Il primo re, le sanguinose origini di Roma

Mercoledì 16 ottobre prima tv d’eccezione su Sky Cinema Due con Il primo re di Matteo Rovere, in cui Alessio Lapice e Alessandro Borghi interpretano Romolo e Remo, i fratelli protagonisti della leggenda sulla fondazione della capitale dell’Impero Romano.

La leggenda di Romolo e Remo, i due fratelli della mitologia latina allattati dalla lupa, è piuttosto povera di dettagli. Proprio per questo motivo, si presta particolarmente bene a essere arricchita e ampliata, fino a trasformarla in un vero e proprio racconto epico, come quello de Il primo re di Matteo Rovere, film in prima visione tv mercoledì 16 ottobre alle 21.15 su Sky Cinema Due.

La pellicola rivisita quindi le vicissitudini attraversate da Romolo e Remo (interpretati rispettivamente dai bravissimi Alessio Lapice e Alessandro Borghi), che portarono alla fondazione dell’antica Roma. I due attori, come anche il resto del cast, recitano in tutto il film in un protolatino ricreato con l’aiuto di studiosi, in modo da rendere in maniera ancora più realistiche le atmosfere dell’epoca.

Crudo e diretto nel mostrare la violenza cui per forza di cose erano sottoposti gli uomini dell’epoca, Il primo re racconta la sua storia senza indugiare troppo sull’intreccio, i dialoghi o le psicologie. Al contrario, affida all’azione e, spesso, al combattimento il compito di reggere l’impianto narrativo dell’opera.

Il risultato è uno spettacolare film epico, in cui gli attori protagonisti, così come anche i tanti bravissimi gregari al loro fianco, si immergono letteralmente nei loro ruoli e negli ambienti ostili messi in scena.

Tutto comincia quando i fratelli pastori sopravvivono a un’inondazione e vengono fatti prigionieri. Organizzata, assieme a una sorta di sporca dozzina (che però alla dozzina non ci arriva), una rocambolesca fuga, Romolo, che da subito emerge come leader naturale, e Remo si ritrovano a lottare con tutte le proprie forze per la sopravvivenza.

Potente e spettacolare, Il primo re ha tutte le carte in regola per qualificarsi come un vero e proprio kolossal, di quelli che da anni non si vedevano nell’ambito del cinema italiano.