Warrior, la recensione del quinto e del sesto episodio della serie TV

Il quinto episodio di Warrior è uno splendido "stand alone" in salsa western, mentre il sesto cala di nuovo lo spettatore nel clima di intrighi politici e criminali della San Francisco della seconda metà del XIX secolo: ecco le recensioni delle puntate 5 e 6 della serie tv tratta dagli scritti di Bruce Lee.

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Warrior, recensione del quinto episodio

Warrior arriva al giro di boa nel migliore dei modi. La serie tv in onda ogni lunedì sera su Sky Atlantic non ha infatti mai mostrato, finora, cali a livello qualitativo, riuscendo nel contempo a costruire un’ambientazione e dei personaggi che non siano monodimensionali, cosa niente affatto scontata per uno show dalla spiccata attitudine action.

Dopo l’ultima serata, è però diventato chiaro qualcos’altro: con un episodio cinque che è quasi uno stand-alone, insomma un episodio a sé stante, all’interno della narrazione complessiva, lo show ispirato agli scritti di Bruce Lee ha dimostrato di essere capace di interessanti variazioni, senza per questo perdersi per strada.

Dallo spiccato sapore western, questo quinto episodio viene costruito magistralmente dialogo dopo dialogo fino all’esplosione di azione finale, ed è funzionale soprattutto ad approfondire il rapporto di amicizia che si è instaurato fra Ah Sahm (Andrew Koji) e il giovane Jun (Jason Tobin), i due protagonisti indiscussi di questa digressione.

Ah Sahm e Jun sono in missione con l'incarico di scortare una bara dal Nevada a San Francisco. A bordo di una diligenza, in compagnia di una serie di individui che non nascondono il loro disprezzo per i cinesi, ritenuti in pratica meno che umani, i due sono presi di mira da motteggi a briglia sciolta, complice il fatto che gli altri passeggeri sono convinti che non parlino inglese.

Arrivano in una taverna gestita da un cinese di nome Lu, con cui Ah Sahm socializza parlando della madrepatria. Jun si sente escluso dalla conversazione ed esplicita il proprio dramma: non essere cinese, visto che non è mai stato in Cina, ma neanche americano, visto che negli Stati Uniti non è accettato.

Procedendo, gli eventi precipitano: mentre Jun simpatizza con una prostituta indiana di nome Wankeia, un cowboy pare intenzionato a causare problemi, tanto che lo scontro con Ah Sahm sembrerebbe inevitabile. A freddarlo ci pensa però un bandito, Harlan French, che irrompe con la sua banda con l’intenzione di rapinare tutti. Jun si rifiuta però di consegnare la bara (nella quale, scoprirà poco dopo Ah Sahm, si trova un cadavere che conserva un prezioso tesoro nello stomaco). A lasciarci le penne sono gli uomini del criminale, che è costretto alla fuga.

Ah Sahm decide di restare per proteggere Lu e la moglie, visto che French tornerà di sicuro con i rinforzi per ucciderli tutti. Jun, inizialmente riluttante, decide di rimanere al fianco del suo amico a costo di rischiare la vita, arrivando in pratica a definirlo “un fratello”. In un finale rocambolesco, grazie anche all’intervento di Wankeia e di un prete, il bandito viene ucciso. Lu e la moglie incasseranno la taglia sulla testa di Harlan French, Ah Sahm e Jun possono tornare a casa.

Tanta la carne al fuoco, al di là delle sequenze action ad alta tensione, in questa puntata, dalla discriminazione nei confronti dei cinesi residenti all’epoca negli Stati Uniti, allo spaesamento culturale degli immigrati di seconda generazione (dopotutto, il dramma di Jun è il dramma di milioni di figli di immigrati nell’Europa e negli USA di oggi).


Warrior, recensione del sesto episodio

Dopo la pausa rappresentata dall’episodio precedente, Warrior torna con la sua sesta puntata a occuparsi degli intrighi politici e delle rivalità criminali che caratterizzano la San Francisco della seconda metà del XIX secolo. Rivalità che (letteralmente) deflagrano quando durante una parata cittadina un ordigno esplode, ferendo gravemente Jun padre.

Jun e Ah Sahm sono convinti che dietro l’attentato ci sia la Fung Hai (e in effetti sappiamo che l’artefice dell’alleanza fra Long Zii e Fung Hai è nientemeno che Mai Ling). Ne è convinto anche Lee, preoccupato di una probabile escalation nella guerra fra le tong locali, ma Big Bill è troppo preoccupato dai propri debiti di gioco per stare dietro alle sue teorie. E, in effetti, proprio in questo episodio Bill rischia grosso e viene salvato da Leary, l’irlandese con il quale è sempre più invischiato.

Ah Sahm, reduce a inizio episodio da un incontro passionale con Penelope, aiuta Jun a ottenere vendetta. E in effetti gli Hop Wei colpiscono duro, tanto da portare a un negoziato temporaneo con i rivali, anche se risulta evidente come questa tregua sia destinata ad annegare nel sangue.

Dopo uno splendido episodio di intermezzo, Warrior torna nel pieno della storia a gamba tesa, senza lesinare scene cruenti e momenti di violenza brutale. Magari meno profonda, soprattutto nella trattazione dei personaggi, della precedente, questa sesta puntata garantisce comunque che il corso degli eventi di questa prima stagione proceda spedito verso un epilogo per forza di cose pirotecnico.