Fulvio De Rosa: "La musica è vita prima che lavoro"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Direttore artistico e mente di Festival quali l’Alguer Summer Festival, AstiMusica, Mantova Summer Festival, Rugby Sound e Lazzaretto Estate, è uno dei massimi esperti italiani di organizzazione di eventi musicali

Fulvio De Rosa è direttore artistico e mente di Festival quali l’Alguer Summer Festival, AstiMusica, Mantova Summer Festival, Rugby Sound e Lazzaretto Estate. Con oltre 25 anni di esperienza e più di 3000 spettacoli realizzati, Fulvio De Rosa è uno dei massimi esperti italiani di organizzazione di eventi musicali, nonché il vicedirettore di Asso Musica. Ha sviluppato un approccio distintivo alla progettazione di eventi, con particolare attenzione alla valorizzazione dei territori e alla sostenibilità. Attraverso realtà come Shining Production, è oggi protagonista nella creazione di importanti festival estivi in location di grande valore storico e culturale, contribuendo a costruire un dialogo tra musica dal vivo e patrimonio artistico.

Fulvio l’estate è la tua stagione più impegnativa, sogni già l’inverno?
Gennaio è l’unico meso non intenso e io mi riprometto sempre di staccare ma non ci riesco mai.

Conciliare lavoro e privato è impegnativo?
Ci convivo con questo dualismo anche se intorno ai 50 anni comincia a pesarmi: lavori, semini, delego, prendo nuovi progetti e poi arrivano sempre nuove  proposte e finisce che il tempo libero lo occupi.
 

Come valuti le proposte?
Cerchiamo di ottimizzarla in modo fisiologico, sono a Trezzo da trent’anni, apprezzo i luoghi e l’impegno di chi ama fare vivere le proprie città. I progetti sono cuciti su misura sulla realtà territoriale, e ragioniamo tra i 50mila e 100mila come se tutti partecipassero, conta la valorizzazione del territorio.

Non credo sia facile gestire le esigenze del singolo artista e le emergenze.
Ti faccio un esempio: la programmazione Pop a Manova non è semplice, tra piazza Sordello e palazzo Te. Nel 2025 c’era in concerto Patty Smith, la mattina è stata diramata l’allerta meteo e in sei ore abbiamo traslocato al Palabam: il concerto è stato meraviglioso.

Dal punto di vista energetico siete strutturati?
I 144 kilowatt degli anni Novanta erano il top! Oggi produciamo più di quanto utilizziamo

Per quella che è la tua esperienza che pensi del fallimento dell’Helwatt a Reggio Emilia?
Quello che posso dire è che serve un team che conosca la realtà della venue e abbia una professionalità specifica. Se è una questione di logistica si cerca un’altra soluzione. Inoltre è fondamentale la struttura finanziario/legale. Bisogna poi riflettere sulle multinazionali scavalcate, sulle autorizzazioni e sulle penalizzazioni legate alla viabilità. In generale ti dico che mi spiace che ci sia un mondo di organizzatori non adeguati.

Tu avresti accettato di organizzare quel Festival?
Campo Volo non è la mia dimensione che va da zero a 10mila persone, inoltre venendo dai live club la distanza tra il palco e il pubblico deve essere umana.

Tra le tue rassegne c’è l’Alguer Summer Festival: è una sfida impegnativa?

Il Festival in quella città viene grazie a un meccanismo un po’ magico, c’è mia moglie che è di lì poi la scintilla con l’amministrazione: dopo i capodanni epici è nata una passione che ci ha portati a costruire Festival in Lombardia, Piemonte e Sardegna. Noi ragioniamo sui Festival diffusi.

Cosa è per te la musica?
E’ vita prima che lavoro

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