Fulminacci, concerto a Bologna: la sua musica "Spacca", la sua poetica è "Indispensabile"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il tour open air del cantautore romano ha fatto tappa a Bologna al parco delle Caserme Rosse nell'ambito del Sequoie Music Park. Un viaggio emotivo lungo due ore accompagnato da uno splendido tramonto. IL RACCONTO

Fulminacci fa innamorare Bologna, quella "vecchia signora col seno sul piano padano e il culo sui colli" come scrisse il Maestrone Francesco Guccini. Con uno spettacolo in due atti, inframezzato da un set acustico, il cantautore romano ha raccontato la quotidianità di un quasi trentenne (li compirà a settembre 2027) a circa seimila "fulminati" che hanno cantato, pianto, riso e saltato per due ore. Il concerto, e lo apprezzo tantissimo perché è una forma di rispetto per chi la mattina dopo si alza per andare a lavorare, è iniziato alle ore 20.40 e il parco delle Caserme Rosse ha donato un tramonto splendido, tanto è vero che lo stesso Filippo, in una chiacchiera post concerto dietro il palco, si è detto emozionato, oltre che per il pubblico, per lo scenario che la Natura gli ha donato. Un concerto di Fulminacci è una esperienza immersiva sotto più punti di vista: intanto conosci molte più canzone di quello che immagini, esci di casa convinto di fare delle scoperte e ti ritrovi a cantare per la maggior parte del tempo. E poi, aspetto da sottolineare non una ma dieci volte, le parol che canta sono un inno alla vita. Nella stagione di testi tarlati da amorri tossici e sbagliati, da vite difficili e società insensibile, lui porta una spensieratezza consapevole e attenta. Attenzione: le canzoni di Fulminacci non sono canzonette, sono canzoni con la "c" maiuscola, sono romanzi brevi che attorno a un bacio, a una macchina rubata, a una chiave rotta, a citofonare e poi scappare costruiscono una epica intergenarzionale. E poi, diciamocelo, Filippo sorride sempre.

fulminacci

Come già accennato sono le 20.40 quando Fulminacci e i suoi musici salgono sul palco e salutano il pubblico con Forte la Banda. Un po' di gente sta ancora arrivando, trovare posteggio è una impresa e poi ci sono i distratti che o non hanno letto che sul biglietto l'orario d'inizio era segnato alle 20.15 oppure hanno sottovalutato l'indicazione e così si sono persi qualche canzone e una porzione di tramonto. Nello spettacolo convivono leggerezza e melinconia, ironia e piccoli inciampi quotidiani. In scaletta i brani del recente album Calcinacci insieme alle canzoni che negli anni hanno costruito un immaginario riconoscibile e sincero che porta in tutto e per tutto la firma di Fulminacci. E anche quella del suo illuminato manager Antonio "Gno" Sarubbi, presente ieri a Bologna ma quasi in tutte le date. La prima parte è molto Folk Studio, Fulminacci cantautore al centro del palco con la sua chitarra. Tra i brani ospiti del primo atto ci sono Indispensabile, Le Biciclette, Aglio e Oglio, Sottocosto (che esegue con Golden Years) e L'Avventura. Il momento acustico vede Filippo e la band raccolti come intorno a un falò e la versione dolce di San Giovanni è una carezza al cuore. Si riparte per il secondo tempo e lo scenario è cambiato, Filippo ha fatto salire i suoi "fulminati" sulla macchina del tempo e li porta, scenograficamente, indietro di un secolo in un club soffuso e fumoso degli anni Trenta: ora anche sul balco si balla, si mima, si ondeggia, si gioca. Tante le suggestioni, da Buster Keaton a Charlie Chaplin, dai Jazz Club a Broadway, da Cinecittà (quella aurea) a un raffinato addio al celibato. Risuonano, in ordine sparso, Maledetto Me, Tattica, Meno di Zero, Spacca, Baciami Baciami e Tommaso. Il gran finale non poteva che essere con i due pezzi sanremesi, quelli che hanno trasformato Filippo nel fratello che tutti vorremmo avere: Santa Marinella e Stupida Sfortuna. E, citando Santa Marinella, "questa notte è già mattina".

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