Intervista a Domenico de "Al trabucco di Mimì", il miglior ristorante del Gargano

In attesa di scoprire dove ci porterà Alessandro Borghese nel terzo appuntamento, martedì alle ore 21.15 su Sky Uno (canale 108) e su digitale terrestre al canale 455, continua a leggere e scopri cosa ci ha raccontato il vincitore della seconda puntata ambientata nel Gargano, Domenico Ottaviano, proprietario del ristorante "Al Trabucco di Mimì"

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La seconda puntata di 4 Ristoranti, ha visto protagonista il territorio del Gargano, lo "sperone d'Italia" dove la natura incontaminata incontra la buona cucina. A trionfare, tra gli sfidanti in gara, è Domenico Ottaviano con il suo "Al Trabucco da Mimì", ristorante aperto dai nonni nel 1975, e gestito oggi da lui e dal gemello Vincenzo. In attesa del prossimo appuntamento con Alessandro Borghese, martedì alle ore 21.15 su Sky Uno (canale 108) e su digitale terrestre al canale 455, leggi l'intervista al vincitore.

 

Si aspettava la chiamata di 4 Ristoranti?
In un certo senso sì. Indiscrezioni di stampa dicevano che la produzione sarebbe venuta in Gargano per girare una puntata e poco dopo ci hanno contattato. Non si può venire in Gargano senza passare dal trabucco, così ha fatto anche Alessandro e la sua troupe.
Quale pensa sia stata la vostra carta vincente?
Una serie, la passione con la quale facciamo questo lavoro da sempre, l'unicità della nostra proposta gastronomica e la storia di questo luogo.
C’è stato un momento in cui avete sentito la vittoria in pugno?
Alla fine del servizio, forse, quando tutto è andato per il meglio ci siamo sentiti di aver lavorato bene, come facciamo d’altronde tutti i giorni.
Com’è stato partecipare al programma di Borghese?
Molto divertente, abbiamo assaggiato qualcosa di buono in tutti i ristoranti in gara. Di sicuro è stata una bella occasione per questo territorio. Una terra magica di cui sono sicuro si è innamorato anche un po’ Alessandro.
Il vostro trabucco appartiene alla famiglia Ottaviano da cinque generazioni, una responsabilità impegnativa?
Una grande responsabilità. Oltre a pescare dobbiamo occuparci della manutenzione ordinaria e straordinaria che richiede grandi conoscenze che per fortuna ci ha tramandato nonno Mimì. Anche se Il trabucco è un bene di famiglia sappiamo che appartiene a tutti coloro che vengono a farci visita. E’ bello vedere le persone emozionarsi visitando un’architettura così primitiva ancora in funzione e dalla quale si tirano su chili di pesce ancora oggi. Per questo motivo siamo preziosi custodi, cucinare viene dopo.
Cosa significa per voi portare avanti la tradizione di famiglia?
Significa essere rispettosi ma non nostalgici del passato. La tradizione si può valorizzare anche con parole, gesti, servizio e piatti nuovi.
Qual è la vostra filosofia?
La materia prima viene prima di tutto. Preparazioni semplici ma non banali in un ambiente senza fronzoli e con un servizio attento ma mai pesante.
Cosa non può mancare nel vostro frigorifero?
Il pesce fresco, ovviamente.
La qualità che non può mancare a un ristoratore e il difetto imperdonabile?
L’ospitalità innanzitutto, la mancanza di onestà il peggior difetto che si possa avere nel rapportarsi con gli altri.
Un ospite illustre che vorresti avere ospite nel vostro ristorante?
Gli ospiti illustri che ci piace avere sono i fedelissimi che dopo vent’anni tornano ogni anno a trovarci, e soprattutto grazie a loro che siamo cresciuti nel tempo. Progetti per il futuro? Una serie di viaggi invernali all’estero come al solito per conoscere altre culture e altre cucine per ricaricare le batterie e sviluppare nuove idee per la cucina del trabucco del 2020.