Su Rai 1 mercoledì 22 luglio, il film porta sullo schermo una vicenda realmente accaduta e rimasta a lungo sconosciuta: quella di tre matematiche afroamericane che, nella NASA degli anni Sessanta segnata dalla segregazione razziale, contribuirono alla conquista dello spazio
Dietro le equazioni che hanno spinto l'uomo verso le stelle ci sono tre donne rimaste per decenni ai margini della memoria collettiva.
Il diritto di contare, titolo originale Hidden Figures, è un film del 2016 diretto da Theodore Melfi e tratto dall'omonimo libro di Margot Lee Shetterly, che ricostruisce la storia vera della matematica e fisica afroamericana Katherine Johnson, impegnata alla NASA a calcolare le traiettorie per il Programma Mercury e per la missione Apollo 11.
La pellicola ha ottenuto tre candidature agli Oscar, compresa quella per il miglior film, e due ai Golden Globe.
La storia vera
Il cuore della storia è ambientato nel 1961, nel pieno della segregazione. Katherine Johnson, insieme alle colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson, lavorava alla sezione West Area Computers del centro di ricerca di Langley, in Virginia, uno spazio riservato alle "calcolatrici umane" afroamericane, separate dai colleghi bianchi negli uffici, nelle mense e persino nei bagni.
Katherine Johnson divenne una figura decisiva del programma spaziale statunitense. Fu lei a calcolare le traiettorie di volo delle prime missioni con equipaggio. La storia ricorda come l'astronauta John Glenn, prima di orbitare intorno alla Terra nel 1962, chiese che fosse proprio lei a verificare i conti elaborati dai nuovi calcolatori elettronici. Nel 2015 ricevette la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile americana. Si è spenta nel 2020, all'età di 101 anni.
Accanto a lei, Dorothy Vaughan divenne la prima supervisore afroamericana dell'agenzia e un'esperta programmatrice, mentre Mary Jackson conquistò il titolo di prima donna afroamericana ingegnere della NASA, superando ostacoli legali e sociali per accedere ai corsi necessari.
Cosa il film ha romanzato
Come spesso accade nelle trasposizioni cinematografiche, alcuni passaggi sono stati drammatizzati per esigenze narrative. Il personaggio di Al Harrison, il capo squadra interpretato da Kevin Costner, non è mai esistito: è una figura di finzione che riassume più supervisori reali. Anche alcune scene simbolo, come la lunga corsa quotidiana verso il bagno riservato alle persone nere, sono ricostruzioni pensate per rendere immediata la violenza della discriminazione più che la cronaca fedele di un singolo episodio.
Nel cast, Taraji P. Henson interpreta Katherine Johnson, Octavia Spencer è Dorothy Vaughan e la cantante Janelle Monáe veste i panni di Mary Jackson, affiancate da Kevin Costner nel ruolo del responsabile del gruppo di lavoro. Completano il quadro Kirsten Dunst, Jim Parsons e Mahershala Ali. Un racconto di talento e dignità che, oltre a commuovere, restituisce finalmente un posto nella storia a chi era rimasto invisibile.