Olly in concerto a Genova: “Dopo questi live mi fermo e mi piacerebbe innamorarmi”

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

L’artista genovese ha riaperto, dopo 22 anni, lo stadio della sua città: replica domani e domenica poi si esibirà a Roma e a Caserta quindi arriverà una pausa aspettando di tornare negli stadi nel 2027. LA RECENSIONE E L’INTERVISTA

Ci sono sogni che a volte non stanno neanche nei pensieri tanto sono grandi. Poi una mattina ti svegli e sai che qualcosa è successo. Dopo 22 anni Olly ha riportato la musica allo stadio Luigi Ferraris di Genova. L’ultimo fu Vasco Rossi. E infatti quando si spengono le luci poco prima che la festa inizi si diffondono le note di Albachiara. Una serata “tutta vita” quella che Federico Oliveri e la sua band hanno regalato ai trentamila che hanno invaso, fin dal primo pomeriggio, lo stadio, incuranti della maccaia, quel clima appiccicoso tipico ligure, che è una caratteristica di questa stirpe insieme al mugugno. Che, va riconosciuto, per una volta è rimasto a casa. Nell’attesa gli altoparlanti diffondono pezzi di Rino Gaetano, Pino Daniele, Lucio Battisti, di Fausto Leali e poi, inattesa, arriva una delle canzoni dialettali più amate di sempre, quel Trilli Trilli composta nel 1973 dai Trilli. La serata è un libro che si sfoglia, ci sono afflati Punk, c’è un Rock ruvido, ci sono intarsi di Sax e Fisarmonica, c’è il momento acustico che porta Olly e i suoi ragazzi al centro dello stadio seduti attorno a un tavolo. C’è la dedica a una ragazza che doveva essere al concerto ma poche ore prima se ne è andata. C’è lo stupore di chi fatica a credere che sia tutto vero ma a riportare alla realtà ecco un pubblico che canta tutte le canzoni, che con i cellulari crea una via Lattea seducente. Si parte con E’ Festa e Quei Ricordi Là e con indosso una t-shirt con la scritta I’m a Star. Poi arrivano, tra le altre, Paranoie, una canzone cui è molto legato e che è nata proprio a Genova, La Lavatrice si è Rotta, una canzone struggente, che racconta di una persona che è “sempre sei tu nei pensieri miei” e che ci ammonisce che se uno desidera diplomarsi in seduzione dovrà studiare molto bene il manuale di manutenzione delle lavatrici: pena una centrifuga emotiva. Il set acustico, quello conviviale appunto, prevede Quando Piove, Hai Fatto Bene, Polvere, Bianca, L'Amore Va, Noi Che, Sopra la Stessa Barca e l’epica Come Noi Non C'è Nessuno: in mezzo viene cucita Mi Sono Innamorato di te di Luigi Tenco. Depresso Fortunato viene accolta con un boato: è la narrazione dell’ennui 2.0, affonda le sue radici ne I Fiori del male di Charles Baudelaire, Gli Indifferenti di Alberto Moravia e Il Male di Vivere ho Incontrato di Eugenio Montale. Si appoggia a questi pilastri della letteratura anche Scarabocchi (il verso “dillo alla luna (pensi che porti fortuna)” è una citazione di Vasco a proposito di corsi e ricorsi) che precede Balorda Nostalgia, brano col quale ha vinto il Festival di Sanremo nel 2025. Il finale si avvicina sotto un cielo blu cobalto. Si rincorrono Questa Domenica, Buon Trasloco, Così Così, Il Campione, Devastante e Menomale che c'è il Mare. Olly saluta e ringrazia, ci sono i fuochi artificiali, annuncia che altri stadi arriveranno nel 2027. Tutta la liturgia si è svolta davanti alla Gradinata Sud, dove germoglia il tifo caldo blucerchiato: maglie e sciarpe della Sampdoria erano ovunque, è vero che era un concerto e non un evento sportivo ma un abbraccio alla sua gente sarebbe stato un bel gesto. L’arrivederci è affidato a Il Pescatore di Fabrizio De André: all’ombra dell’ultimo sole Olly, la sua band, il suo team hanno mantenuto la promessa: è stato bellissimo condividere un “brivido di quelli che non puoi spiegare come vele in mare aperto quando tira forte il vento”.

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OLLY: "OGNI ANNO VIVO UN SOGNO PIU' GRANDE DEL PRECEDENTE"

Federico ieri sera hai riaperto lo stadio Luigi Ferraris dopo 22 anni, l’ultimo fu Vasco.
E’ bello tornare ed essere qui, ci abbiamo lavorato molto tempo, vorrei che i concerti iniziassero alle 16 perché in questi casi l’attesa è lunga. Ci siamo presi tre giorni per prendere confidenza con questo luogo.

Da quando hai vinto Sanremo la tua vita si è rivoluzionata: hai mai avuto tentennamenti?
Qualcosa di diverso c’è, sono cresciuto ma da essere umano ho vacillato, ma avevo vacillato quando ho lasciato Genova per andare a Milano, ho vacillato prima di Sanremo…sai io salgo là sopra e ci metto la faccia ma sono circondato da persone che mi dicono cosa fare e cosa non fare e come.

Come hai costruito il live?
Lo spettacolo è simile a quello dell’Ippodromo di Milano dello scorso settembre ma lo affronto con più esperienza e comunque le novità ci sono per sorprendere chi non c’è mai stato e ancora di più chi c’è già stato. Essere qui è comunque una novità per tutti, abbiamo fatto le prove senza sapere come vanno i suoni qua dentro e neanche i fonici lo sapevano. La volontà è arrivare a togliere qualcosa per aggiungere qualcosa d’altro, il repertorio è vasto ma vogliamo ampliare.

Ci sono due reinterpretazioni.
Faccio un brano di Luigi Tenco, Mi Sono Innamorato di te, che adoro e chiudo con Il Pescatore di Fabrizio de André.

La percezione è che intorno a te si è creata una comunità.

Non lo ho scelta io l’idea comunitaria, è successo. Prima umilmente pensavo di suonare nello stadio del Rugby, il Carlini. Ci aggiungo che mi fa specie vedere qui a lavorare ragazzi che, negli anni, ho conosciuto nelle serate cui partecipavo a Genova.

Chiedo anche a te una opinione su Francesco De Gregori il quale ha detto che se vuole avere delle opinioni ascolta un filosofo non un cantante.
Non sono nessuno per dire cosa è giusto e cosa sbagliato ma credo che ognuno possa dire quello che vuole. Il disagio che ha provocato questa affermazione deve portare a riflettere. Ognuno deve fare quello che vuole nei limiti di non ledere il prossimo. Io non dirò nulla, parlo di musica e comunque Francesco De Gregori quello che pensa lo dice nelle sue canzoni.

Arrivi a Marassi dopo un anno e mezzo vorticoso.
Olly scrive e con disagio poi c’è il performer che magari non vuole farlo vedere il disagio. E’ la prima volta che le due personalità ho dovuto farle convivere quasi contemporaneamente. Ci sono stati il tour nei Club, l’Ippodromo a Milano, i palazzetti ora le tre date a Genova poi Roma e la Reggia di Caserta, altri stadi arriveranno nel 2027. Ma per me essere davanti a cento persone o trentamila non cambia niente.

La tua musica è intergenerazionale: bella soddisfazione.
Mio padre ha una rinnovata energia, prima veniva ogni tanto a vedermi in concerto, ora vede anche tre, quattro date di fila. I giovani sono ispirati ma occorre ricordare a chi non lo è più che quella parte va fatta vivere.

Che mi dici del tuo futuro?
Ci sarà vita, il disco uscirà solo se avrò qualcosa da dire, ora vivo e scrivo se ne ho voglia. E’ la prima volta dopo tanto tempo che posso riavvicinarmi al mio decadentismo per un anno. Ogni anno vivo un sogno più grande di quello dell’anno precedente. Poi mi piacerebbe innamorarmi.

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