Ziopol: "Per i bambini è importante ascoltare tutti i generi della musica"
Musica
E' uscito il secondo album della trilogia legata al progetto Melevisione. L'INTERVISTA
Attivo dal 2005 nella composizione musicale per la televisione, Ziopol, all'anagrafe Paolo Serazzi, è una figura di riferimento nella produzione di contenuti sonori dedicati all’infanzia e all’adolescenza. E’ appena uscito Le canzoni della Melevisione vol. 2. Questo nuovo lavoro discografico rappresenta il secondo capitolo di un progetto articolato in tre volumi (per un totale di 45 brani), nato dall’esperienza creativa all’interno de La Melevisione. Tredici brani, tredici mondi sonori che danno vita a una tracklist ricca e variegata. Un ventaglio sonoro ricco di generi e atmosfere: dallo ska di Ma che festa al folk zingaresco di Ogni stagione è bella, dal tema della diversità in Stranieri alla carezza acustica di Scrivimi perché, fino alla luce sognante di Guarda la luna.
Paolo partiamo dal secondo capitolo della trilogia Le canzoni della Melevisione vol. 2: come ci hai lavorato e come hai proceduto alla scelta dei brani?
E’ un lavoro un po’ particolare, quando le ho creato erano canzoni per un episodio ben definito, ne facevo anche una a settimana. Io sono molto eclettico, mi piace spaziare, per i bambini è educativo ascoltare genere diversi. Comporre su personaggi con carattere marchiato ci sono paletti che sembrano vincoli ma in realtà indicano una strada e questo ha creato la varietà. Solo a posteriori ho pensato di pubblicarle e le ho raggruppate con un criterio di stile, non con una sequenza cronologica, ho pensato a costruire una bella sequenza. A guidarmi è stata una scelta solo artistica ma ora vedo che in questo secondo album ci sono canzoni con stile particolare: Paolo Severini, regista della trasmissione per due anni, mi disse che pur spaziando tra i generi era importante che ci fosse un sound subito riconoscibile e io ho pensato a un suono meno elettrico, a Tom Waits che fa canzoni per bambini: ho colto la sfida e ho iniziato a fare toni stiracchiati e in questo album ci sono sette, otto canzoni di quel periodo.
C’è stato un preciso momento nel quale hai capito che la tua missione artistica sarebbe stata diretta principalmente ai bambini?
Abbastanza presto mi sono accorto che ero a mio agio in questo universo, ci sono entrato di botto quando ho vinto il concorso. I testi non sono miei, va detto, ma mi sono domandato come si scriverà per i bambini? All’epoca avevo due figli di 5, 6 anni e io ero un papà ironico ma che non usava filtri nella quotidianità. Dunque è stato spontaneo iniziare così: componevo per esaltare testi e le situazioni trattando i bambini da persone intelligenti. Ero estremo rispetto a certi arrangiamenti ma dopo il consenso ricevuto da alcuni brani ho capito che quella era la mia strada, ho compreso che era un lavoro creativo e che i bambini non ascoltano i generi e ascoltano quello che li affascina. C’è la musica bella e l’altro genere disse Duke Ellington.
Senza trucco e senza Inganno porta un bel messaggio: è la versione 2.0 del detto di De Coubertin l’importante non è vincere ma è partecipare?
Sicuramente. E’ una canzone del periodo acustico, bello sferragliante. Gli autori conoscono bene i bambini e io mi ritrovavo con queste perle. Ho sempre avuto l’idea di installare una riflessione.
Nel testo si cita anche “l’amica lealtà”: ampliando il discorso credi che la lealtà, in tutti i campi della vita, sia un fenomeno in estinzione?
Il mondo è grande e io mi concentro sulla mia fettina di universo: vorrei dirti di no ma c’è da lottare molto. Dal senso civico alla lealtà sono tanti i valori da sostenere, ci sono esempi buoni, non so se nella mia generazione c’erano esempi tanto migliori.
I bimbi e le Maestre è una canzone molto delicata ma che porta un messaggio importante: che opinione hai della scuola oggi?
Mi stanno chiamando molte scuole, l’anno prossimo ci sarò con un laboratorio e spero di portare linfa nuova alle maestre attraverso la musica. Ne sono fuori da un po’ perché i miei figli sono grandi, sento dire che sono cambiate molto le cose ma ne riparliamo il prossimo anno.
Pochi giorni fa una tua collega cantautrice, Giulia Mei, è stata invitata in Senato a sensibilizzare sull’educazione sessuale e sentimentale già in età scolare: quale è la tua opinione?
Sono assolutamente d’ccordo. Sono ateo convinto e credo che l’eredità della nostra religione verso il sesso abbia consolidato una posizione di oscurantismo e di controllo che crea tante distorsioni. Quei condizionamenti rimangono nella nostra cultura: sesso e sentimenti sono tra le cose più importanti della vita perché la biologia ci ha fatto preservare e riprodurre. Diamo alla prossima generazione il meglio di noi. Ti faccio un altro esempio: a scuola vogliono insegnare la musica ma non ci sono insegnanti ed è sbagliato appoggiarsi al principio che chi la sa fare faccia il meno peggio. Restano il patriarcato e la distorsione nel rapporto uomo-donna, molto maschi sono impreparati a una relazione affettiva e bisogna intervenire subito, soprattutto con buoni strumenti quando la personalità si forma.
Ricollegandomi a Com’è un eroe ti chiedo chi sono gli eroi nel 2026?
Sono la maggioranza silenziosa di una popolazione che cerca senza risparmiarsi, con positiva ed entusiasmo, di fare del suo meglio nonostante la decadenza della nostra civiltà.
Bertold Brecht disse “Beato il mondo che non ha bisogno di eroi”: è una frase pronunciata poco meno di un secolo fa. Perché abbiamo ancora bisogno di eroi?
L’eroe è un modello che ci piace, ci riconosciamo e ci sentiamo meno soli. Sapere che qualcuno ce l’ha fatta o ci indica una strada ci incoraggia nelle piccole grandi azioni quotidiane.
Scrivimi Perché ospita Lampo, Linfa e Ronfo ed è una canzone che celebra la gioia di comunicare e condividere affetto: nell’era dei social quanto è importante usare ancora carta e penna?
E’ una canzone di quasi vent’anni fa che già suonava strana per le lettere scritte sul foglio di carta. I miei figli per conquistare scrivono su un biglietto di carta. Penso ai carteggi storici che ci hanno fatto ricostruire personalità di grandi uomini e grandi donne. Oggi saremmo qui a parlare delle ultime mail di Iacopo Ortis! Io non scrivo più su carta con la penna ma ricordo che scrivendo in quel modo uscivano contenuti più profondi. Mi piace, nella canzone, il verso scrivimi perché una lettera è un sorriso scritto da lontano.
Quando eri bambino avevi una favola preferita?
Ero pazzo per Il libro della giungla versione film, alcune di quelle composizioni le suono ancora oggi. Poi mi piaceva fare un gioco: iniziare una storia e sul più bello dire a un mio figlio ora vai avanti tu e così nascono le cose più pazzesche. Crearci noi la storia trasmette il messaggio che il materiale non è cristallizzato, lo possiamo strapazzare come vogliamo.
Lavorando canzoni per bambini senti un senso di responsabilità particolarmente forte?
La responsabilità c’è e ci metto la massima cura, ho massimo rispetto per il mio pubblico. La musica comunica eccome e io offro una parte di me. Nei miei live dico che ai bambini racconti quello che vuoi ma quello che passa è il nostro esempio e loro sul palco vedono dei musicisti: divertirci dando il meglio è già un messaggio.
Che accadrà nelle prossime settimane della tua vita artistica?
Ora sto lavorando alle musiche del programma Un Cerotto per Amico condotto da un pediatra insieme al pupazzo Lallo, che trasmettono ai bambini nozioni quotidiane. Più in là terrò alcuni concerti con un gruppo di venticinquenni amici di mio figlio Christopher, che ha anche un suo progetto musicale che si chiama Mazaratee. L’altro mio figlio, Michael, è un bravo batterista ma ora fa altro.