Hozier, un cantautore che canta storie umane e risveglia la coscienza

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Hozier in una recente performance con Mavis Staples

Irlandese diventato famoso col brano Take me to the Church , Hozier ha pubblicato l'EP Nina Cried Power . Lo abbiamo incontrato in occasione della sua data di Milano. L'INTERVISTA

(@BassoFabrizio)

Hozier non è più quello di Take me to the Church. Non è neanche più una stella nascente del pop-blues internazionale. E' ormai una star con una personalità umana e artistica ben definita. Lo abbiamo incontrato in occassione del suo concerto milanese.

Periodo nomade per lei.
Mi piace molto vivere on the road in queste ultime settimane e non vedo l’ora di esibirmi.
Il nuovo tour è partito da Madrid e girerà tutta Europa.
Quella di Milano è arrivata dopo Lisbona, Madrid, Parigi e Bruxelles. Ma prima abbiamo fatto un tour di qualche settimana negli Stati Uniti.
Soddisfatto?
Molto. È abbastanza impegnativo perché contemporaneamente sto anche finendo di lavorare al prossimo album. È davvero un periodo intenso per me. Anche la band è composta da bravissimi musicisti. È davvero un piacere stare in tour con loro. Anche se ovviamente girare in tour è sempre molto stancante.
Ci può anticipare qualcosa sul prossimo album?
Tutte le canzoni sono già state registrate e stiamo ultimando il mixing. Uscirà a primavera 2019, credo. Penso che l’EP Nina Cried Power sia stata una buona anticipazione di come suonerà il disco.
A proposito di Nina Cried Power, da dove ha tratto l’ispirazione per questa canzone?
Volevo davvero scrivere una canzone piena di speranza e non cinica. Ho pensato di ispirarmi alla vita e alle opere di artisti che si sono trovati ad affrontare tante difficoltà per poter suonare e cantare, come Mavis Staple, Woody Guthrie o Nina Simmons. Tutte persone che attraverso i loro testi, attraverso le loro canzoni ci hanno fornito un documento di quei momenti difficili e hanno creato un precedente. Per tutti noi sono una grande fonte di ispirazione, grazie anche a quello spirito di protesta che hanno messo nei loro lavori. Penso che per loro sia stata una necessità scrivere e cantare di determinate tematiche, come solidarietà, protesta sociale, attivismo. E per noi è un grande dono.
Quest’anno per l’Irlanda è stato un anno importante: sono state vinte alcune battaglie per i diritti dei gay, delle donne e avete anche vinto il Sei Nazioni! Questi eventi la hanno influenzata?
Sì, certo. Gli ultimi cinque, dieci anni sono stati un periodo molto intenso, in cui la cultura è cambiata molto in tutto. Sono cambiate le persone e poco alla volta anche le varie legislazioni stanno cambiando di conseguenza.
C’è voluto tanto tempo per questo cambiamento e per coinvolgere così tanto le persone su temi sociali e politici.
Perà grazie a questo impegno così diffuso, si è potuto finalmente parlare anche dal punto di vista giuridico di tanti argomenti difficili, portando a esempio a referendum per cambiare le leggi. C’è stato un cambio di prospettiva sui diritti dei gay, o i diritti riproduttivi delle donne che sono stati guadagnati tramite il consenso popolare e le pressioni che sono state fatte sul governo. Sono battaglie davvero importanti e ammiro molto le persone che le portano avanti. Per questo in Nina Cried Power ho voluto dare un volto e un nome a chi in passato ha portato avanti battaglie simili e che ci hanno fatto riflettere su quanto fosse necessario protestare. Le loro battaglie riguardavano i diritti civili o il diritto al voto. Tutti diritti per cui hanno pianto, hanno sudato e per cui si sono battuti all’ultimo sangue. E tutte queste sono tutte battaglie che hanno portato avanti i cittadini, agendo in prima persona. E mi sento molto ispirato da queste persone ed è per questo che vorrei dargli voce.
Possiamo dire quindi che ha una posizione ben precisa dal punto di vista politico e sociale ed è anche molto attento alle battaglie portate avanti dalle donne. Da dove arriva questa sua sensibilità?
Non saprei dare una risposta. Non ho mai voluto affrontare direttamente questi problemi, ma mi sono ritrovato a parlarne facendo musica, quasi senza rendermene conto. Ho solo seguito un percorso musicale che mi ha portato qui. Molti mi chiedono sul mio orientamento politico e mi spingono a dichiarare le mie posizioni. Non è mai stata mia intenzione affrontare direttamente tematiche attinenti alla politica, ma credo davvero che tutto, anche la musica, abbia una sua dimensione politica e quindi scrivendo musica affronto indirettamente temi politici. Semplicemente perché si raccontano i problemi della gente.
Cosa la appassiona?
La gente, mi appassiona la musica e la musica popolare in modo particolare che credo sia un modo per raccontare le storie delle persone. Che poi è quello che ho fatto in Nina Cried Power, parlando di Mavis Staples, di Woody Guthrie o di Nina Simmons. Per me è importante non solo la canzone in sé, ma anche il contesto in cui è stata creata e il motivo per cui è stata registrata. Le canzoni sono anche il documento di un’epoca.
E come mai questo interesse per le battaglie delle donne in particolare?
Credo davvero che sia importante che le parole di una canzone siano commisurate all’empatia che si prova verso un determinato argomento. Sono affascinato dalle storie delle persone. Non so quando è nato in me questo sentimento, ma tutte le decisioni delle persone nascono in seguito al raggiungimento di una consapevolezza, che si ottiene leggendo, guardando ciò che succede, interrogandosi sul mondo.
Tornando a Nina Cried Power, è molto interessante il valore che ha come canzone. Spesso, quando viene chiesto ad altri cantanti o musicisti della funzione politica e sociale della musica, concordano nel dire che può risvegliare la coscienza delle persone. È vero? Cosa può fare la musica?
Sicuramente quello che dice è giusto, ma cosa significa davvero aprire gli occhi da questo punto di vista? E può davvero fare la differenza aprire gli occhi? Serve essere attivi e capire effettivamente le cose, agendo in modo naturale. Ma sicuramente è anche importante riflettere sulle cose. Una canzone può essere anche uno strumento di giustizia sociale, e non solo un modo di esprimere la propria frustrazione. Per me essere una canzone di protesta deve avere entrambe queste componenti.
Teme strumentalizzazioni?
Non voglio che venga percepita come una predica fatta, come dire, da una posizione privilegiata. È portare avanti l’eredità che ci hanno lasciato questi grandi cantanti del passato e onorare le loro opinioni e le loro battaglie. È semplicemente il desiderio di un mondo migliore. Alla fine certi sentimenti, certi ideali sono immortali e non si esauriscono in una generazione. Ed è anche triste perché vuol dire che alcuni problemi rimangono ancora oggi, l’oppressione dei più deboli o la segregazione. Molto spesso non era una scelta parlare di questi problemi, ma erano delle reali necessità, come nel caso di Mavis Staples. È così che si è formata questa coscienza sociale.
Come ha conosciuto Mavis Staples e che tipo di rapporto si è creato con lei?
Ascolto Mavis Staples sin da quando ero un ragazzo. Adoro davvero la musica gospel e mi sono innamorato delle sue canzoni, dei suoi testi e della forza immaginifica che hanno. Poi ho scoperto anche il contesto in cui sono state scritte e sono rimasto davvero affascinato dalla loro forza. Anche Martin Luther King ha chiesto a Mavis Staples di cantare dopo un suo discorso. Penso che questo faccia capire bene che forza hanno le sue canzoni. Quando le ho fatto ascoltare Take Me To The Church, mi ha confessato che la conosceva già e le piaceva molto ed è stato allora quando abbiamo parlato per la prima volta di lavorare insieme. Allora ho pensato di scrivere una canzone su di lei e su tanti altri grandi artisti del passato. Ero davvero fuori di me per la gioia. È una persona stupenda. Gentilissima e carismatica. Davvero una delle migliori persone che ho incontrato in vita mia. È stato stupendo quando ho registrato la canzone con lei a Chicago.
Ci sono anche altri musicisti o artisti con i quali le piacerebbe collaborare in futuro?
Sì, assolutamente, ce ne sono moltissimi. Una con cui mi piacerebbe collaborare molto è Florence Welch. Oppure Tom Waits. Davvero fantastici!