Addio sindrome di Stendhal, il 2020 porta quella di Remo Anzovino, pianista visionario

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Remo Anzovino (foto di Gianluca Moro)

Sony Classic lancia in tutto il mondo Art Film Music , il cofanetto con i 5 album delle colonne scritte del compositore e pianista italiano Remo Anzovino  per i film de La Grande Arte al CinemaHitler contro Picasso e gli altri, Van Gogh tra il grano e il cielo, Le Ninfee di Monet (potete vederlo domenica 5 alle ore 18.45 su Sky Arte ), Gauguin a Tahiti - il Paradiso Perduto  e Frida Viva La Vida . L'INTERVISTA.

(@BassoFabrizio)

Per spiegare la grandezza di Remo Anzovino, pianista visionario di Pordenone, bastano due numeri: 43 anni 13 album. Non ci sono né se né ma. E' un visionario che ha studiato da avvocato e, ci scommetto, riuscirebbe a rendere armonico anche il codice di civile. Sony Classic lancia in tutto il mondo Art Film Music, il cofanetto con i cinque album delle colonne sonore da lui scritte per i film de La Grande Arte al CinemaHitler contro Picasso e gli altri, Van Gogh tra il grano e il cielo, Le Ninfee di Monet, Gauguin a Tahiti - il Paradiso Perduto e Frida Viva La Vida. All'alba di questo 2020 che, dopo averli ascoltati in sequenza, decreta, almeno per me, la fine della sindrome di Stendhal e l'ascesa nel librone delle sindromi di quella di Anzovino, ci siamo fatti una chiacchierata sul suo strepitoso 2019 (c'è anche un Nastro D'Argento - Menzione Speciale Musica dell'Arte) con qualche anticipazione sull'anno appena iniziato.

Remo partiamo dal cofanetto.
Una grande gratificazione, non mi aspettavo che pubblicassero cinque album integrali, non è una cosa banale per una etichetta discografica di questi tempi.
Diciamo che è anche il coronamento di un viaggio entusiasmante.
Questo percorso di un anno e mezzo aveva qualcosa di eccezionale e coerente da subito. Ogni lavoro è diverso dall’altro come lo sono gli artisti che ho raccontato con la mia musica. Il cofanetto è un momento di grande emozione e gratificazione. Ci aggiungo che sono contento che sia passata la proposta di titolo che avevo fatto perché rappresenta un'idea, un tipo di musica.
Mi racconti l'idea?
Quadri, immagini in movimento e suono: questa trilogia che sostiene il progetto. Questa l'idea.
Siamo alla chiusura di un ciclo con questo cofanetto?
Non è la chiusura di un cerchio ma è la base di un progetto cinematografico che può far crescere il cinema d’arte. E’ stata anche un po’ una coincidenza musicare un genere e un filone. Personalmente ho sempre pensato alla musica come a un film. Ovvio i quadri costituiscono un elemento ipnotico ma resta il concetto che fai la musica per un film.
Come hai lavorato?
Cercavo una musica molto significativa, uno spazio musicale per un film che è vicino alle produzioni di colonne sonore degli Studios hollywoodiani, dove si cerca un aspetto memorabile.
Ma la tua musica vive anche senza immagini.
Sono musiche godibili al di là del film. Io non ho lavorato per scena, ero consapevole di quanto facevo.
Ad esempio la mia composizione Nocturne ha una sceneggiatura con dialoghi e paesaggi immaginari che mi sono inventato io e non ha il supporto di immagini: mi invento la storia e la traduco in puro suono.
Nel caso di Art Film Music è andata diversamente?
Mi sono fatto viaggi personali, non mi sono limitato alla sceneggiatura: ho scritto per accostarmi a quei grandi, ho scritto cercando contatti con i punti di vista del film.
Mi fai un esempio?
Nel lavoro su Frida Kahlo dovevo trasmettere il dolore e la sua trasformazione in quel capolavoro che è la sua vita: da invalida si trasforma fino a entrare nel mito. La ho attualizzata completamente utilizzando mai come in questo disco l’elettronica. Quando una persona "diventa" maglietta è mito.
Riesci anche a umanizzare il marito Diego Rivera.
Le sue ceneri sono in un’anfora che raffigura Diego Rivera: entrambi erano dipendenti l’uno dell’altro e non dai giudizi morale. Lui la ha tradita, maltrattata, offesa ma sono rimasti dipendenti e ti domandi perché due persone non riescono a lasciarsi. Qui si sente il dolore come cambia. Io considero questo tipo di lavoro una palestra di allenamento alla duttilità senza perdere la linea stilistica.
Che è netta fin dai tuoi esordi. La riconoscibilità del tuo stile non è mai stata in discussione.
Non sono arrivato alla musica da specialista: volevo costruire i mie linguaggi e fare dischi già con un mio mondo definito. In studio è un gioco di immaginazione su quello che la gente immaginerà.
Stai pensando a qualcosa di nuovo svincolato dall'arte?
Sto iniziando ad annotare qualcosa e a pensare al tema sul quale vorrei lavorare. Lo scorso 18 dicembre a Rimini c'è stato il mio primo concerto con orchestra tra colonne sonora e alcune orchestrazioni di brani che fanno parte della struttura della mia carriera.
Pensi in grande.
Al piano solo vorrei affiancare un tour con orchestra ed ensemble. Sto facendo le mie riflessioni. Nei dischi di studio racconto sempre storie che possono scatenare l’immaginazione della gente dunque raccolgo segnali conscio che le colonne sonore arricchiranno il suono del lavoro in studio.
Hai debuttato live a Tokyo e Osaka e a Washington, Chicago e New York.
In posti così importanti e magico vedere l’emozione sui volti della gente, capire che tocca corde universali questa musica.
Nel tuo viaggiare nel mondo dell'arte hai identificato qualcuno da raccontare in futuro con i tuoi componimenti?
La mia ricerca è più ampia: artisti, storie e luoghi d’arte, mi piacerebbe una narrazione sulla Roma imperiale o su Pompei. Mi intrigano per la possibilità orchestrale. Mi piacerebbe fare qualcosa su Antonello da Messina, sulla pittura rinascimentale.
Tra tutti quelli che hai visto componendo c'è una quadro che vorresti a casa tua?
Non appendo molte cose in casa ma farei una lieta eccezione per Il giardino del manicomio di Saint Remy di Van Gogh: vederlo da vicino devasta emotivamente.


Prossime presentazioni con Remo Anzovino
Giovedì 16 gennaio ore 18.30 @ Feltrinelli Roma in via Appia
Venerdì 17 gennaio ore 18.30 @ Feltrinelli Red Firenze in piazza della Repubblica
Domenica 19 gennaio ore 18.30 @ Milano Classica c/o Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame in Largo Marinai d'Italia 
Martedì 28 gennaio ore 18.30 @ Feltrinelli Verona in via Quattro Spade