Mostra del cinema di Venezia 2026, film e cortometraggi della Settimana della Critica
Cinema
Introduzione
La 41esima Settimana Internazionale della Critica porta a Venezia 83 sette opere prime in concorso e due eventi speciali, tutti in anteprima mondiale. Il Grande Giaffa di Marco Santi, con Edoardo Pesce, aprirà la sezione; Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello, musical noir ambientato a Milano, la chiuderà. Tra intelligenza artificiale, corpi, desiderio, violenza, crisi ambientale e mondi virtuali, la selezione 2026 cerca nel cinema indipendente un antidoto all’anestesia del presente. Spazio anche all’undicesima edizione di SIC@SIC, con sette cortometraggi italiani in concorso e due eventi speciali, in una proposta a netta prevalenza femminile dedicata ai nuovi autori.
Quello che devi sapere
Settimana della Critica 2026: da Il Grande Giaffa a Rider, i 9 film sc
La Settimana della Critica 2026 porta a Venezia 83 nove lungometraggi in anteprima mondiale: sette opere prime in concorso e due eventi speciali fuori concorso. Nel gigantesco shaker della Mostra del Cinema di Venezia, tra divi, tappeti rossi, cineprese monumentali e inevitabili tempeste social in un bicchiere, la sezione continua a versare l’ingrediente più raro: l’imprevisto.
La 41esima edizione della sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani si svolgerà nell’ambito della Mostra, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. A curare la selezione è la delegata generale Beatrice Fiorentino, affiancata da Matteo Berardini, Marianna Cappi, Francesco Grieco e Marco Romagna.
Settimana della Critica 2026, il cinema contro l’anestesia
La selezione è emersa da quasi 700 opere internazionali e oltre 300 cortometraggi italiani. Non si limita a cercare nuovi registi, ma prova a intercettare immagini capaci di opporsi alla progressiva anestesia dello sguardo: quella provocata dal flusso incessante dei contenuti, dalle immagini false e dalla trasformazione persino della guerra in un trailer dal montaggio accattivante.
La Settimana della Critica sceglie dunque di non comportarsi come una sala d’attesa prima del cinema “grande”, ma come un laboratorio nel quale il canone può essere smontato e ricomposto. I film selezionati attraversano intelligenza artificiale, capitalismo, disabilità, sessualità, crisi ambientale, mascolinità, memoria e mondi virtuali. Non sempre con buone maniere. Per fortuna.
Perché un’opera prima dovrebbe avere il diritto di sbagliare mira, sporcare il bicchiere e persino rovesciare qualcosa sul bancone. Purché tenti un gesto che non abbiamo già visto mille volte.
Il Grande Giaffa apre la Settimana della Critica
Ad aprire fuori concorso la Settimana Internazionale della Critica 2026 sarà Il Grande Giaffa, primo lungometraggio di Marco Santi, interpretato da Edoardo Pesce, Carlotta Gamba, Barbara Chichiarelli, Roberto Zibetti, Stefano Abbati, Vincenzo Pirrotta, Dino Porzio e Alfonso Postiglione.
Al centro della storia c’è Giacomo Falta, un uomo ignorato dal mondo e incapace di trovare il proprio posto. L’incontro con il carismatico Grande Giason, incarnazione di tutto ciò che il protagonista avrebbe desiderato essere, lo convince che forse sia sufficiente indossare una maschera diversa per conquistare finalmente uno sguardo. Ha così inizio una lunga notte durante la quale identità e illusione diventano progressivamente indistinguibili.
Pirandello entra in un locale notturno, incontra Scorsese e insieme ordinano un noir dell’anima. Potrebbe essere questa la ricetta del film: il dramma di un uomo senza qualità disposto a perdere se stesso pur di non essere più invisibile.
In un’epoca in cui tutti costruiscono una versione commerciabile della propria esistenza, Il Grande Giaffa interroga il costo di vivere perennemente dentro il profilo di qualcun altro. La risposta, presumibilmente, non prevede il lieto fine né il servizio al tavolo.
The H@llow Man, quando provare emozioni è vietato
Arriva dalla Tunisia The H@llow Man di Kamel Laaridhi, fantascienza ambientata nel 2059. In questo futuro tutt’altro che remoto, un bio-chip regola i ricordi e sopprime le emozioni, mentre l’ipnoterapia è stata proibita.
Taha si rivolge clandestinamente a un ipnoterapeuta capace di creare emozioni attraverso la poesia. Il viaggio nella sua memoria si trasforma però in un labirinto popolato da traumi, violenza politica e fantasmi familiari.
Il film parte da Philip K. Dick, attraversa un incubo dantesco e approda nel nostro presente, dove deleghiamo già alle macchine una parte crescente dei desideri. Quando ricordare diventa un reato, la poesia resta l’ultima attività sovversiva. E forse l’unica applicazione che non richiede aggiornamenti.
London, il corpo non è una diagnosi
Il brasiliano London, diretto da Victor Di Marco e Márcio Picoli, porta nella selezione uno sguardo queer sulla disabilità, sulla sessualità e sull’identità.
London è un ragazzo disabile che lavora come dominatore in un locale fetish insieme agli amici Luke e Lilá. La possibilità di sottoporsi a un esame medico capace di fornire nuove risposte sul proprio corpo lo mette davanti a un dilemma: conoscere finalmente la sua condizione oppure rischiare che una diagnosi riduca la sua identità a un’etichetta clinica.
Nella penombra della fetish house, il dispositivo medico smette di essere uno strumento destinato esclusivamente a catalogare il corpo e diventa un oggetto del desiderio. Cronenberg, probabilmente, annuirebbe compiaciuto.
Al centro di London non c’è però la provocazione fine a se stessa. C’è la rivendicazione di una libertà elementare e continuamente negata:
Meteorite, i fantasmi dell’impero di Escobar
Con Meteorite di Sebastián Múnera, la Settimana della Critica torna in Colombia. Tefa e Nia vivono in una cittadina affacciata sul fiume Magdalena e allevano insieme il giovane nipote di Nia. Quando quest’ultima coinvolge Tefa nel contrabbando di telefoni cellulari destinati alla prigione regionale, le due attraversano un parco divertimenti sorto sull’ex tenuta di un signore della droga.
Tra scivoli d’acqua, dinosauri di cemento e sentieri tropicali, la violenza continua a serpeggiare sotto la superficie. Il passato non è stato cancellato: ha soltanto cambiato insegna, aggiunto una biglietteria e indossato il costume da bagno. Meteorite trasforma così il paesaggio nell’estensione dei corpi delle protagoniste. L’amicizia fra le due donne diventa il fragile argine contro una memoria collettiva che nessun luna park può davvero seppellire.
Our Share of Sand, la sabbia come colpa e profitto
In Our Share of Sand di Shalini Adnani, la dodicenne Maya torna in India insieme alla madre per ricongiungersi con il padre, imprenditore attivo nel settore dell’estrazione della sabbia.
La ragazza stringe un legame con Kiran, un giovane operaio. Dopo un tragico incidente, Maya diventa però una testimone fondamentale e si trova divisa tra la fedeltà alla famiglia e il sospetto che il padre le stia nascondendo una trama di sfruttamento, abusi e complicità.
La sabbia, materiale apparentemente innocuo e destinato a scivolare tra le dita, diventa una valuta di potere, profitto e colpa. Il racconto di formazione incontra il thriller morale e la crisi ambientale si introduce nella casa senza bussare.
Toccherà allo sguardo di una bambina tentare di spezzare la catena delle omissioni degli adulti. Anche perché, come spesso accade al cinema e nella vita, i grandi hanno già avuto la loro occasione e l’hanno impiegata piuttosto male.
Prima della guerra, la mascolinità nella Pianura Padana
L’Italia entra nel concorso attraverso la coproduzione italo-francese Prima della guerra, primo lungometraggio di Tommaso Usberti.
Guido ha 23 anni e vive in una piccola cittadina del Nord Italia. È cresciuto in un ambiente razzista e misogino, nel quale la violenza costituisce una moneta utile per acquistare rispetto. L’incontro con Sonia, giovane immigrata kosovara, apre però una crepa nel sistema di valori che lo ha formato.
La Pianura Padana diventa un paesaggio psichico, uno spazio sospeso tra il primo Bertolucci e le vibrazioni tragiche di Pasolini. Al centro resta una mascolinità fragile, incapace di mostrare le proprie ferite e proprio per questo pronta a trasformarle in aggressività.
Il titolo evoca non soltanto ciò che precede un conflitto storico, ma anche quell’istante quasi invisibile in cui una persona può ancora scegliere se ripetere la violenza ricevuta oppure interromperla.
Zoom In, Zoom Out, Antonioni nell’epoca del gaming
Il cinese Zoom In, Zoom Out di Dong Jie segue Shi, giovane game designer che attraversa la città cercando il coinquilino Gao, misteriosamente scomparso. Un indizio nascosto in un videogioco lo conduce verso YY, fidanzata dell’amico, con la quale inizia un’indagine sospesa tra spazi reali e universi digitali.
Il mistero della persona scomparsa viene aggiornato all’epoca delle solitudini connesse. Antonioni entra in un videogioco online, ma invece di trovare una via d’uscita scopre altre stanze vuote, altri schermi e altre occasioni per perdersi.
Più che risolvere un enigma, il film osserva il disorientamento della Generazione Z: persone perennemente raggiungibili che continuano, nonostante tutto, a non riuscire a trovarsi.
Rider chiude la Settimana della Critica 2026
A chiudere fuori concorso la sezione sarà Rider, diretto da Roan Johnson e Davide Pavanello, noto anche come Dade, fondatore dell’etichetta INRI e membro dei Linea 77.
Samuele, detto Sami, percorre ogni giorno Milano in bicicletta consegnando cibo. Durante la notte di Capodanno porta un enorme ordine di sushi in una lussuosa villa situata a nord della città. Invitato a fermarsi alla festa, incontra Nia, ma una decisione impulsiva trasforma la nascita di un possibile amore in un viaggio dalle conseguenze fatali.
Il cast comprende Lorenzo Aloi, Kaze, Mattia Mor, Kyshan Wilson, Johnny Marsiglia, Levante, Ensi, Rosa Chemical, Axos, Alice Rosso e Federica Bonani, con la partecipazione di Margherita Vicario e con Claudio Santamaria. Il film sarà distribuito in Italia da IWonder Pictures.
Rider intreccia musical, rap, noir metropolitano e racconto di formazione. Da un lato la Milano delle ville, del sushi e delle feste di Capodanno; dall’altro quella dei lavoratori che attraversano la città pedalando mentre gli altri aspettano comodamente che qualcuno suoni al citofono.
Il conflitto di classe non viene declamato: corre su due ruote. E forse arriva a destinazione prima del dessert.
SIC@SIC 2026, il futuro del cinema cambia sguardo
Accanto ai lungometraggi torna SIC@SIC, il progetto realizzato con Cinecittà e dedicato agli autori italiani non ancora approdati al lungometraggio di finzione. L’undicesima edizione comprende sette cortometraggi in concorso e due eventi speciali fuori concorso, inseriti nella programmazione della Settimana della Critica.
La selezione competitiva comprende Dove le lacrime aspettano di Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, E-I-E-I-O di Noemi Arfuso, Granchità di Anaïs Landriscina e Chiara Toffoletto, Gusci di Elisa Chiari e Francesca Trovato, Se mai le cose di Giulia Cosentino, Puca di Sara Scalera e Revolver di Paoli De Luca.
Ad aprire il programma sarà Les métamorphoses, au féminin di Maria Giménez Cavallo, con Noémie Merlant impegnata a riportare alla luce la violenza contro le donne sepolta nei versi di Ovidio. La chiusura sarà affidata a Un breve incontro di Liryc Dela Cruz, opera femminile, intima e politica girata prevalentemente in bianco e nero.
Una selezione a netta prevalenza femminile, attraversata da corpi, sorellanze, paesaggi, miti, archivi e spazi virtuali. Non un calcolo di quote, ma il segnale che il cinema sta trovando nuovi occhi con cui osservare il presente. Una selezione a netta prevalenza femminile, attraversata da corpi, sorellanze, paesaggi, miti, archivi e spazi virtuali. Non un calcolo di quote, ma il segnale che il cinema sta trovando nuovi occhi con cui osservare il presente.
I premi della 41esima Settimana della Critica
I sette lungometraggi in concorso competono per il Gran Premio IWONDERFULL, il Premio del Pubblico e il Premio Luciano Sovena, destinato al miglior produttore indipendente. Sono previsti inoltre il Premio Mario Serandrei – Hotel Saturnia per il miglior contributo tecnico e il Premio Circolo del Cinema di Verona per il film più innovativo.
I film della SIC, come le altre opere prime di lungometraggio di finzione presentate nelle sezioni competitive della Mostra, concorrono inoltre al Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. Il riconoscimento ha un valore complessivo di 100mila dollari, suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.
Fondata nel 1984 da Lino Micciché, la Settimana Internazionale della Critica ha accompagnato gli esordi di autori come Olivier Assayas, Pedro Costa, Harmony Korine, Pablo Trapero, Carlo Mazzacurati, Sergio Rubini, Antonio Capuano e Roberta Torre.
La missione resta la stessa: cercare oggi le immagini che gli altri riconosceranno domani. Senza sapere in anticipo quale film diventerà un classico, quale autore cambierà il cinema e quale esperimento si rivelerà una magnifica catastrofe.
In fondo, ogni vera scoperta comincia così: con qualcuno che ha avuto il coraggio di ordinare qualcosa che non era ancora scritto nel menu.