“L'età giovane”, la trama del film

L’opera ultima dei fratelli Dardenne affronta un tema delicato, il rapporto tra l’Europa e l’integralismo islamico. E invita lo spettatore alla riflessione

Nelle sale italiane dal 31 ottobre, “L’età giovane” è il nuovo film di Jean-Pierre e Luc Dardenne, registi e sceneggiatori belgi che - negli anni - hanno ricevuto numerosi riconoscimenti. Palma d’oro al Festival di Cannes per “Rosetta” (1999) e per “L’Enfant - Una storia d’amore” (2005), nel 2011 hanno presentato il pluripremiato “Il ragazzo con la bicicletta”.

Celebri per realizzare film a basso budget, dalla narrazione cruda e gli attori spesso non professionisti, i fratelli Dardenne firmano oggi un film drammatico che - presentato al Festival di Cannes 2019 - parla di religione e di integralismo.

“L’età giovane”: la trama

Ahmed è un tredicenne musulmano che vive in Belgio e che, affascinato dall’integralismo, pianifica di uccidere la sua insegnante. Nonostante sia cresciuto in un contesto moderno, il ragazzino subisce infatti l’influenza dell’imam Youssouf, che parla del castigo che chi non rispetta le regole, come quella sua professoressa definita “apostata”, merita. Intuendo la debolezza e l’influenzabilità di Ahmed, gli inculca convinzioni religiose radicali fino a spingerlo verso la volontà di compiere un omicidio.

Così, Ahmed cambia. Nessuno riesce più a comunicare con lui né a capirlo: non ci riescono i suoi amici, non ci riesce sua madre, non ci riesce la sua insegnante. Si troverà, il ragazzino, di fronte ad una scelta: rimanere un adolescente puro e innocente, oppure compiere quell’assassinio in nome della religione, macchiando per sempre la sua vita?

Presentato al Festival di Cannes nel 2019, “L’età giovane” vede nei panni del protagonista l’esordiente Idir Ben Addi, scelto tra centinaia di ragazzi dopo lunghi provini.

“L’età giovane”: il delicato rapporto tra Europa e integralismo

Non affronta un tema facile, “L’età giovane”. Parla di fanatismo religioso, di quanto le debolezze di un giovane possano diventare preda di uomini senza scrupoli. Filmato in modo decisamente particolare - in semisoggettiva, e dunque con la macchina da presa alle spalle del personaggio -, segue le vicende di un tredicenne alle prese con la fede musulmana, con una vita fatta di preghiere e di abluzioni.

È plagiabile, Ahmed. Si sente diverso, stima i martiri, e giudica un’infedele la professoressa che vorrebbe insegnare il Corano ai bambini attraverso la canzone. Un’insegnante di lingua araba che - secondo la sua visione, totalmente offuscata dalle parole dell’imam - merita di morire. A vedere “L’età giovane”, si prova a tratti fastidio. Non si riesce ad essere indulgenti con quel ragazzino, non se ne comprendono le visioni. Sino ad arrivare al finale, sorprendente e spiazzante, in cui l’umanità torna a farsi sentire in un contesto d’odio e di violenza

Dalla sala si esce pieni di dubbi: quanto può essere vulnerabile, un adolescente? A 13 anni si può ancora essere giudicati dei bambini, privi della capacità di distinguere il bene dal male, oppure si è già adulti consapevoli delle proprie azioni?

Come sempre, Jean-Pierre e Luc Dardenne mettono lo spettatore davanti ad una realtà cruda, sfaccettata. Invitano a riflettere, sanno essere disturbanti. E scatenano la riflessione.