiamo rivolto domande e dubbi a Gerry Grassi e Nada Loffredi, ecco cosa ci hanno raccontato.


Quali sono gli ingredienti per un rapporto duraturo?
Gerry

L’ingrediente principale è la capacità di adattarsi ai cambiamenti di se stessi e degli altri. Essere comprensivi e non entrare sempre necessariamente in una dimensione di scontro generando quelle inutili e deleterie escalation di rabbia. Ci sono degli studi che dimostrano che quando in una discussione vengono fatte delle espressioni di disprezzo e disgusto nei confronti del partner il rapporto finisce entro 5 anni per cui credo sia fondamentale fare in modo che i nostri partner nutrano una buona stima nei nostri confronti. Chiaramente è anche fondamentale mantenere costante le dinamiche seduttive, di gioco e di attrazione che se non rinnovate possono portare alla stasi o alla rottura.
Nada
Stima fiducia e rispetto reciprocamente intesi consentono il passaggio dalla fase illusoria dell’innamoramento che nasce, invece, sul presupposto della scarica emozionale iniziale e sull’attrazione prevalentemente fisica e consente di passare a un livello di sentimento più profondo: l’Amore vero. Per avere stima, fiducia e rispetto di un’altra persona è’ necessario, tuttavia, avere stima, fiducia e rispetto per se stessi...Quindi è necessario aver “risolto” già le proprie insicurezze o paure abbandoniche per poter stare bene con un/una partner.

Il primo motivo che oggi porta al divorzio?
Gerry

Il tradimento sicuramente è un elemento che frequentemente può portare al divorzio. Oppure come il Prof Gulotta schematizzava in un suo testo le coppie Y e le coppie V iniziano un percorso insieme e poi gradualmente (Y) o da subito (V) iniziano a prendere strade diverse. La distanza, l’incapacità di mantenere l’altro in contatto può portare a rendere i due partner due sconosciuti a un certo punto. Oggi un elemento molto frequente è quello di vedere coppie che vanno in crisi per dinamiche innescate sui social network che avendo appunto la “mission” di connettere le persone possono facilitare anche alcune interazioni che poi diventano motivo di discussione o di separazione.
Nada
Sicuramente la fine di quello che ognuno di noi chiama Amore visto che dall’800 più o meno ci si sposa per Amore... Generalmente il concetto di amore viene scambiato con la passione amorosa che ne rappresenta solo una parte. Oggi le persone sono alla continua ricerca di emozioni e pensano, erroneamente, di doverle avere dal/dalla partner. Tutti questi preconcetti si riversano anche sulla sessualità rendendola disfunzionale è deludente, solitamente causa o effetto della vera crisi coniugale portando come risultato la separazione e il divorzio.

Come riconoscere l’anima gemella?
Gerry

Il concetto di “anima gemella” farebbe pensare che esiste un’unica persona giusta per noi, ma sabbiamo bene che di fatto non sempre è così quindi appartiene più al mondo della narrativa che a quello della realtà. Saper riconoscere una persona “potenzialmente giusta per noi” è fattibile e possiamo basarci sui nostri tentativi (fallimentari) precedenti. Credo che il concetto di tentata soluzione disfunzionale sia centrale in questo. Esistono, volendo semplificare, delle “categorie” di persone che non sono adatte a noi e possiamo iniziare ad esercitarci e scovare tutti quegli aspetti che non sono compatibili con il nostro modo di essere o pensare. C’è poi il grande tema di ciò che viene dichiarato in prima battuta e che poi magari non corrisponde con le reali caratteristiche della persona. Sia nel nostro esperimento che durante un primo approccio è possibile osservare come spesso le persone tendano ad autodefinirsi usando delle diciture standardizzate di carattere positivo (“sono una persona solare, determinata, in grado di accettare le diversità dell’altro”) ma non sempre questo poi corrisponde alla realtà per cui è importante anche (nella vita c’è più tempo che nell’esperimento) prendersi il tempo per valutare la veridicità delle auto-descrizioni dell’altro.
Nada
Esistono molte anime gemelle, meno probabilità di incontrarle tutte!!! Il problema è che, spesso, le persone non sanno riconoscerle come tali perché non superano i propri limiti...

Meglio: “Chi si ama si piglia” o “gli opposti si attraggono”?

Gerry
Io credo che le persone principalmente stiano insieme quando sono simili, quando hanno un sistema valoriale simile, quando hanno un gusto estetico simile, quando hanno un percorso di vita simile. Poi esistono tutte le eccezioni del caso ma se dovessi dare una direzione tra le due sicuramente privilegerei i fattori di somiglianza.
Nada
Sono asserzioni entrambe vere ma nessuna delle due soddisfa pienamente la possibilità che una coppia funzioni in una sola delle due modalità. In realtà la “ricetta” sta nella miscela delle due realtà di relazione: due persone che si somigliano, infatti, producono una modalità di relazione simmetrica dove emerge in maniera evidente una lotta di potere perché ognuno dei due vorrà prevalere sull’altro. Quando due persone sono diverse producono una relazione complementare dove non c’è lotta di potere e conflitto. Dunque la miscela composta da 2/3 di complementarietà e 1/3 di simmetria risulta vincente.