La Prima Estate, i Marlene Kuntz celebrano 30 anni de "Il Vile": "Musica più viva che mai"
Musica Foto di Fabio PaleariLa celebrazione di un album che ha segnato un periodo storico. Il rock alternativo che ha accompagnato una generazione, e continua a farlo a decenni di distanza dal primo suono. I pregiudizi, incontrati nel percorso artistico e superati. E la passione, che guida ogni loro passo come band: “Il Vile” compie 30 anni e i Marlene lo celebrano con un tour che è arrivato a La Prima Estate. Il racconto dell’inviata al festival, Valentina Clemente
Ci sono gruppi che segnano una generazione. E negli anni continuano ad essere un punto di riferimento per chi, nelle canzoni della band, trova la propria voce. È quello che rappresentano i Marlene Kuntz per tante persone che nell’album Il Vile, che nel 2026 celebra i suoi primi trent’anni, e che trovano risposte a tante domande oggi più che mai. Undici brani che scuotono il corpo, ma anche abbracciano con dolcezza chi sente la musica con inquietudine interiore, e la l’inquietudine in una lingua nuova: erano i primi anni Novanta e il rock alternativo stava cercando di farsi spazio nei vari generi musicali, con nuovi artisti che raccontavano le loro urgenze. I Marlene non solo hanno tradotto le proprie in brani, ma anche quelle di tanti loro coetanei: un dialogo che inizia proprio con Il Vile e prosegue ancora oggi, e non solo con quella generazione che ha assistito alla nascita di un genere poi diventato movimento.
Un album che abbraccia più generazioni: le stesse paure, ma in periodi diversi
A La Prima Estate, Festival in cui la band porta un tassello del tour dedicato alla celebrazione dell’album, si nota proprio questo: non c’è solo chi ha vissuto la Generazione X, ma anche chi di quel periodo ha fatto tesoro e ha ereditato della musica ben fatta che ancora oggi suona attuale.
Scrivere un album che continui ad esserlo nel tempo non è un’impresa semplice, ma i Marlene ci sono riusciti. E non ci sono neanche segreti così particolari: quanto il mondo de Il Vile è nato una band di Cuneo cercava di nuotare nelle acque di un genere nuovo, ricco di chitarre distorte e testi apparentemente aggressivi, ma che nascondevano paure e difficoltà. La musica era lo strumento perfetto per raccontarle e condividerle. Ascoltare quelle canzoni a distanza di tre decadi, in un contesto come quello del Parco BussolaDomani, mi fa pensare che alla fine le paure di ogni generazione sono sempre le stesse: cambia solo il modo in cui vengono espresse. O anche non espresse.
Marlene, voce di timori e inquietudini
I Marlene sono stati quella voce, quell’urlo di dolore, quel grido per dire “Ci siamo anche noi, ascoltateci e non giratevi dall’altra parte”. E non è certo un caso che ancora oggi quella musica trasmetta lo stesso messaggio. In una chiacchierata pomeridiana Cristiano Godano, leader del gruppo, ha più volte sottolineato che la strada non è sempre stata in discesa, ma anzi: i pregiudizi all’inizio sono stati tanti, e quel tipo di musica era visto con sospetto. Era ruvida, sconosciuta, e incuteva timore. La ricetta magica per i Marlene è stata continuare senza se e senza ma: sapevano che quelle sonorità erano la cosa giusta da fare. Convinzione, sì. E soprattutto tanta passione, che non li ha mai abbandonati, neanche negli istanti più bui del percorso. Ecco: la passione, quel fuoco che ogni generazione ha e cerca di difendere a tutti i costi. E che è soluzione, sempre.
Vedere che un album compie trent'anni e suona come il primo giorno, senza essere fuori posto, deve farci pensare che la musica è proprio uno strumento potentissimo. Uno dei pochi che oggi può unire persone dalle storie più diverse, e le avvicina. È successo con Il Vile: lunga vita a brani come questi, e alla musica che, generazione dopo generazione, è sempre lì, a fare da collante. Senza giudicare, mai. Ma anzi: ad accogliere, sempre.
La scaletta del concerto
3 di 3
Retrattile
L'agguato
Cenere
Come stavamo ieri
Overflash
Ape regina
L'Esangue Deborah
Ti giro intorno
Il Vile
Sonica
Nuotando nell'aria
La mia promessa
L'uscita di scena
Festa mesta
Infinità
Lieve