La Lezione, recensione del thriller psicologico con Matilda De Angelis e Stefano Accorsi

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

In prima TV lunedì 20 luglio alle 21:15 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW, il thriller psicologico di Stefano Mordini tratto dal romanzo di Marco Franzoso scava nella manipolazione, nello stalking e nella fragilità della percezione. Matilda De Angelis interpreta un’avvocata che difende un professore accusato di violenza sessuale mentre il passato torna a perseguitarla. Tra la bora di Trieste e sospetti che incrinano la realtà, un viaggio elegante e disturbante nel territorio dell’ossessione

 

Cosa succede quando la realtà smette di essere affidabile? Quando il sospetto entra nella tua vita come un vento freddo e non sai più distinguere ciò che è vero da ciò che immagini?

La risposta arriva stasera, lunedì 20 luglio, alle 21:15 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW, dove debutta in prima TV La Lezione di Stefano Mordini, thriller psicologico con Matilda De Angelis e Stefano Accorsi tratto dall’omonimo romanzo di Marco Franzoso, pubblicato da Mondadori.

Un film che non urla quasi mai. E proprio per questo inquieta. 

Un predatore e un buco nero

«Se il predatore è più veloce di te non serve scappare. Devi buttarti nel primo buco nero possibile e sperare che cada dentro anche lui».

La frase stampata sulla quarta di copertina del romanzo di Franzoso non è soltanto una metafora narrativa. È una dichiarazione di guerra psicologica, un avvertimento e insieme un manuale di sopravvivenza emotiva.

Nel suo adattamento cinematografico, scritto con Luca Infascelli e prodotto da Roberto Sessa per Picomedia e Vision Distribution, in collaborazione con Sky, Mordini trasforma quelle parole in atmosfera. In tensione. In un cinema fatto di crepe, sospetti e silenzi.

Presentato alla Festa del Cinema di Roma e arrivato nelle sale lo scorso marzo, il film mette al centro una figura apparentemente forte — un’avvocata brillante — per raccontare quanto fragile possa diventare la percezione della realtà quando qualcuno decide di manipolarla.

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Trieste, città di vento e inquietudini

Nel romanzo la storia era ambientata tra le colline romagnole. Mordini decide invece di spostarla a Trieste, città di confine e vertigine mitteleuropea: il luogo in cui Italo Svevo faceva fumare a Zeno Cosini un’interminabile serie di ultime sigarette e Umberto Saba trasformava le strade in autobiografia.

Una scelta tutt’altro che decorativa.

Il vento della bora diventa quasi un personaggio invisibile. Disturba i suoni, muove gli oggetti, scompiglia i pensieri. È il rumore costante dell’inquietudine.

Il regista costruisce il film intorno alla differenza tra vedere e guardare: due gesti apparentemente identici, ma profondamente diversi. Perché guardare significa soffermarsi, controllare, spiare.

E infatti La Lezione è soprattutto un film sulla sorveglianza. Chi guarda chi? Chi osserva e chi, invece, è osservato?

La protagonista Elisabetta, interpretata da Matilda De Angelis, è una giovane avvocata. Difende con successo Angelo Walder, un professore universitario accusato di violenza sessuale.

Quando l’uomo torna a chiederle aiuto per denunciare l’università che lo ha reintegrato relegandolo a un ruolo marginale, qualcosa comincia però a incrinarsi. Nel frattempo, un’altra minaccia si riaffaccia nella sua vita: il sospetto che l’ex compagno, già condannato per stalking, sia tornato a perseguitarla.

Da quel momento il film si trasforma in una lenta discesa nella paranoia.

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Il thriller della percezione

Mordini non costruisce La Lezione sulla suspense tradizionale. Non cerca il colpo di scena gridato né la paura improvvisa. La tensione nasce altrove. Nasce nel dubbio.

Con una pazienza quasi geometrica, il film introduce lo spettatore in un labirinto di sospetti. Elisabetta viene osservata da lontano, spiata, fotografata, filmata. Chi guarda si ritrova contemporaneamente in due posizioni opposte: quella dell’osservatore e quella della persona osservata.

È un dispositivo narrativo semplice ma disturbante, erede di quella finestra sul cortile dalla quale James Stewart scrutava i vicini per conto di Alfred Hitchcock.

Grigi, verdi spenti e tonalità ocra costruiscono un mondo visivo che sembra sempre sul punto di scolorire. In mezzo a questa tavolozza smorzata emerge la sciarpa bordeaux della protagonista: un segnale cromatico, quasi una ferita visiva, che attira lo sguardo e sembra trattenere qualcosa di non detto.

La parresia: dire la verità anche quando ferisce

Angelo Walder, il personaggio interpretato da Stefano Accorsi, è la figura più ambigua del film. Un docente universitario che tiene una lezione su un concetto filosofico destinato a diventare una delle chiavi del racconto: la parresia.

Michel Foucault la definiva il coraggio della verità. La possibilità di dire ciò che si pensa anche quando comporta un rischio, provoca la collera dell’interlocutore o espone chi parla alla violenza.

Nel film Walder spiega che la parresia implica anche la possibilità di ferire l’altro con la verità. Ma se la verità può ferire, chi decide quale sia la verità?

Accorsi costruisce il personaggio attraverso una goffaggine studiata: le giacche alla coreana indossate con la cravatta — infrazione immediatamente perseguibile dalla fashion police —, i guanti senza dita a causa di una dermatite, gli occhiali, gli appunti dispersi dalla bora e un cappello trilby calcato sulla testa.

Una figura apparentemente maldestra, eppure capace di improvvise sentenze come: «L’ovvio è l’anticamera della morte».

È proprio questa miscela di impaccio e sicurezza, fragilità e controllo, a renderlo inquietante. Walder sembra sempre sul punto di chiedere scusa per la propria presenza, mentre occupa lentamente tutto lo spazio disponibile.

Matilda De Angelis e il volto dell’inquietudine

Il cuore del film è però Matilda De Angelis.

La sua Elisabetta è un personaggio costruito sulle crepe. Non è una vittima classica: è indipendente, brillante, professionalmente preparata. Eppure guadagna meno dei colleghi uomini e, anche per questo, affitta la propria casa, trasformando lo spazio più intimo in una fonte di reddito e inevitabilmente in un luogo meno protetto.

Per sostenersi è costretta ad affittare la propria casa, trasformando così lo spazio più intimo in una fonte di reddito e, inevitabilmente, in un luogo meno protetto.

È un dettaglio tutt’altro che secondario. Prima ancora che qualcuno cominci a manipolare la sua percezione, Elisabetta vive già dentro una contraddizione: possiede una casa, ma non può permettersi di abitarla pienamente; ha costruito una carriera, ma il suo lavoro continua a essere valutato meno di quello degli uomini che lavorano accanto a lei.

La sua apparente autonomia contiene dunque una fragilità economica che il film non proclama, ma lascia filtrare. E qualcosa dentro di lei vacilla.

In una delle scene più intense, seduta in un bar davanti all’amico poliziotto Cristiano, confessa: «Sono giorni che mi sento osservata. Mi sembra sempre che mi manchi un pezzo».

È una frase che riassume perfettamente il film: la sensazione che la realtà abbia perso un frammento, che qualcosa non torni, che il mondo continui a presentarsi con una parte mancante.

De Angelis restituisce questa inquietudine con grande precisione. Il volto sembra sempre sul punto di cambiare espressione; lo sguardo cerca conferme negli altri e non le trova.

Fuori dalle aule di tribunale, l’eloquio si spezza, diventa nevrile, frammentario, quasi accorato. Perché l’ossessione non segue alcuna legge se non la propria.

Il resto del cast nel labirinto della verità

Accanto ai due protagonisti, La Lezione costruisce il proprio equilibrio attraverso tre personaggi decisivi nella progressiva destabilizzazione della realtà.

Eugenio Franceschini interpreta Cristiano, il poliziotto amico di Elisabetta. Una presenza apparentemente rassicurante, quasi un punto fermo nella vita della protagonista. Franceschini lavora sulla misura e sulla discrezione, dando forma a un uomo che osserva più di quanto parli.

Marlon Joubert è invece Daniele, l’ex compagno violento di Elisabetta. La sua presenza aleggia sul film come un’ombra persistente: non sempre visibile, ma continuamente percepita. Il personaggio incarna la relazione tossica e il possesso che cerca di travestirsi da amore.

Lidia Liberman interpreta infine Giulia Ripamonti, la donna che ha accusato Walder di violenza sessuale. La sua testimonianza è il punto dal quale tutto prende forma e, contemporaneamente, il nodo morale che continua a interrogare lo spettatore.

Liberman evita ogni eccesso melodrammatico, mantenendo il personaggio in quella zona d’incertezza nella quale la verità non è mai completamente accessibile.

Se La Lezione fosse un cocktail

Se La Lezione fosse un cocktail, sarebbe un drink originale chiamato Parresia. Gin, liquore di Terrano, Pelinkovac e succo di limone: una ricetta nata sul confine tra limpidezza e oscurità, dolcezza e amarezza, verità e percezione.. Proprio come il film di Stefano Mordini.

Il gin è l’apparente trasparenza di Elisabetta: una vita ordinata, una professione costruita con rigore, una superficie che sembra non avere nulla da nascondere.

IIl liquore di Terrano porta nel bicchiere il rosso del Carso triestino: una ferita cromatica che riaffiora nella tavolozza spenta del film. Il Pelinkovac, amaro d’assenzio della tradizione adriatica e balcanica, rappresenta invece la componente più cupa del racconto: la manipolazione che si insinua sotto la superficie, altera la percezione e lascia una persistenza difficile da cancellare. Il limone è la verità, acida e tagliente, capace di risvegliare ma anche di ferire.

Per prepararlo si shakerano con ghiaccio 35 ml di gin, 20 ml di liquore di Terrano, 10 ml di Pelinkovac e 20 ml di succo di limone fresco. Si filtra in una coppa ghiacciata e si completa con una sottile scorza di limone.

Il primo sorso è elegante, il secondo disorienta, il terzo costringe a dubitare del primo. Si chiama Parresia perché promette il coraggio della verità. Ma, come insegna il film, dire la verità non significa necessariamente possederla.

Va bevuto guardando il bicchiere in controluce. Non per controllarne la trasparenza, ma per accertarsi che dall’altra parte non ci sia qualcuno che ci sta osservando.

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Dove vedere La Lezione in TV e streaming

La Lezione debutta in prima TV lunedì 20 luglio alle 21:15 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW.

Su Sky il film è disponibile anche on demand e in 4K. Per i clienti Sky da più di tre anni con il pacchetto Sky Cinema è inoltre disponibile in anteprima on demand dal 17 luglio grazie a Primissime di Sky Extra.

Un cinema che continua a lavorare dopo i titoli di coda

Alla fine resta addosso la sensazione di un film che scava lentamente, come una goccia che erode la pietra.

La verità non è più un punto fermo, ma una zona instabile: qualcosa che cambia a seconda di chi guarda, di chi viene guardato e di quanto ciascuno sia disposto a credere ai propri occhi.

La Lezione dimostra così che il cinema italiano di genere può ancora raccontare il presente senza rinunciare all’ambiguità. E forse la vera lezione riguarda proprio l’accettazione del rifiuto, in una società che sembra non contemplarlo più.

Mentre fuori, chissà, soffia la bora, resta una domanda: se il predatore cade nel buco nero insieme a te, chi dei due troverà per primo la strada per uscire?

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